PESCARA – Il coordinatore regionale di sinistra ecologia e libertà, Gianni Melilla, boccia il presidente Gianni Chiodi, e lo critica, in una lunga lettera, per le decisioni sulle chiusure di numerosi ospedali in Abruzzo.
“La decisione del Consiglio di Stato sul riordino della rete ospedaliera proposto dal presidente-commissario – pluriassessore Chiodi è un’ulteriore bocciatura di questa giunta regionale che a distanza di oltre 2 anni dal suo insediamento prosegue nella sua attività di demolizione della sanità pubblica.
Chiodi dovrebbe imparare dalle Regioni italiane che da anni hanno riconvertito la loro rete ospedaliera e in particolare i piccoli ospedali, che contemporaneamente, e a volte anche prima, bisogna costituire delle alternative assistenziali nel territorio in cui si va a “chiudere” un ospedale”.
Non è possibile solo smantellare occorre investire prima in strutture alternative ed efficaci . Inoltre la riconversione dei piccoli ospedali deve essere accompagnata dalla scelta di puntare sulla eccellenza dei grandi ospedali che non possono diventare l’alternativa ai ricoveri delle persone che non possono andare più nei piccoli ospedali riconvertiti.
Chiodi invece chiude gli ospedali pubblici e riversa sui grandi la domanda di ricoveri, determinando così anche il collasso dei grandi ospedali con i ricoverati nei corridoi, sulle barelle come sta succedendo incivilmente in questi giorni negli ospedali di Chieti e Pescara”.
Quali sono le strutture alternative ai ricoveri ospedalieri che Chiodi ha creato in questi due anni nel territorio? E perché a fronte della chiusura degli ospedali pubblici, ne ha riaperto uno privato e ha continuato ad affidare al privato l’enorme e strategico settore della riabilitazione? E qual’ è il tasso di ricoveri ospedalieri e il suo livello di appropriatezza?I grandi nodi degli sprechi, dei doppioni, dei privilegi, delle consulenze, della esternalizzazione dei servizi, del precariato come sono stati affrontati?.
Nella area metropolitana di Chieti – Pescara insistono ben dieci ospedali e case di cura che in molti casi fanno le stesse cose , provocando sprechi e danneggiando la qualità del servizio sanitario che invece richiede specializzazioni, centri di eccellenza, missioni specifiche e coordinate per la sanità pubblica e privata. Ciò migliora il servizio sanitario e nello stesso tempo attira pazienti da altre regioni e quindi produce nuove risorse aggiuntive con la mobilità sanitaria attiva a favore dell’Abruzzo.
A Chiodi vorrei chiedere: quali sono i conti dell’Abruzzo per la mobilità sanitaria? È vero che abbiamo perso posizioni e molti abruzzesi vanno a curarsi al nord per alcune patologie gravi e particolarmente costose? E cosa facciamo per favorire l’impegno dei tanti medici ospedalieri che hanno creato e stanno creando in Abruzzo centri di eccellenza in tanti campi e che vanno sostenuti con investimenti iniziali che poi si traducono in risorse aggiuntive?
Non dobbiamo mai dimenticare che nella sanità abruzzese persiste un grande giacimento di alta professionalità scientifica che non va umiliato perché potrebbe emigrare in altre regioni e paesi, considerando che anche il mondo sanitario è un villaggio globale.
L’impressione è che il commissario Chiodi si sia concentrato solo sui tagli e abbia mandato alla deriva la grande piattaforma della sanità abruzzese che , non dimentichiamolo, è il più grande bacino occupazionale, tecnologico, sociale della Regione.
Da sola la sanità rappresenta l’88 per cento dell’intero bilancio regionale. Chiodi se lo tiene ben stretto amministrando ad personam il suo potere. È ora che si dimetta e ridia un senso alle funzioni di indirizzo, controllo e programmazione del Consiglio Regionale in materia sanitaria secondo quando stabilisce la massima legge regionale che è lo statuto.
É ora che si coinvolgano bene gli enti locali senza i quali non si va da nessuna parte per operazioni di riorganizzazione della rete ospedaliera che colpiscono inevitabilmente e giustamente piccoli e grandi privilegi.
La sanità è una cosa troppo seria per essere trattata nei ritagli di tempo ricavati dalle altrettanto attività impegnative di presidente della Giunta, pluriassessore e commissario per la ricostruzione dell’Aquila.
Ci sono tante altre energie professionali che si possono impegnare evitando di fare la figura di un modesto ‘sultanetto’ di provincia che non vuole mollare niente di quello che gli passa sotto il naso”.




