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SANITA’: CHIODI, REGIONE NON PUO FAR FRONTE A INDEBITAMENTO

(REGFLASH) L’Aquila, 13 nov. – “Questo sistema sanitario regionale così com’è non può più andare avanti e le casse e il sistema finanziario della Regione Abruzzo non possono più far fronte ad indebitamenti provenienti da questo stesso sistema”. Lo ha detto il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ai medici dell’Anaoo-Assomed illustrando la filosofia del processo di riforma del sistema sanitario regionale alla luce del deficit finora accumulato. “A fronte di 4 miliardi di euro di debiti – ha detto Chiodi – abbiamo il dovere di costruire un nuovo sistema sanitario regionale equilibrato e corretto. Per questo con il Governo abbiamo avviato una procedura negoziata che si basa su tre punti: la ristrutturazione della rete ospedaliera con strutture in grado di offrire prestazioni sanitarie di grande qualità; la possibilità di avviare una politica di investimenti a fronte del sacrificio che questa regione si appresta ad affrontare; la questione del commissario straordinario per la gestione del Piano di rientro con la nostra richiesta di far coincidere tale figura con quella del presidente della Regione.
E dal Governo, devo dire, abbiamo ottenuto finora risposte convincenti. Soprattutto su fronte degli investimenti di edilizia sanitaria sui quali è stata riconosciuta alla Regione Abruzzo, anche alla luce del terremoto, priorità nell’attingere ai fondi ex articolo 20. In sostanza, i soldi verranno dati prima all’Abruzzo e poi alle altre regioni”. Su fronte della riforma del Servizio sanitario regionale, l’assessore alla sanità, Lanfranco Venturoni, ha parlato di “percorso obbligato per correggere un sistema che non garantisce pareggi e equilibri di bilancio”. “Non verranno chiusi ospedali – ha aggiunto -, ma alcuni di questi saranno interessati a processi di riconversione che voglio siano condivisi con tutte le forze locali”. Rivolto poi ai medici, Venturoni ha detto che “in questo momento storico per la sanità abruzzese i medici non possono rimanere fuori dal processo di riforma”, per questo, ha concluso, “è necessario un atto di responsabilità di tutti”.