L’AQUILA – “Silvio Paolucci fa il suo lavoro di oppositore di minoranza, ed è giusto che faccia da pungolo e da sprone, ma non si deve preoccupare, l’Abruzzo è molto più avanti rispetto alle altre regioni italiane, nell’avere portato a termine il Pnrr, per quasi tutte le case della comunità previste, e non resteranno certo contenitori vuoti: con l’assessore alla Salute Nicoletta Verì sappiamo già cosa fare, tutte le strutture avranno come previsto il loro contenuto qualificante, ovvero medici, infermieri e apparecchiature adeguate “.
Intervistato da questa testata, il senatore aquilano di Fratelli d’Italia Gudo Liris, capogruppo alla commissione Bilancio e medico di professione, così replica al capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale Silvio Paolucci, che ha messo in discussione l’effettiva entrata in esercizio, dal 30 giugno, delle 41 Case della comunità, strutture socio-sanitarie di prossimità introdotte in Italia con la Missione 6 del Pnrr per riformare la sanità territoriale, decongestionando i pronto soccorso e migliorando la gestione dei pazienti cronici e fragili. Affermando che sono stati inaugurati “gusci vuoti”, pur di rispettare le scadenze, visto che ora serve personale e macchinari adeguati.
In particolare Liris sottolinea l’importanza dell’accordo nazionale con i medici di medicina generale, o medici di famiglia, che avranno un ruolo centrale nelle nuove strutture, con l’obbligo di svolgere fino a 6 ore settimanali dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 20, presso le sedi indicate dall’Azienda. L’accordo lascia comunque spazio a una diversa articolazione delle ore. Per i medici chiamati a svolgere le ore nelle Case della Comunità viene previsto un compenso omnicomprensivo pari a 38,72 euro per ciascuna ora di attività.
“Con la regia dei medici di medicina generale, sono assolutamente fiducioso che in tempi stretti le case della comunità assolveranno al meglio la loro funzione di front office rispetto alle patologie della comunità. Non avremo più il pronto il soccorso ingolfato, inflazionato e vissuto in maniera inappropriata. Dobbiamo essere tutti orgogliosi dell’aver compiuto in passo decisivo verso un nuovo modo di fare sanità, sul territorio, dove alcune patologie, prese negli stati più precoci, possono essere affrontate fuori dal presidio ospedaliero”, conclude Liris.





