TERAMO – Chiunque arriva al santuario di San Gabriele (Teramo) oggi coglie un’atmosfera insolita nell’aria. Appena si giunge nell’ampio parcheggio adiacente la chiesa ci si accorge che qualcosa è diverso dal solito, anche se sulle prime non si saprebbe dire cosa.
Si vedono le solite macchine parcheggiate sotto il sole cocente, un ambulante che vende panini, niente di più. Ma qualcosa c’è. Un rumore di fondo, intermittente, forse musica. Dopo poco si comprende che è il suono dei clacson delle macchine che arrivano al santuario, strombazzando felici. Arrivano, sono loro, i ragazzi della tendopoli.
Giungono soprattutto dal centro Italia e quest’anno saranno circa 700. Sono i ragazzi di Padre Francesco Cordeschi, che 30 anni fa ha ideato il movimento dei “Tendopolisti”, che ora conta più di cinquanta “gruppi-tend” sparsi in ogni parte d’Italia.
La giornata di oggi è di “ambientamento”: da domani l’evento entrerà nel vivo, con la discussione delle prime relazioni, aspettando la guest star Paolo Brosio, che a Medjugorje ha ritrovato la fede.
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TRENT’ANNI DI COMUNITA
Il primo nucleo nacque a due passi da qui, a Isola del Gran Sasso (Teramo). Da allora, ogni anno a fine agosto i tendopolisti di tutta Italia si riuniscono a San Gabriele, per una convivenza che unisce sotto il segno della “precarietà della tenda”.
Sono coloro che da 30 anni “camminano con i piedi sulla terra e lo sguardo verso il cielo”, com’è scritto su una mongolfiera gigante (nella foto), adagiata all’ingresso della tendopoli.
“Questo – afferma Padre Francesco – è un anno speciale Dopo trent’anni di tendopoli ci troviamo a vivere una situazione bellissima e particolare. Ci sono persone che sono alla loro trentesima esperienza, ormai padri e madri di famiglia giunti fin qui con i loro figli, i nuovi giovani tendopolisti”.
Saranno anche passati trent’anni, ma Padre Francesco non ha perso la sua grinta: cappellino, t-shirt e maglietta, si aggira indaffarato tra i banchi della mensa, dando ordini qua e là ai suoi ragazzi.
“Padre Francesco è un portento” affermano all’unisono Virginia e Sonia, giovanissime tendopoliste della parrocchia di San Silvestro Papa di Cesinali, in provincia di Avellino.
“È un frate atipico – racconta Virginia – talmente sanguigno che a volte, nell’enfasi dell’omelia, gli scappa anche qualche espressione colorita”.
Virginia è alla sua ottava esperienza in tendopoli. “Quello che mi spinge qui ogni anno – afferma – è l’aria positiva che si respira. Qui si è in comunione con gli altri, tutti partecipi di qualcosa di bello”.
Ha lo sguardo sereno Virginia, e pare più saggia di una qualsiasi ventenne tutta social network e piercing. “Non mi spaventa – afferma – la scomodità della tenda. Lo spirito della tendopoli è proprio questo: la precarietà della tenda come metafora della precarietà della vita”.
Sonia, che all’inizio si era mostrata timida, spiega come funziona la vita nella tendopoli: “Ci dividiamo in gruppi misti – racconta – con ragazzi di differenti parrocchie, in modo da conoscerci tutti. Ogni giorno ogni gruppo ha un compito: c’è chi si occupa di lavare i piatti, chi serve a tavola, chi pulisce i bagni”.
Una comunità organizzata alla perfezione, in cui ognuno ha le sue responsabilità. “Poi – aggiunge Sonia – c’è la parte spirituale. Ogni giorno ci sono conferenze a tema che il capogruppo decide in accordo con il religioso del gruppo”.
I ragazzi intanto iniziano a montare le tende, che saranno il loro rifugio da oggi fino a sabato. Quelli sprovvisti di tenda e le famiglie alloggeranno invece nei “dormitori”, specie di garage in cui sono stati allestiti tanti letti a castello.
Tra coloro che alloggeranno nel dormitorio ci sono Mirella Nappa, suo marito Antonio Mastroberardino e la loro figlioletta Maria, di soli cinque anni.
“Da quando è nata, Maria ha partecipato a tutte le tendopoli”, afferma Mirella, avellinese, alla sua ventunesima esperienza a San Gabriele.
Lei e Antonio sono una delle tante coppie di tendopolisti che hanno messo su famiglia. “Io e mio marito – spiega – ci siamo conosciuti in parrocchia, abbiamo condiviso questa esperienza sia da ragazzi che ora da genitori. La tendopoli ti segna per sempre, qui non segui falsi idoli, ma qualcuno che vale la pena di essere seguito”.
C’è anche chi, anche grazie alla tendopoli, la sua vita l’ha stravolta del tutto. Lui è Lorenzo Mazzoccante, trentacinquenne di Chieti, da cinque anni frate dell’ordine dei passionisti. “Ho sentito la vocazione nel 1995 – afferma – anche grazie a questa esperienza”. Oggi fa parte della comunità della Madonna della Stella di Spoleto, da cui giungerà la fiaccola della speranza proprio questa sera.
Durante queste cinque giornate verranno celebrate molte funzioni, animate dal coro della tendopoli. Anche questo è un coro religioso atipico, che non ci si aspetta. Cantano e ballano, gesticolano e mimano le canzoni, battono le mani a ritmo e sorridono.
A dirigere questi 40 elementi tra coristi, violini, chitarre e bassi ci sono le due “anime”del coro, Lavinia Mazzocchetti, 25 anni, di Pescara, e Stefania Bisconti, 33, di Roma.
“Nel nostro coro – afferma Stefania, tendopolista da undici anni – il canto è quasi marginale. Diamo molta importanza ai gesti, alle espressioni, al movimento del corpo, perché il nostro scopo è coinvolgere tutti durante le funzioni”.
Come in ogni comunità che si rispetti, non poteva mancare anche qui il “personaggio”, quello un po’ strano, che fa simpatia a tutti.
Lui è Luigi Aspra, invalido civile e veterano della Tendopoli. “Sono 25 anni che sono tendopolista – dice con orgoglio – Ogni giorno prendo l’autobus alle 7.15 da Tossicia (Teramo) e vengo a fare colazione qui per poi partecipare a tutte le attività del giorno”.
Poi interrompe il suo racconto per chiedere: “Ma divento famoso ora che mi mette sul giornale?”.






