L’AQUILA – “Tutti gli studi e le ricerche dimostrano che nel cratere sismico, dal post terremoto in poi sono aumentate in modo significativo patologie legate allo stress e da fattori ambientali patogeni”.
A confermarlo nell’intervista rilasciata ad Abruzzoweb, il professore di patologia generale dell’Università dell’Aquila Mauro Bologna, uno dei relatori del convegno che si svolge proprio oggi al polo universitario di L’Aquila-Coppito, organizzato dall’Associazione medici per l’ambiente, dalla Società Italiana di psico-neuro-endocrino-immunologia (Sipnei), assieme al Dipartimento di Medicina clinica, dedicato agli effetti del clima fisico e del clima sociale sulla salute.
Un tema complesso e affascinante, che sottende un’idea più ampia e olistica del corpo e della malattia.
Per questa ragione, ribadisce più volte il professor Bologna, occorre che medici e terapeuti abbiamo un approccio più improntato alla complessità e alla multi-disciplinarietà, che tenga conto dell’ambiente come un potente fattore patogeno. E per ambiente, sottolinea Bologna, va intesa “l’aria, l’acqua, il cibo, e tutto quello che sta intorno all’individuo, e dunque anche la città, la casa, la famiglia, il luogo di lavoro”.
“Ogni essere umano è un unicum tra mente e corpo – spiega Bologna – negli studi scientifici si è invece avuta una separazione: la psicologia studia la mente senza corpo, e la medicina il corpo senza la mente. Eppure queste due parti fondamentali interagiscono continuamente. È principalmente il sistema endocrino che coordina l’azione di miliardi di cellule di un singolo organismo. Se un agente chimico ambientale risulta capace di turbare gli equilibri endocrini, gli esseri viventi esposti possono subire conseguenze importanti, che consistono in alterazioni delle funzioni riproduttive, metaboliche, neuro-comportamentali, e immunitarie”.
In un territorio seppure in ricostruzione, dove si moltiplicano i cantieri, dove c’è chi con oltremodo eccessiva enfasi già inneggia al “miracolo L’Aquila”, non va dimenticato che decine di migliaia di persone vivono ancora, a oltre sette anni da sisma, in una situazione di precarietà abitativa, lavorativa ed esistenziale.
Gli operatori socio-sanitari parlano non a caso di aumenti oltre la media di casi depressione acuta e di diffusione di patologie mentali, altri studi di aumenti delle patologie gastrointestinali del 25 per cento, soprattutto tra le donne.
Su un totale di 6.000 soggetti residenti nel cratere, monitorati dall’Unità Operativa complessa di dermatologia, dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, è risultato che 4.080 hanno avuto patologie della pelle nel post terremoto, una percentuale altissima.
“Anche i fattori stressogeni – spiega ancora Bologna – e quindi gli elementi della vita di relazione, o la precarietà lavorativa ed economica, hanno un’influenza sul corpo potentissima, in particolare sul sistema immunitario. Un lutto è ad esempio immuno-depressivo: tutte le persone che partecipano ad un funerale in modo molto sentito, coinvolgente, il rischio bronchiti nei giorni successivi”.






