CHIETI – L’Abruzzo si prepara alla campagna olearia 2026 e alla raccolta delle olive che entrerà presto nel vivo con un atteso aumento della produzione del 30% rispetto al 2025. Per quanto riguarda i prezzi, dopo il boom del 2024, quando l’olio extravergine si vendeva a 15 euro al litro, quest’anno, secondo la Coldiretti, il prezzo di vendita non supererà i 12 euro al litro.

Con oltre 8 milioni di piante di olivo su 42mila ettari coltivati ad olio, tre dop e circa 15mila aziende specializzate in olivicoltura, l’Abruzzo è la settima regione d’Italia per produzione di olio.

Qui, in media, si producono tra le 6mila e le 9mila tonnellate olio d’oliva l’anno, secondo Coldiretti. Dal Chietino arriva più della metà di tutto l’olio abruzzese: a Pescara gli ettari coltivati sono 10.690, 5.780 a Teramo e 2.077 in provincia dell’Aquila. In Abruzzo sono attivi 293 frantoi, si contano 8 milioni di alberi di ulivo, pari al 3,7% del totale nazionale. La regione che produce più olio in Italia è la Puglia (31,5%) seguita da Calabria (17,3%), Sicilia (13,6%), Lazio (7,5%), Toscana ( 7,3%) e Campania (6,4%).

Ma per i produttori e gli oleifici, il problema principale resta quello dei costi elevati di produzione, in una congiuntura economica internazionale che vede ancora il costo dei carburanti e dell’elettricità troppo elevato.

“Sul nostro territorio, nell’aprutino-pescarese – ha detto al Centro Giuseppe Scorrano, presidente della Coldiretti Pescara e titolare dell’azienda olearia Scorrano – a livello di quantità l’annata promette bene. Come previsioni di massima si stima un 30% in più di produzione di olio. Il problema è che le olive, quest’anno, a causa delle piogge scarse, non hanno raggiunto un livello sufficiente di crescita e di maturazione”.

L’emergenza siccità ha colpito, in particolare, le zone dell’Abruzzo costiero: “Gli uliveti hanno sofferto la siccità – spiega Scorrano – e questo pesa anche sul livello qualitativo delle produzioni, che resta incerto. Se le prossime settimane saranno piovose, la qualità della raccolta andrà a migliorare”.

In alcune aree del chietino e del pescarese la raccolta delle olive partirà a inizio ottobre, ma il grosso avverrà a metà del prossimo mese: “Considerando la siccità in atto preferiamo attendere un pochino per migliorare la lavorazione e il gusto dell’olio – evidenzia Scorrano – questo sul piano qualitativo. C’è, poi, il discorso economico da affrontare: dopo l’annata magra dello scorso anno, con una produzione a macchia di leopardo, in Abruzzo come nelle altre regioni siamo di fronte a una ripresa della produzione. Questo porta, di contro, all’abbassamento dei prezzi a cui si contrappone l’aumento dei costi di produzione. Un combinato disposto che va a svantaggio dei produttori con il prezzo di vendita dell’olio sotto i 12 euro al litro contro i 15 euro di due anni fa, ma costi di produzione di gran lunga più elevati”.