PESCARA – La valanga che il 18 gennaio scorso ha travolto l’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), uccidendo 29 persone, sarebbe stata causata dal distacco di uno strato di neve di quasi 3 metri, accumulatosi sopra un altro strato di neve particolarmente compatto, generato dalle precipitazioni dei giorni precedenti.
È quanto emerge dalle valutazioni di alcuni esperti che hanno partecipato ai primi sopralluoghi e alle operazioni di soccorso nei giorni successivi alla tragedia.
Il primo strato di neve, in sostanza, avrebbe creato una sorta di piano di scorrimento, un fattore che, sommato alla qualità della neve accumulatasi il 18 gennaio, molto pesante e bagnata, avrebbe creato le condizioni per il verificarsi dell’evento.
Un altro elemento di rilievo, che avrebbe contribuito al distacco della valanga, è rappresentato dall’acclività del pendio, particolarmente ripido.
“In ogni caso – tengono a precisare gli esperti – sono tutti fattori predisponenti, che cioè si limitano ad accrescere le probabilità che l’evento si realizzi”.
POTENTE SPOSTAMENTO D’ARIA HA SRADICATO ALBERI
Una serie di elementi, tra i quali il rinvenimento di tronchi sradicati e infilati di testa negli accumuli di neve, confermerebbe la particolare potenza dello spostamento d’aria generato dalla valanga che ha travolto l’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) il 18 gennaio scorso, uccidendo 29 persone, riferiscono gli esperti, che stanno preparando memorie che non si esclude possano essere acquisite dall’inchiesta.
Lo spostamento d’aria, generato dalla massa di neve in sospensione aerea, avrebbe viaggiato a una potenza superiore, forse perfino doppia, rispetto ai 100 chilometri orari dei quali si era inizialmente parlato, e l’impatto potrebbe avere contribuito in modo determinante anche allo spostamento della struttura alberghiera.
DAL 118 31 TELEFONATE A VUOTO A PARETE
La centrale operativa del 118 di Pescara, lo scorso 18 gennaio, quando la slavina aveva già travolto l’hotel Rigopiano, ha tentato per 31 volte, invano, di contattare il numero telefonico di Giampiero Parete, il quale, dopo essere riuscito ad evitare la valanga, lanciò l’allarme ai soccorsi.
Dopo la prima chiamata di Parete al 118, oltre ai tentativi dalla centrale, diverse chiamate, tutte a vuoto, sono state effettuate dal Centro coordinamento soccorsi della Prefettura, ma il telefono del superstite non era raggiungibile.
Come da prassi, infatti, la centrale operativa del 118, che registra tutti i numeri delle chiamate in entrata, ha tentato di ricontattare l’utenza da cui era partito l’allarme, ma non c’è stato modo di parlare con Parete.
Anche nella prima chiamata del superstite, d’altronde, il segnale era disturbato e le comunicazioni erano state molto difficili.
Altri tentativi di ricontattare Parete sono stati fatti dal Centro coordinamento soccorsi della Prefettura, anche con telefoni personali.
Gli operatori presenti in Prefettura, alle prese con la maxi emergenza del maltempo, in quegli istanti interi paesi del Pescarese erano isolati e si stava cercando di soccorrere due persone con intossicazione da monossido di carbonio impossibili da raggiungere, hanno gestito le comunicazioni usando anche i propri cellulari per le verifiche.
Come avvenuto nel caso della telefonata tra l’amministratore dell’hotel e un funzionario di Prefettura, registrata con un app per smartphone e pubblicata oggi da Repubblica.it.






