L’AQUILA – L’associazione di presidenti di consorzi e procuratori speciali “Centri Storici Aquilani”, esprime in una nota la propria viva preoccupazione per l’attuale fase di “stagnazione” della ricostruzione, con particolare riferimento al recupero dei centri storici.

“I fondi della convenzione ABI /Cassa Depositi e Prestiti sono andati totalmente esauriti con la così detta ricostruzione ‘leggera’ e con la ricostruzione ‘pesante’ di parte delle periferie, mentre la ricostruzione dei centri storici, che proprio adesso era in procinto di partire, diviene incerta a causa dell’assoluta carenza di risorse finanziarie disponibili e di una serie di ‘intoppi’ burocratici che creano rabbia e sconcerto.”

“La ricostruzione post sisma è una macchina che, una volta messa in moto, non può e non deve fermarsi, in quanto genera legittime aspettative non solo da parte delle popolazioni terremotate ma anche da parte di un sistema economico di rilievo nazionale che solo con la ricostruzione può sperare di risollevare le proprie sorti, in un momento di crisi generale quale quello attuale; parliamo di imprese di costruzioni, delle società fornitrici e produttrici dei materiali necessari, di professionisti, banche, assicurazioni e di migliaia di soggetti dipendenti da tali realtà.”

“Bloccare il ‘sistema ricostruzione’, far venire meno i necessari flussi finanziari da destinare alla ricostruzione dei centri storici” prosegue l’Associazione Centri Storici Aquilani “significherebbe amplificare quella perdita di identità dei nostri luoghi già in essere e, soprattutto, generare nuove drammatiche realtà di crisi, di disoccupazione e di allontanamento dai territori, sia a livello locale che a livello nazionale, di dimensioni maggiori di quello che si potrebbe prevedere; ci sentiamo pertanto in dovere di sollecitare le Autorità competenti ad adottare i provvedimenti necessari ad evitare questa situazione di immobilismo.”

“La nostra associazione deve inoltre lamentare una evidente carenza di prospettive ed idee da parte delle amministrazioni locali interessate alla ricostruzione; al di là dei catastrofismi emersi da recenti studi di eminenti economisti, nulla si sta facendo o pensando in termini di riconquista e riqualificazione dei centri urbani e di sviluppo economico dei territori terremotati.”

“In questo scenario a tinte fosche non è sufficiente puntare solo sull’Università, come da qualcuno è stato proposto, ma è necessario potenziare tutte le risorse disponibili; L’Aquila, facendo corpo con i comuni più prossimi, deve puntare a diventare il polo amministrativo e culturale regionale, deve potenziare i collegamenti stradali e ferroviari verso i centri di maggiore importanza, in particolare Roma, e gli aereoporti strategici, deve sviluppare il turismo, la politica industriale e le proprie eccellenze quali il Laboratorio di Fisica Nucleare, i prodotti tipici, la montagna, deve attrarre nuovi abitanti puntando sulla riqualificazione urbana, tecnologica (smart city) e su una migliore qualità della vita.”

Tra le priorità per velocizzare e rendere più razionale il processo di ricostruzione, ci sono la certezza delle risorse finanziarie, il mantenimento dell’attuale iter di approvazione delle pratiche, la semplificazione delle procedure di approvazione dei progetti, trasparenza sullo stato di avanzamento delle procedure, nonchè la definizione del problema delle seconde case ed esatta individuazione dei limiti del contributo.