L’AQUILA – Fondi ‘tampone’ per arrivare a 1 miliardo per i nuovi progetti di ricostruzione post-sisma nel 2014, l’impegno di palazzo Chigi in prima persona sulla vicenda aquilana invece che di un ministro, e la battaglia campale del governo di Enrico Letta durante il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea per abbattere il muro del rapporto al 3% tra deficit e Pil, passo indispensabile per poter indebitare lo Stato per ricostruire.
Queste le tre richieste che la delegazione del Partito democratico abruzzese ha presentato oggi nel vertice presso la sede romana del partito, in via Sant’Andrea delle Fratte, al numero 2 di Matteo Renzi, il componente della segreteria nazionale e delegato agli enti locali, Stefano Bonaccini.
Quest’ultimo, tra l’altro, costituirà un “ponte” con la senatrice democrat aquilana Stefania Pezzopane, per far avere una situazione più aggiornata e puntuale del ‘cratere’ ai vertici del partito.
Possibile, secondo quanto viene riportato, la prima ipotesi, da valutare e costruire la fattibilità della seconda, più lontano invece il “sogno” di rompere il patto di stabilità: “È una grande questione per tutte le calamità naturali europee, non è solo un favore per L’Aquila”, fa notare, a rimarcare le difficoltà di centrare il risultato, Giovanni Lolli, ‘capitano senza fascia’ della delegazione di oggi.
Il vertice è durato oltre due ore e mezzo ed è stato approfondito e serrato. Confermata la squadra degli abruzzesi, oltre allo stesso Lolli il segretario regionale, Silvio Paolucci, quello provinciale, Mario Mazzetti, e quello comunale, Stefano Albano; il sottosegretario abruzzese di palazzo Chigi, Giovanni Legnini e la senatrice Pezzopane.
Il primo messaggio che è arrivato dalla segreteria nazionale è stato un “pieno sostegno e solidarietà” nei confronti del sindaco dimissionario del capoluogo, Massimo Cialente. È stato svelato che molti esponenti dei vertici lo hanno chiamato in questi giorni ed è stato confermato l’appoggio alla battaglia del centrosinistra e del Pd aquilano, che venerdì in un incontro pubblico ci “metterà la faccia” per sottoporsi agli umori della città.
“È stato confermato che Renzi verrà all’Aquila – spiega Lolli – ma non in questa fase in cui è giusto che ce la vediamo da soli: dobbiamo stare in campo, vogliamo sapere se i cittadini aquilani ci riconoscono come amministratori onesti e capaci”.
La richiesta è che nel primo provvedimento utile del governo venga inserita una nuova tranche di finanziamenti per il 2014 per arrivare al fabbisogno totale richiesto da 1 miliardo per i nuovi progetti.
Su questo è stato risposto che sì, ci si lavorerà. Da valutare le possibili coperture finanziarie delle somme da indirizzare in Abruzzo.
Nel ‘cratere’ è guerra aperta contro Carlo Trigilia, denominato “ministro sciacallo” dalla Pezzopane, ma la questione è stata posta in termini politici e non personali, nonostante la dichiarazione di guerra del titolare della Coesione territoriale, “il governo non è un bancomat”, l’ultima staffilata.
In questa situazione di così grave indebolimento dell’immagine della città dopo lo scandalo tangenti per gli appalti che ha travolto l’amministrazione, essere seguiti da un ministero marginale come quello per la Coesione non può funzionare.
Un conto erano i tempi di Fabrizio Barca, personaggio sul quale i giudizi sono discordanti ma al quale, comunque, tutti riconoscono di aver vissuto le zone terremotate, mentre Trigilia in 9 mesi è venuto due volte.
La ricostruzione dev’essere un tema di Letta, questa la richiesta. A lui ovviamente decidere come gestirla, probabilmente con un sottosegretario: con la bacchetta magica gli abruzzesi del Pd avrebbero indicato già oggi Legnini, ma non sono stati fatti nomi per non mettere pressione al presidente del Consiglio.
La risposta è stata che si tratta di una richiesta ragionevole ma Bonaccini non si è potuto sbilanciare oltre. Sarà necessario muoversi sottotraccia per approdare a un confronto su questo aspetto, anche perché l’incontro di domani con Letta e ‘mister X’, doveva esserci Cialente che ora è fuorigioco, è rimandato a data da destinarsi.
La più importante e la più difficile da affrontare delle questioni sollevate è proprio quella del 3%, la battaglia che Cialente aveva individuato sin dai tempi della missione italiana a Bruxelles.
A prendere la parola su questo aspetto è stato proprio Legnini, che ha spiegato come non sia possibile andare avanti sempre per tranche ma ci voglia un flusso certo nel tempo, ottenibile solo superando gli strettissimi vincoli di bilancio imposti dalla Ue.
Non possono essere i componenti abruzzesi o aquilani di questo o quel partito a chiedere una svolta così epocale, ci vuole una delegazione autorevolissima governo italiano che chieda perché ai semplici funzionari locali i burocrati di Bruxelles diranno semplicemente di no. “Può farlo più Letta che noi”, esemplifica Lolli.
“Una grande questione non solo aquilana ma di tutta l’Europa, e per questo va posta durante il semestre italiano di presidenza in maniera organica, non come una cortesia per noi”, ripete Lolli.
Il primo round nazionale è andato. Ora il centrosinistra al governo da 7 anni si prepara alla prova locale che ci sarà venerdì davanti all’Auditorium del Parco. Sarà lì che un’intera classe dirigente troverà almeno a livello popolare e ufficioso legittimazione oppure, come diceva Renzi una volta, rottamazione.



