L’AQUILA – “Analisi approssimativa” fatta con “spirito polemico inopportuno”.
Così il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, bolla quanto affermato a New York sulla ricostruzione dell’Aquila da Nichi Vendola, “collega” governatore della Puglia che, in serata, ha diffuso una controreplica affermando di aver constato “sdegno” per quanto accaduto nel capoluogo abruzese dopo il terremoto.
Vendola che, come diffuso da AbruzzoWeb, in una conferenza del 17 novembre presso la Casa italiana Zerilli-Marimò, nella Grande Mela, ha bocciato la governance attuale della ricostruzione, votando a favore della legge di iniziativa popolare dei comitati aquilani.
Ora arriva la replica di Chiodi, pacata ma altrettanto pungente. Questo il testo completo della lettera.
Caro Vendola,
Ho letto i tuoi giudizi sul difficile processo di ricostruzione che sta interessando la città dell’Aquila che hai esternato durante un incontro pubblico a New York.
Mi dispiace dirtelo, ma sono frutto di un’analisi approssimativa accompagnata da un inopportuno spirito polemico, che denota un’assoluta non conoscenza della materia.
La ricostruzione è un fatto nazionale che tocca direttamente il popolo aquilano e quindi esternazioni di questa natura, peraltro in un ambito estero nel quale la componente abruzzese ha vissuto direttamente o indirettamente le conseguenze drammatiche del terremoto, non aiutano la causa aquilana, l’unica alla quale riesco ad appassionarmi a prescindere dalle colorazioni politiche.
Ti dico fin da ora che all’Aquila il dibattito pubblico sulla ricostruzione è avviato da un pezzo; che ai cittadini, a più riprese, abbiamo chiesto idee, suggerimenti e iniziative per migliorare il processo della ricostruzione e che questo continuo confronto sta dando i suoi frutti.
Sul patrimonio artistico di una delle città più ricche del mondo abbiamo avviato progetti ben definiti di ricostruzione con l’erogazione di fondi.
E il confronto nazionale sui modelli di ricostruzione in campo artistico è avviato da tempo e solo una visione parziale e strumentalmente della politica non li vuole scorgere.
Questi meccanismi di ricostruzione, è bene ricordarlo, arrivano dopo una gestione dell’emergenza che è stata presa a esempio da tutto il mondo, a prescindere da quella che tu chiami “filantropia televisiva”.
I prefabbricati realizzati all’Aquila nel giro di quattro mesi dal terremoto del 6 aprile 2009 hanno dato un tetto sicuro e saldo a oltre 20 mila residenti.
E non sono i tetti di latta delle baracche che hanno “coperto” migliaia di senzatetto dei precedenti terremoti: sono strutture stabili, sicure e calde che permettono a una famiglia di vivere tranquillamente un momento difficile e delicato della propria esistenza e dell’intera società che li circonda.
Nessuno vuole dare il bollino della definitività a quelle costruzioni, ma tutti noi sappiamo benissimo quanto sia complessa la ricostruzione che attende L’Aquila e quelle case rispondono alle esigenze future, limitate nel tempo, di migliaia di famiglie.
Ecco perché nessuno ha detto che quelle case sono la nuova L’Aquila. L’Aquila che abbiamo in testa noi è quella che vogliono migliaia e migliaia di aquilani, e cioè una città che torni a vivere e pulsare intorno al proprio centro storico, straordinario concentrato di cultura e storia insieme, ma anche di commercio e vitalità.
Per questo abbiamo finanziato per 118 milioni di euro la ristrutturazione di tutti gli edifici pubblici più importanti del centro indicati dal Comune. E su questo si muoverà la nostra strategia, certi di trovare al nostro fianco tutti quegli aquilani che vogliono bene alla città.
La propaganda del “non funziona niente” la lasciamo ad altri. Come ad altri lasciamo analisi avventate e superficiali sui processi di ricostruzione che non fanno altro che alimentare un dibattito politico strumentale inutile.
Esse non sono altro che frutto di una visione parziale della realtà aquilana del terremoto e non aggiungono nulla a quel dibattito che vuole aiutare la città a rinascere. L’unica cosa che mi duole è che anche tu sia entrato in questo club esclusivo.
Gianni Chiodi
LA CONTROREPLICA DI VENDOLA A CHIODI
L’AQUILA – “Ti sei risentito per le mie dichiarazioni sul tema spinoso della ricostruzione post terremoto in Abruzzo. Mi racconti delle cose fatte o in cantiere. E la tua lettera mi conferma nel mio dolore e nel mio giudizio su quanto accaduto nella tua regione”.
È la replica del governatore della Puglia, Nichi Vendola, al collega dell’Abruzzo, Gianni Chiodi.
“Dolore – spiega in una nota – perché L’Aquila è uno dei cuori pulsanti e nobili del nostro Paese, è un crocevia della bellezza del mondo, e la sua tragedia meritava una seria elaborazione del lutto, un rendiconto sincero delle responsabilità che rendono così vulnerabile un intero tessuto urbano, e soprattutto meritava un’opera possente e rigorosa di pianificazione della ricostruzione”.
“Invece – aggiunge Vendola – sono andati in scena gli spot pubblicitari delle ‘new town’, quella filantropia esibita in diretta televisiva, una permanente manipolazione delle cronache abruzzesi, e il tutto nel quadro delle attività appaltatorie della cosiddetta ‘cricca’”.
“Tutti gli abruzzesi che ho incontrato in America – prosegue – mi hanno espresso sgomento e indignazione per ciò che è stato ‘svelato’ dal popolo delle carriole e da quel cartello che diceva ‘Io non ridevo’. Si è fatta propaganda sulla pelle degli abruzzesi, si sono costruiti cicli di malaffare speculando sulla vita e la morte di una città. Io penso così e non riesco a tacere. Capisco il tuo imbarazzo e ti prego di comprendere la mia sincerità..”.
“Io penso che la ricostruzione – conclude Vendola – sia un impegno davvero ciclopico, che chiama in causa un’intera classe dirigente, le comunità colpite e insieme l’intera cultura nazionale. La ricostruzione non può essere ridotta alla stregua di un sondaggio, ad una vaga evocazione progettuale, a suggestioni che galleggiano nel vuoto pneumatico di iniziative concrete.. Questo a me sembra superficiale e poco serio”.
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