L’AQUILA – Una inchiesta in dirittura d’arrivo della Procura della Repubblica e una indagine della Corte dei Conti a carico dell’Asl dell’Aquila per un finanziamento da  8 milioni considerato uno spreco, con uno stop al cantiere che ha avuto un costo dal luglio 2024 di 650mila euro.

Diventa sempre più un caso la revoca in danno dell’appalto imprese esecutrici, I Platani e Todima, per la realizzazione della nuova Rsa di Montereale, in provincia dell’Aquila, danneggiata dal sisma del 2017.

Un contenzioso a tutto campo esploso ai tempi della precedente gestione dell’ex dg Ferdinando Romano e caduta addosso all’attuale manager Paolo Costanzi che oltre a dover contrastare le due inchieste si trova a dovere fare i conti con rilevanti perdite mensili, chissà per quanti anni visto che il cantiere resterà bloccato chissà per quanto tempo ancora. Una tegola se consideriamo l’indebitamento della Asl provinciale dell’Aquila.

Infatti  lo  stop al cantiere, tra i costi legati all’affitto dei locali utilizzati in sostituzione della struttura e i mancati ricavi derivanti dall’impossibilità di utilizzare otto posti letto, ha comportato, come riporta il Centro, una perdita di 650mila euro dal primo luglio 2024 al 30 agosto 2026: circa 25mila euro al mese.

Il primo aspetto riguarda l’affitto dei locali dell’Onpi dove sono stati trasferiti i pazienti: 5mila euro al mese per 26 mensilità, per un totale di 130mila euro. Il secondo prende in considerazione i mancati ricavi relativi a otto posti letto, calcolati su un periodo di 790 giorni, con una tariffa giornaliera di 82,58 euro per ciascun posto. Il risultato è di 521.905,60 euro. Sommando le due voci si arriva a quasi 652mila euro.

Il cantiere si è fermato a giugno 2024 con la revoca dell’appalto. La Asl, all’epoca guidata dal manager Ferdinando Romano ha  disposto la risoluzione del contratto con le imprese I Platani e Todima, contestando inadempienze nell’esecuzione. Ma le aziende di Luigi Palmerini e Marino Serpetti hanno avviato un contenzioso civile con l’azienda sanitaria con la richiesta delle riserve per quanto realizzato e non pagato prima della revoca dell’appalto, per un totale di 2.996.427 euro. La patata bollente è così passata al nuovo dg Paolo Costanzi, ex direttore del Consiglio regionale, arrivato a guidare la Asl  a settembre del 2025.

Le due aziende, come riportato pochi giorni fa da Abruzzoweb, si erano aggiudicate l’appalto per circa 3,3 milioni di euro, poi lievitati, a seguito di una variante, a circa 4 milioni, con lavori avviati nel 2020.

Poi il prevedibile esplodere del contenzioso, con un esposto presentato in Procura da Palmerini e Serpetti, che respingono con forza le responsabilità per i ritardi e le omissioni. L’accusa mossa dalle imprese è di aver subito pressioni per indurle al versamento di somme ingenti e non dovute in favore dell’Asl, in modo da consentire a quest’ultima di appostarle nel bilancio di fine 2024, riducendo così le perdite.

Come riferito da questa testata a seguito del verbale di collaudo e accertamento tecnico-contabile sui lavori eseguiti, a firma del collaudatore Alessandro Giusti, figura terza,  l’Azienda sanitaria provinciale dell’Aquila ha “ordinato” il pagamento di riserve relative ai lavori già effettuati o da rivalutare, per 710.774 euro, a fronte di una richiesta delle imprese pari a 2.996.427 euro.

Le due indagini della magistratura ordinaria e contabile poggiano su una comunicazione indirizzata al responsabile unico del procedimento della Asl, Mauro Tursini, e sottoscritta dall’ingegnere Marcello D’Onofrio, all’epoca direttore dei lavori per la quale la struttura avrebbe potuto essere completata in pochi mesi entro il 2o24.

Nel frattempo dalla nuova stazione appaltante, ovvero l’Ufficio speciale per la ricostruzione sisma 2016, al posto della Asl, a fine 2025 era arrivato, per l’appunto, un nuovo finanziamento da 8 milioni di euro, stanziati dal commissario straordinario Guido Castelli, per terminare finalmente l’opera.

“Ad oggi i lavori sembrano aver preso la giusta piega”, scriveva il direttore dei lavori, precisando che “con l’attuale forza lavoro (15 maestranze) potranno presuntivamente essere portati a compimento entro tre mesi da oggi e dunque restituire la struttura alla collettività, perfettamente funzionante e collaudata, entro l’anno corrente”. Il punto nodale di tutta la vicenda è questo.

Per quanto riguarda l’inchiesta penale, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, a gennaio aveva firmato la proroga di sei mesi per la conclusione delle indagini. Sotto inchiesta ci sono Mauro Tursini, 67 anni, di Ocre, dirigente Asl, capo dipartimento tecnico e responsabile unico del procedimento, Marcello D’Onofrio, 64 anni, di Montereale, progettista e direttore dei lavori e Remigio Benedetto Tecchia, 76 anni, di Cassino, tecnico a supporto del Rup. Sono tutti indagati per concorso in concussione, accusa tutta da dimostrare.

Il progetto esecutivo dei lavori di ricostruzione era stato redatto dal raggruppamento temporaneo di professionisti composto dall’ingegnere Marcello D’Onofrio e dai geometri Valerio Ponzi e Amelio Sebastiani Croce, con esclusione della progettazione strutturale, affidata all’ingegnere Andrea Cinuzzi.

A dicembre 2020 era stato conferito l’incarico all’ingegnere Marcello D’Onofrio per la redazione di una proposta di variante, resasi necessaria a seguito dell’impossibilità di procedere alla demolizione dei tramezzi mantenendo la funzionalità degli impianti. La variante prevedeva una maggiorazione delle lavorazioni pari a 903.895 euro, ovvero il 38,11% dell’importo del contratto iniziale.