L’AQUILA – “E alla fine arriva la politica. Intempestiva e inutile come quasi sempre e piena di ‘buone prassi’ che non hanno alcun collegamento con la realtà. Ieri la Commissione Antimafia, con le parole della presidente Rosy Bindi, il cui curriculum nella lotta alla criminalità organizzata lascia qualche perplessità, ha sentenziato soluzioni degne del miglior pressapochismo”.

La contestazione viene dal segretario generale di Apindustria, Massimiliano Mari Fiamma.

“‘Subito le regole della ricostruzione pubblica in quella privata’ – in sostanza è ciò che è stato detto ieri – osserva Mari Fiamma – annullamento del voto parlamentare per il quale abbiamo fatto barricate e lotte che ha sancito il valore di ‘indennizzo’ per le somme riservate al rispristino degli immobili privati. È dal giorno dopo il sisma che la longa manus della peggiore politica prova a giocare questo scherzetto agli aquilani e non perde occasione per riprovarci, anche utilizzando arresti, denunce e minacce che, fino ad oggi, non hanno ancora mai provato una reale infiltrazione mafiosa se non nell’utilizzo di manodopera che, con i sistemi del pubblico, si sarebbe comunque verificata”.

“Del resto – spiega il segretario di Apindustria – le regole dei bandi pubblici, per intenderci quelle che consentono ribassi fino al 46% (generando a volte cifre che non potrebbero garantire nemmeno il totale del monte salari), non mi pare abbiano funzionato in opere quali Expo e Mose mentre, in più di un caso, hanno garantito che nel sistema truffaldino, oltra alle mafie, sia sguazzata una parte di politica intenta a racimolare fondi per autopromuoversi. Di contro si tornerà a una discussione che speravamo accantonata quando, nel maggio 2009, con una insolita rapidità decisionale, si era stabilito che l’area cratere dovesse essere divisa in 42 comparti, affidati per bando a grandi ditte (molte delle quali oggi risultano citate solo nei registri depositati nei tribunali di origine), che avrebbero poi ‘generosamente’ redistribuito sul territorio dei subappalti”.

“Vedere una città, con molti dei suoi rappresentanti istituzionali, prona ed accondiscendente alle parole della ‘esperta in ricostruzione’ Rosy Bindi, mai vista prima in cinque anni e tre mesi, che hanno solamente un fine sovversivo di quanto, a stento e con grossa fatica, si è messo in piedi finora – attacca Mari Fiamma – desta molta preoccupazione soprattutto perché il sovvertimento delle regole di base quando la macchina è in piena corsa non può che creare abusi, ritardi ed anomalie che, queste sì, renderebbero facili le infiltrazioni malavitose”.

“Chiediamo alle autorità che non ci si abbandoni alla faciloneria di azioni mediatiche e di interventi normativi sull’onda emozionale di fatti di cronaca e che si affronti, una volta per tutte – conclude il segretario generale di Apindustria – una vicenda così drammatica e complessa con la forza, la determinazione e l’umiltà (di ascoltare) che contraddistingue la vera politica”.

LA BINDI REPLICA: “IL PRESSAPOCHISTA E’ MARI FIAMMA”

“Nelle ipotesi di lavoro che ho prospettato, dopo le audizioni che la Commissione Antimafia ha fatto a L’Aquila non c’è nessun pressapochismo. Quello al massimo contraddistingue chi si ferma a leggere solo la sintesi delle mie parole nel titolo di un giornale, e non legge l’articolo, così come fa il segretario di Apindustria de L’Aquila, Massimiliano Mari Fiamma”.

Lo dichiara la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, in risposta alle osservazioni del segretario di Apindustria.

“Ieri ho ribadito, e ne sono veramente convinta, che il diritto imprescindibile di vedere ricostruite le proprie case non deve far dimenticare che in ballo ci sono comunque soldi pubblici – scrive – Per questo come commissione Antimafia riteniamo che sia necessario avere una seria banca dati di tutte le ditte impegnate nei lavori, sia pubblici che privati, norme più stringenti sui subappalti ed il divieto di trasferire gli incarichi”.

“Le altre cose paventate da Api Industria non sono mai state neppure ipotizzate, come si può verificare anche ricercando la riproduzione video della conferenza stampa conclusiva – prosegue la Bindi – Attuando le nostre proposte si renderebbe tutto più trasparente, si potrebbero controllare i vari cantieri, senza aspettare due anni di indagini per scoprire che alcuni sono controllati direttamente dalla camorra,  si creerebbe un clima di maggiore concorrenza, tutto a beneficio dei cittadini e della rinascita dell’Aquila”.

“Per finire, a proposito di pressapochismo, io sono stata ai funerali delle vittime 5 anni e tre mesi fa, da allora ho partecipato ad incontri all’Aquila ogni anno e sono stata in città anche recentemente prima della visita della commissione Antimafia. Chi oggi usa tanta veemenza avrebbe dovuto usare gli stessi toni mentre il centro della città veniva abbandonato a se stesso, per fare operazioni che hanno aperto la strada alla corruzione ed alle mafie”, conclude.