L’AQUILA – Ascoltando il consiglio del vice commissario per la messa in sicurezza, Luciano Marchetti (nella foto a destra), la Curia decelera sulla riapertura delle chiese danneggiate dal sisma e messe in sicurezza con i puntellamenti.

È quanto ha lasciato capire l’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari (nella foto a sinistra), a margine di un incontro con la stampa all’interno della chiesa di Santa Giusta per illustrarne i lavori di ristrutturazione.

I PUNTELLAMENTI A SANTA GIUSTA

Lavori che nella prima fase, che prevede il completamento delle operazioni di puntellamento, il recupero di una cappella, la selezione e la rimozione di alcune macerie, sono costati 200 mila euro, come spiegato dallo stesso Marchetti, e che hanno consentito di far emergere alcuni affreschi inediti. Per la ricostruzione, invece, saranno richiesti 4 milioni alla struttura commissariale.

Molinari ha anche parlato di questi e altri soldi per la ricostruzione, ricordando che nei terremoti precedenti i contadini versavano fondi per rifare le chiese, mentre ora “ci aspettiamo tutto dallo Stato”: una battuta, ha specificato, ma neanche poi tanto.

LA CURIA RALLENTA SULLA RIAPERTURA DELLE CHIESE PUNTELLATE

Dal punto di vista tecnico, il commissario Marchetti ha dato il primo no, anche se con eccezioni, com’è stato per Collemaggio e le Anime Sante e potrebbe essere per il Duomo.

“Se cominciamo però a riaprire tutte le chiese in queste condizioni – ha detto mostrando la chiesa di Santa Giusta disastrata e puntellata – e per molte possiamo farlo, poi si perde anche la volontà di finire di restaurare. Io sono favorevole agli interventi definitivi, ma è una scelta che non faccio io. Completerò l’intervento di sicurezza, a quel punto sarà sicuramente riapribile, la Curia dovrà decidere se valga la pena, se è opportuno o no”.

Un proposito che sembrerebbe stridere con le riaperture parziali fatte nei mesi scorsi e annunciate per i prossimi. “Alcune chiese – ha ammesso Marchetti – le abbiamo riaperte: le Anime Sante, il Duomo è pronto per quando la Curia vorrà, Santa Maria Paganica speriamo alla fine di novembre di poter dare degli spazi per una messa ‘da campo’ e una manifestazione culturale”.

“Certe cose si fanno – ha aggiunto – ma non vorrei che mettiamo in sicurezza questi edifici, si riaprono e poi nessuno li utilizza come chiese, ma vengono usati per fare un po’ di scena, per i turisti. Questi turisti necrofori non mi piacciono molto”.

Un atteggiamento condiviso dall’arcivescovo Molinari, che ha premesso di non voler ridurre tutto a una semplice risposta “riapertura sì, riapertura no”, ma di ambire a una “visione complessiva”.

“Ci stiamo muovendo – ha spiegato il vescovo – con il master plan che abbiamo presentato a novembre, ne stiamo presentando un altro, stiamo coinvolgendo tanti esperti e architetti. Se si riapre il Duomo è agibile una parte, non è che si ricostruisce tutto”.

Rispondendo a una domanda dei cronisti, tra l’ipotesi di riaprire presto una chiesa messa in sicurezza e riaprirne più tardi una però ricostruita, il vescovo comunque ha detto di preferire “la seconda”, proprio come Marchetti. “Penso che tutti – spiega Molinari – lo preferiscano. Riaprire una chiesa così, vederla così, serve a poco”. (alb.or.)

MOLINARI: NON DOBBIAMO ASPETTARCI TUTTO DALLO STATO

L’AQUILA – “I fondi per la ricostruzione dei beni culturali sono importanti, ma non è giusto aspettarsi tutto dallo Stato”.

Lo ha detto l’arcivescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari, a margine della presentazione degli interventi di restauro della chiesa di Santa Giusta, all’Aquila.

“Visitando gli archivi della chiesa di San Silvestro – ha dichiarato l’arcivescovo – troviamo delle vecchie carte che raccontano quello che spontaneamente i contadini delle frazioni di Collebrincioni e Aragno donavano per la ricostruzione di questa chiesa, dopo i terremoti precedenti”.

“Oggi invece – ha concluso, ironicamente ma non troppo – ci aspettiamo tutto dallo Stato, la fede cristiana è diminuita”.

SANTA GIUSTA, SPUNTANO AFFRESCHI INEDITI

L’AQUILA – Dai lavori di restauro a seguito del terremoto del 6 aprile 2009 emergono particolari inediti della chiesa capoquarto di Santa Giusta, nel centro storico dell’Aquila, la cui realizzazione originaria, si stima del 1257, è antecedente a quella della cattedrale.

È quanto è emerso dalla presentazione della prima fase dei lavori, condotta con la supervisione del vice commissario per la messa in sicurezza dei Beni culturali, Luciano Marchetti.

“Parte della facciata del transetto di questa chiesa è completamente crollata – ha spiegato l’architetto della Soprintendenza, Corrado Marsili – e quindi, ancor prima di partire con i puntellamenti abbiamo dovuto fare un’analisi del materiale caduto. Abbiamo dunque trovato qualcosa riconducibile a un rosone risalente alla facciata originaria”.

Sono stati trovati anche affreschi inediti. “Con il terremoto – ha spiegato la storica dell’arte Biancamaria Colasacco – ci siamo trovati a eseguire saggi di descialbo e, andando a rimuovere le pelli di intonaco moderno, sono venuti fuori affreschi antichi, anche su due strati, visibili in controfacciata”.

“In questa parte – ha proseguito – prima del sisma c’era un crocifisso monumentale ed è proprio sotto il crocifisso che abbiamo ritrovato materiale riconducibile a presenze storiche accertate, ma con trattamenti pittorici che danno un contributo importante all’aspetto storiografico”.

“Naturalmente – ha concluso – ci sono stati danni importanti, e al momento sono andati persi gli affreschi cappella della Vergine”.