L’AQUILA – Il bilancio regionale del 2013 è solo in parte corretto e fondato, e manca ancora il completo riaccertamento dei crediti e dei debiti iscritti a bilancio. Ma la cosa grave è che sono stati utilizzati 61,8 milioni di euro di fondi vincolati per una lunga lista di altri capitoli di spesa. Ed è per questo che la Corte dei Conti ha già inviato la documentazione alla Corte costituzionale, per far impugnare questo impegno di spesa illegittimo.
Questa la parte saliente della sentenza della sezione regionale di controllo per l’Abruzzo della magistratura contabile, letta oggi dal presidente del Collegio, Maria Giovanna Giordano, al termine della pubblica udienza sulla parificazione del rendiconto generale della Regione Abruzzo per l’esercizio finanziario 2013, celebrata nella sede dell’ ex convento di San Domenico all’Aquila.
Il vicepresidente della giunta regionale Giovanni Lolli ha sottolineato a caldo che “si è trattato di un incontro proficuo nel quale sono emersi rilievi pesanti riferiti alle annualità 2012 e 2013 e ai ritardi accumulati in quel periodo”.
Evidenziando che “i bilanci firmati da noi nel 2015 e nel 2016, sono in equilibrio e abbiamo accantonato 80 milioni, 61 dei quali sono utilizzabili per colmare eventuali disavanzi provenienti dal passato”.
L’assessore al bilancio Silvio Paolucci ha a sua volta sottolineato che “la svolta vera è il fatto di aver eseguito il riaccertamento dei residui 2013, che non veniva perfezionato dal 2004, un passaggio importante per completare nel migliore dei modi il riaccertamento 2014”
La sentenza che, in parte, ha accolto la dura requisitoria del procuratore regionale Maurizio Stanco, che è arrivato a chiedere l’impugnazione di buona parte della legge di bilancio del 2013, approvata dalla passata Giunta di centrodestra di Gianni Chiodi.
Una richiesta dovuta al fatto che “il mancato riaccertamento al 31 dicembre 2013 non è stato condotto in modo rigoroso poiché, per un consistente numero di crediti, non c’è certezza sulla loro sussistenza”.
Eppure “si è deciso ugualmente per il loro mantenimento in attesa di approfondimenti”.
Una decisione, presa dalla successiva Giunta di centrosinistra di Luciano D’Alfonso, impegnata a rifare i conti dei vecchi bilanci, “che tradisce la logica e la funzione del riaccertamento, perché l’assenza di informazioni sulla sussistenza del titolo giuridico legittimante il residuo attivo avrebbe dovuto necessariamente condurre alla sua eliminazione”.
Il collegio giudicante è stato un po’ più clemente, concedendo altro tempo per questo riaccertamento.
Ma la bocciatura della tabella delle economie vincolate, contenute nell’allegato 3 della legge di bilancio del 2013, rischia di avere importanti ripercussioni.
In teoria, i beneficiari potrebbero essere chiamati a restituire i soldi ricevuti, e comunque si aprirebbe un buco di bilancio nei conti della regione di 61,8 milioni di euro.
Nell’elenco figurano 1 milione di euro per l’Istituto Braga di Teramo, oltre 500 mila euro per manifestazioni e iniziative musicali, quasi 7 milioni per politiche socio-assistenziali, 8 milioni per il settore trasporti, 900 mila euro per il Parco regionale Sirente Velino, 11 milioni per la metanizzazione, un lungo numero di voci relative al settore agricolo, 3,5 milioni per fogne e depuratori.
Tutte voci di spesa e che a distanza di anni potrebbero essere dichiarate illegittime e senza più copertura.
Paolucci ha comunque assicurato che “entro quest’anno contiamo di riallineare tutti i bilanci pregressi. Abbiamo inoltre ‘sterilizzato’ i 174 milioni di anticipazione di liquidità contratta nella scorsa legislatura e assimilati dal nuovo quadro normativo a mutuo. In sostanza stiamo procedendo gradualmente e soprattutto con sostenibilità a dare risposte positive e concrete ai tanti rilievi mossi dalla Corte dei Conti, cui rivolgo il ringraziamento per il continuo confronto avuto in questi mesi”.
E sopratutto che “per il 2016 abbiamo iscritto un disavanzo presunto di 430 milioni, accantonando per la prima volta complessivamente 80 milioni, chiudendo dunque in equilibrio già nella previsione il 2016”.
Ma il riaccertamento potrebbe riservare brutte sorprese.
Nella sua requisitoria, il procuratore Stanco ha ribadito che il bilancio 2013 non è in equilibrio, perché il saldo positivo presunto di 1,05 miliardi di euro è stato destinato a copertura di determinate spese.
E ha ricordato che la Corte costituzionale ha già dichiarato “l’illegittmità dell’utilizzo quale copertura di spesa per l’anno 2013 dell’avanzo meramente presunto del 2012, in quanto tale posta, mancando l’approvazione del rendiconto è giuridicamente inesistente”.
E l’avanzo presunto di oltre un miliardo, è in proporzione assai elevato in relazione all’intera entrata del bilancio 2013 di poco più di 6 miliardi di euro.
L’assenza di dati certi sui risultati finanziari dell’anno 2013, ha poi evidenziato Stanco, “ha pregiudicato l’attendibilità dei bilanci degli anni successivi”.
E l’artificio contabile per le sue dimensioni potrebbe occultare “una situazione di possibile squilibrio strutturale, sulla situazione economica e finanziaria e patrimoniale della Regione”.
Tranchant infine il passaggio in cui Stanco ricorda che il ‘taroccare’ i bilanci con residui attivi inesistenti, è anche “riprovevole e profondamente ingiusto”, perché consente “una distruzione e un consumo di risorse il cui onere è di fatto differito nel tempo, facendo ricadere sulle gestioni future il fardello del debito improduttivo di cui non avrà nessun beneficio”.




