L’AQUILA – Quanti e quali sono i collaboratori politici dei gruppi in Consiglio regionale nelle commissioni e nell’ufficio di presidenza? Quali i loro curriculum? Ci sono stati turnover e sostituzioni dall’inizio della decima legislatura?

Domande a cui il cittadino comune non è in grado di dare una risposta, perché nella sezione Amministrazione trasparente del sito Internet del Consiglio regionale, pensata e allestita a portata di clic proprio a tal fine, viene riportato solo l’elenco dei 25 collaboratori politici assunti direttamente dal Consiglio, con un contratto a tempo e determinato categoria C o D, che valgono rispettivamente un compenso netto da 1.200 euro e 1.400 euro al mese.

Questi sono solo, però, una parte dei collaboratori politici all’Emiciclo: la maggior parte di essi è infatti assunta con contratti interinali “somministrati” dalle agenzie e guadagna da 800 a 1.300 euro al mese, o anche meno se part-time.

Assunti come i colleghi contrattualizzati dal Consiglio, “a chiamata”, in quanto tra eletto e collaboratore la legge consente che ci sia un rapporto di fiducia e vicinanza politica.

Sono, però, tutti retribuiti con soldi pubblici, ovvero grazie al budget ridotto a seguito delle norme sulla spending review, pari a 43.200 euro l’anno per ciascun consigliere che compone il gruppo.

GLI AMBITI DI COMPETENZA

I collaboratori operano in tre settori chiave.

Il primo è quello degli staff di ciascuno dei gruppi politici. Più numerosi nei gruppi che hanno più disponibilità economica, che è parametrata, come detto, al numero dei consiglieri.

E così almeno una decina di mesi fa nel gruppo del Pd i collaboratori erano 12, nel Movimento 5 stelle e in Forza Italia erano 9, in Regione Facile e Abruzzo Civico 4, in tutti gli altri gruppi non più di 2.

Ci sono, poi, i collaboratori politici che operano nelle commissioni consiliari, e che assistono i presidenti di commissione, anche loro assunti a chiamata dai gruppi che esprimono la presidenza.

Ci sono, infine, quelli che assistono i componenti dell’Ufficio di presidenza, composto in questa legislatura da Giuseppe Di Pangrazio (Pd), presidente del Consiglio regionale, Lucrezio Paolini (Idv), vice presidente vicario, Paolo Gatti (Fi), vice presidente, Giorgio D’Ignazio (Nuovo centro destra) e Alessio Monaco (Regione facile), consiglieri segretari.

In questo ultimo caso i compensi dei collaboratori non vengono detratti dai 43.200 euro a consigliere, ma sono pagati con un impegno di spesa aggiuntivo dall’Emiciclo.

Inutile cercare in rete l’elenco completo dei collaboratori, ovvero anche degli interinali.

Per quanto riguarda la sezione Amministrazione trasparente del sito istituzionale, del resto, l’obbligo è riferito solo a quelli assunti direttamente del Consiglio. E sono correttamente tutti riportati.

Nulla vieterebbe, però, di inserire l’elenco completo nelle pagine dedicate ai gruppi, a cura degli stessi.

Neanche nei siti web di partito, laddove esistono, se ne trova traccia, a eccezione di quello dei Cinque stelle che, però, non pubblica i curriculum di ciascun collaboratore.

C’è chi ritiene che questo deficit di informazione andrebbe al più presto colmato.

Il collaboratore politico, o “portaborse”, nel frequentato gergo giornalistico, svolge infatti un ruolo chiave per la qualità della pubblica amministrazione.

Non si limita a tenere l’agenda del consigliere, a fissare gli appuntamenti, a prenotare un albergo o un ristorante in caso di missioni: svolge un ruolo attivo e delicato, scrive di suo pugno le bozze dei progetti di legge, delle interrogazioni, delle interpellanze e degli emendamenti, effettua ricerche tematiche, studia i provvedimenti vigenti e quelli proposti da altri gruppi consiliari, tiene rapporti e relazioni con il territorio e gli eletti.

Più il collaboratore è bravo e preparato, più fa bella figura e ottiene risultati il consigliere che lo ha assunto seppure a discrezione e senza concorso.