L’AQUILA – In Regione Abruzzo monta la rabbia dei lavoratori precari, che chiedono pari diritti, vanno per le vie legali e temono che il loro posto sarà preso dopo il benservito dai dipendenti in arrivo dalle Province.

Ad aprire una voragine anche contabile potrebbe essere poi l’esito della vertenza di una ventina di ex dipendenti a tempo del settore informatico, che hanno vinto il primo e secondo grado davanti al giudice del Lavoro, e sono ora in attesa della sentenza di appello.

Chiedono un risarcimento in media di 70 mila euro ciascuno, sostenendo che il contratto del pubblico impiego prevede che, per mansioni continuative e ordinarie, la Regione debba avvalersi di addetti assunti a tempo indeterminato.

Una sentenza a loro favore è destinata a fare giurisprudenza: altri precari percorreranno la stessa strada e il conto per la Regione potrebbe essere molto salato.

“Svolgiamo mansioni vitali nella Regione Abruzzo – spiega ad AbruzzoWeb un dipendente che chiede di restare anonimo – Senza di noi si fermerebbe la macchina, ma non abbiamo le stesse garanzie dei nostri vicini di scrivania, che hanno un contratto a tempo indeterminato, e ogni anno dobbiamo accendere il cero in occasione della manovra di stabilità del governo che accorda alle Regioni la possibilità di prorogare il nostro rapporto di lavoro”.

Assunti in buona parte dopo aver sostenuto un concorso per titoli ed esami, anche da 13 anni, con contratti che si rinnovano ogni anno, i precari ora temono di essere scalzati dal personale in arrivo dalle amministrazioni provinciali, svuotate dalla riforma Delrio.

“Molti contratti – è sempre il dipendente anonimo che parla – scadono a fine anno, e ci sarebbe l’intenzione da parte del presidente, Luciano D’Alfonso, dimenticando le promesse elettorali, di far morire quei contratti per fare posto ai 160 dipendenti provinciali che la Regione dovrà assorbire. E così gente che qui lavora, proroga dopo proroga, da un decennio dovrà semplicemente alzarsi per far posto a nuovi arrivati che impiegheranno molto tempo per acquisire le specifiche competenze”.

“Il punto – spiega un collega – è anche che viviamo sotto ricatto, ci chiedono straordinari non retribuiti, siamo costretti ad assumerci responsabilità e carichi di lavoro non previsti dal contratto. I dirigenti non ci tutelano e dobbiamo far buon viso a cattivo gioco perché altrimenti la riconferma potrebbe saltare”.

I precari sono presenti in molti dipartimenti, ma non esiste una mappatura completa e aggiornata. Nel dipartimento Opere pubbliche ce ne sono comunque una quindicina che si occupano delle valutazioni di impatto ambientale, dei piani regolatori e di altri delicati strumenti di pianificazione.

Tre precari prestano servizio nell’Osservatorio opere pubbliche Altri 15 precari si occupano della bonifica dei siti inquinati nel servizio gestione rifiuti. Ben 45 sono nel Centro operativo della Protezione civile, e si occupano di rischio idrogeologico, rischio sismico ed emergenza incendi. Ci sono poi 5 addetti a tempo negli uffici dell’ex autorità di bacino, recentemente abolita e internalizzata nell’ente regionale e si occupano di dissesto idrogeologico e rischio esondazione.

Nel Servizio gestione rifiuti 15 precari si occupano della bonifica dei siti inquinati. Altri 20 si occupano di politiche culturali e di rapporti internazionali.

C’è poi l’esercito dei 1.000 precari delle aziende sanitarie locali, graziati dallo sblocco della la proroga dei contratti  da parte del commissario e presidente D’Alfonso, dopo le denunce politiche e dei tecnici di rischio paralisi di reparti e addirittura di interi ospedali.

A imporre il mancato rinnovo dei contratto era stato un decreto del commissario dello scorso mese di febbraio che prevede il taglio del 50 per cento dei precari rispetto alla spesa del 2009.

Tre precari del dipartimento salute e welfare hanno ottenuto una proroga fino al 31 dicembre prossimo, per  far loro concludere le procedure per l’assegnazione delle licenze per l’apertura di 85 nuove farmacie in Abruzzo. Poi, a gennaio 2016, dovranno sperare in un altro miracolo.