L’AQUILA – Indennità di lusso e premi extra, ma tra i dipendenti del Consiglio regionale c’è chi si lamenta.

La pubblicazione sul sito Internet ufficiale degli stipendi del personale riferiti al 2012 riaccende polemiche e veleni dentro palazzo dell’Emiciclo, con alcuni che puntano l’indice contro situazioni di privilegio che non hanno pari in altri enti pubblici.

Un caso eclatante è quello della dirigente Silvana De Paolis che, nonostante sia in distacco sindacale in qualità di segretario nazionale del Direr, la federazione nazionale di settore, prende per intero tanto la retribuzione mensile quanto l’indennità di posizione e, addirittura, pure quella di risultato nonostante “timbri il cartellino” da tutt’altra parte.

In tutto 91.140 euro lordi che il Consiglio ha corrisposto senza poter usufruire della sua professionalità: tanto che da quanto si apprese, l’amministrazione si sarebbe mossa per recuperare la somma direttamente dalla Direr, sulla falsariga di quanto accade per gli eletti negli enti locali che si assentano dal lavoro per partecipare all’attività politica.

Ma i mal di pancia riguardano anche altre persone che godono di permessi sindacali e, per questo, vengono visti di traverso dai colleghi, costretti, invece, a stare al palo tutto il giorno.

Anche se, va sottolineato, si tratta di assenze retribuite e consentite per legge, quindi assolutamente regolari.

I “PAPERONI” DEL CONSIGLIO

Naturalmente, la parte del leone tra i “Paperoni” la fanno le figure apicali del Consiglio.

La più ricca, secondo la tabella disponibile sul portale del Consiglio regionale, è la dirigente Michela Leacche che, tra stipendio, indennità di posizione e retribuzione di risultato, porta a casa quasi 112 mila euro lordi, grazie anche all’interim del servizio Amministrativo di supporto alle autorità indipendenti, che gli frutta 19.674 euro.

A seguire il direttore degli Affari della presidenza, Giovanna Colangelo, con 108 mila euro e il pari grado dell’Attività amministrativa, Paolo Costanzi, con 103 mila e rotti.

Si attestano tutti tra gli 86 e i 91 mila gli altri “colletti bianchi” ai vertici dell’amministrazione: Francesca Di Muro, Giovanni Giardino, Tiziana Grassi, Vincenzo Mazzotta, Vicentina Terio, Guido D’Urbano (esterno) e Sergio Iovenitti.

La “Cenerentola” della situazione, invece, è Carlo Giovani con poco più di 10 mila euro perché la sua dirigenza si è stoppata al 16 febbraio 2012.

Per Giovanni Ruscitti, andato in pensione dal 1° agosto 2012, la somma delle varie indennità si ferma a 50.553 euro, con il suo posto a capo dell’ufficio Stampa che è stato preso dalla Colangelo che, per questo incarico a tempo, prende 4.551 euro in più.

Presto, però, dovrà fare posto al nuovo dirigente del settore, per cui sono in corso le procedure selettive.

“PACCHIA” ANCHE PER GLI ALTRI DIPENDENTI

La “pacchia”, comunque, non è solo appannaggio dei big: anche i dipendenti di categoria B, C e D non se la passano male, nonostante su di loro sia scesa la mannaia delle nuove norme sul pubblico impiego che impongono una selettiva valutazione e differenziazione dei premi.

Con il precedente sistema era riconosciuto un bonus praticamente uguale per tutti, che oscillava tra i 4.400 euro per i B, i 4.800 per i C e i 5.200 per i pochissimi funzionari D senza responsabilità d’ufficio. Dal 2012 la musica è cambiata: il minimo pagato è sceso a 1.825 euro e il massimo è salito fino a 5.345 euro per la categoria B, per i C si va da 1.879 a 5.964 euro e per i D da 2.182 a 5.030 euro.

Extra che sostanzialmente corrispondono da un minimo di un altro stipendio a un massimo di altri due-tre che si aggiungono ai 13 già garantiti dal contratto.

Niente male se confrontati a coloro, solo per fare degli esempi, che lavorano al Comune dell’Aquila: dove i bonus si attestano in media sui 4-500 euro l’anno, fino a dieci volte meno di un pari grado del Consiglio regionale.

Tutto legittimo, è bene ribadirlo, ma quello che fa specie è che tra un parte dei dipendenti dell’Emiciclo serpeggi il malumore per stipendi ritenuti “troppo bassi”, nonostante le contingenze economiche e il dramma di tanti lavoratori espulsi dal mercato del lavoro, magari anche in età avanzate, richiederebbe più sobrietà.

D’altra parte il Consiglio non è nuovo a veleni tra frange contrapposte del personale e a casi poco edificanti di “fannulloni” pizzicati a farsi gli affari propri durante l’orario di servizio.

Emblematiche in tal senso due vicende. La prima, quella sulla diffusione di una email privata indirizzata dal direttore Costanzi ad alcune persone di fiducia interne all’amministrazione in cui si accusava di scarso impegno sul posto di lavoro di una parte del personale, sulla quale la procura aprì un’inchiesta per violazione della privacy.

La seconda, quella che riguardava alcuni dipendenti beccati a giocare a burraco su Internet, a frequentare con eccessiva assiduità Facebook o a fare scommesse online.

Anche in quel caso ci fu uno strascico giudiziario, con la polizia postale che ascoltò diverse persone e mise ai raggi X tutte le postazioni delle sedi dell’Aquila e di Pescara per mettere in luce eventuali responsabilità penali.