L’AQUILA – Nuova puntata e nuovo materiale per i faldoni giudiziari della guerra in corso tra il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e il consigliere del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari, accusato di aver diffamato il governatore e denunciato in sede penale e civile, con una richiesta in quest’ultimo caso di ben 200 mila euro di risarcimento danni e la prossima udienza fissata al 24 febbraio 2017.

Tema del contendere, l’acquisto e il restauro di una palazzina da parte dell’azienda sanitaria pescarese che il pentastellato ha in qualche modo imputato a D’Alfonso, caratterizzandolo come spreco di soldi pubblici. La reazione è stata durissima, denuncia immediata.

E per portare avanti la sua tesi, a D’Alfonso non è sfuggito che ieri, nel corso dei primi interventi della sessione di bilancio, Pettinari in aula sia tornato proprio su questa storia.

“Subito dopo l’intervento del consigliere Pettinari, ho preso la parola per chiedere l’estratto delle affermazioni pronunciate in aula. Oggi stesso le depositerò nel fascicolo del giudizio civile”, annuncia il governatore.

La frase del consigliere dei Cinque stelle è stata questa: “Un’altra spesa inutile è l’acquisto di quella palazzina che grida vendetta, che avete acquistato nonostante la Asl di Pescara ha degli spazi vuoti, di proprietà – ha detto Pettinari – Avete consentito che la Asl di Pescara acquisti una palazzina a 2 milioni 900 mila euro e ne stanzia anche 4 milioni di euro per un totale di 7 milioni perché è fatiscente e quindi si intende anche ristrutturarla. Altro spreco, altra spesa folle, che non serve”.

Per D’Alfonso “si tratta di affermazioni che confermano le dichiarazioni lesive della mia immagine portate avanti da mesi su questa vicenda sugli organi di informazione dal consigliere Pettinari. Ora non si potrà nascondere – esulta – come fatto nella sua deposizione a più riprese nelle dichiarazioni posticce presentate come inventate dalla stampa”.

“I fatti sono al vaglio da una parte del giudice penale e per la parte che mi riguarda della magistratura civile per il danno arrecatomi personalmente”, conclude il presidente.

Pettinari invece non vuole commentare, “non replico alle minacce, saranno cittadini a giudicare”, si limita a dire ad AbruzzoWeb.

Secondo i legali di D’Alfonso, rappresentato dall’avvocato Carla Tiboni, Pettinari a margine di un suo intervento in Consiglio regionale, nel 2014, avrebbe rilasciato dichiarazioni diffamatorie alla stampa, “accusando il presidente di un fatto, avvenuto nel 2007, che non poteva vederlo protagonista, non ricoprendo incarichi in quel periodo”.

L’esponente pentastellato, che ha rinunciato alla mediazione conciliativa, ritiene di non aver diffamato nessuno, visto che sulla stampa sono finiti i contenuti della sua interpellanza, esposta nell’esercizio delle sue funzioni di consigliere.

L’avvocato di Pettinari, Donatella Rossi, ha inoltre sottolineato che “i fatti e la relativa interpellanza di Pettinari si riferiscono al bando della Asl di Pescara del 21 luglio 2014 e agli atti successivi della stessa, in particolare la delibera 1413 del dicembre 2014, con la quale la Asl autorizza l’acquisto della palazzina in via Rigopiano a Pescara, e non già all’anno 2007, anno in cui non vi è stato nessun bando specifico sull’argomento”. (alb.or. – b.s.)