L’AQUILA – “Un rinvio a giudizio non può mai essere una condanna preventiva, il casellario giudiziario è immacolato”,  “sulla presunta ‘frode in appalto’ non solo nego ogni mia responsabilità ma è dal 2017 che aspetto che il Tribunale di Taranto affronti la questione come ho più volte richiesto”.

Sono rispettivamente le affermazioni di Noi Moderati, a difesa del loro candidato alle regionali abruzzesi del 10 marzo, Vincenzo Serraiocco, e di Simona Fernandez, candidata con Alleanza Verdi Sinistra – Abruzzo progressista e solidale. Serraiocco e Fernandez sono finiti nel mirino della Commissione Antimafia e la presidente Chiara Colosimo, ha affermato che i due candidati “risultano in violazione del codice di autoregolamentazione” secondo quanto segnala la Commissione parlamentare Antimafia “in seguito alla verifiche svolte dalla Commissione”.

In particolare per Simona Fernandez, spiega Colosimo “risulta disposto il giudizio con decreto del Gip presso il Tribunale di Taranto (dibattimento in corso di svolgimento), per il reato di cui agli artt. 110, 356 c.p. (concorso nel reato di frode nelle pubbliche forniture), in violazione dell’articolo 1, comma 1, lettera b) del codice di autoregolamentazione”.

Nei confronti di Vincenzo Serraiocco, con “decreto del Gup presso il tribunale di Pescara – dice ancora Colosimo – è stato disposto il giudizio (dibattimento in corso di svolgimento) per il reato di cui agli artt. 81, 110 c.p., 216, comma 1 e 2 e 223, legge fallimentare (concorso in reato continuato di bancarotta fraudolenta) in violazione dell’articolo 1, comma 1, lettera o) del codice di autoregolamentazione”.

La segreteria nazionale di Noi Moderati fa quadrato su Serraiocco, ex Udc, da poco nominato dal partito di Maurizio Lupi responsabile nazionale del settore Sport  e a commissario provinciale di Pescara. “Vincenzo Serraiocco è candidabile, il suo casellario giudiziale, estratto come prescrive la legge prima della candidatura, è immacolato. Già un procedimento a suo carico, collegato all’inchiesta in corso, lo ha visto assolto con formula piena. Abbiamo fiducia nella sua persona e nel tribunale che lo giudicherà e crediamo fermamente nel principio giuridico scolpito nella Costituzione della presunzione d’innocenza”.

“Io – è la replica di Simona Fernandez – mi riconosco un’unica responsabilità: aver denunciato e documentato alla Guardia di Finanza, con il relativo sonoro, un evidente tentativo di corruzione nei miei confronti da parte di un funzionario pubblico relativo al ruolo che ricoprivo allora. Se questo è un reato ne sono orgogliosa. Per quanto riguarda il processo aperto successivamente per una presunta ‘frode in appalto’ non solo nego ogni mia responsabilità ma è dal 2017 che aspetto che il Tribunale di Taranto affronti la questione come ho più volte richiesto”.