L’AQUILA – “Se la mia candidatura è stata accettata da larghissima parte del centrosinistra, è perché L’Aquila della politica e della classe dirigente mi ha preso in braccio e mi ha dato fiducia”.
Ecco il motivo per cui Luciano D’Alfonso sceglie di cominciare la campagna elettorale all’Aquila. Fatica un po’ a entrare nel parcheggio dell’Auditorium Carispaq, l’ormai celebre tir a tre assi che, comunque, rimane vuoto, perché l’accenno di primavera aquilana è già finito.
“Dite a Giovanni che sono arrivato!”, esclama lui trafelato, appena in ritardo sull’orario di convocazione, e Giovanni è Lolli, scudiero nella piazza aquilana e vice presidente della Regione in pectore, “non sono in cerca di collocazione ma la firma ce la metterei”, ammette ai microfoni di AbruzzoWeb.
Sala piena al momento giusto, è da 200 posti ma di persone ce ne sono di più, ci sono praticamente tutti i maggiorenti del Partito democratico aquilano, dal sindaco Massimo Cialente in giù, i tanti, troppi candidati consiglieri che si ignorano o si guardano un po’ in cagnesco, si rivede anche l’ex assessore-lampo Vincenzo Rivera.
Tra i big manca Stefania Pezzopane, impegnata a palazzo Madama per la fiducia al governo Renzi, non si vede anche il segretario regionale, Silvio Paolucci.
Aprono i lavori esponenti della cultura e dell’imprenditoria: Eugenio Coccia, direttore del Gran Sasso Science Institute, per paradosso uno dei fiori aquilani che si appunta all’occhiello Gianni Chiodi, Daniele Kihlgren, il padre dell’albergo diffuso a Santo Stefano di Sessanio, i docenti universitari Fabrizio Marinelli e Fabrizio Politi e il presidente delle Pmi di Confindustria L’Aquila, Guido Cantalini.
Ma l’attesa è tutta per lui. Parla per quasi due ore, D’Alfonso, decorando il suo intervento con citazioni, anedotti storici, spaziando in lungo e in largo per la regione che ha il pallino fisso di governare.
Non dice cose nuove rispetto a quanto già dichiarato nelle interviste: la legge sull’Aquila capoluogo, la legge obiettivo, al competitor Chiodi riserva solo qualche stoccatina, ma tiene in scacco l’uditorio.
“Dal dualismo L’Aquila-Pescara nessuno ha mai fatto un passo avanti – ammonisce – C’è la necessità di una legge sull’Aquila capoluogo con la precisazione degli strumenti di cui questa città ha bisogno. Lo può fare solo uno che ha fatto il sindaco di Pescara e che ha con quella città un rapporto vero”.
Sulla ricostruzione ricorda l’immediato post-sisma e bacchetta Chiodi, “nel primo biennio ci avrebbero dato qualsiasi cosa, norme sartoriali e invece quello che è stato ottenuto, a livello normativo e finanziario, è stato ottenuto per le battaglie dei sindaci e di alcuni parlamentari ma è mancato il livello della Regione che avrebbe dato qualcosa in più”.
Un cenno anche al resto del “cratere”, “l’insieme dei comuni può generare il più grande cantiere d’Europa. Parlavo con l’architetto Massimiliano Fuksas, mi ha suggerito una collaborazione tra scuole università e cantieri per ospitare stage e tirocini chiarendo con Inail e Inps che non si tratta di rapporti di lavoro”.
Sulla sanità: “Si parla di una Asl, due Asl, robe da ‘Cacao meravigliao’, io non so che modello adotteremo, sentiremo gli esperti, ma l’obiettivo è il prodotto finale e la qualità dell’organizzazione. L’eccellenza della sanità non si costruisce su una cena con il giusto commensale per ottenere un primariato, magari in un ristorante teramano”.
I tempi della politica: “Abbiamo 60 mesi, nei primi 4 mesi definiremo gli obiettivi, nei successivi 52 li metteremo in pratica, gli ultimi 4 li passeremo a fare la fotografia dell’azione svolta. A dicembre approveremo bilancio e finanziaria e poi una legge obiettivo che prevederà commissari ad acta per obiettivi ogni 12 mesi”.
Altra stangata al centrodestra, “mai più elasticizzare la durata della legislatura (durata quasi 6 anni, ndr). La maggioranza uscente ha determinato una rieducazione dei conti della sanità, non ho difficoltà a riconoscerlo. Ma lo ha fatto con la pistola alla tempia. Il tema, invece, deve essere la qualità del prodotto”.
La conclusione è ancora sul capoluogo di Regione, con una frase evocativa, a effetto, ‘alla D’Alfonso’: “L’Aquila è una riuscita differenza”, conclude. Il sostantivo è azzeccato, l’aggettivo forse un po’ ottimistico. Alberto Orsini




