L’AQUILA – Con lo slogan ‘4 temi, 8 sì’, il movimento Possibile fondato dall’esule del Pd Pippo Civati sta raccogliendo in tutta Italia le firme necessarie per presentare i quesiti di 8 referendum abrogativi su legge elettorale, scuola, lavoro e riconversione ecologica dell’economia.
“Sono referendum molto importanti – spiega il referente abruzzese Paolo Della Ventura ad AbruzzoWeb – su cui abbiamo fatto una scelta mirata. È un anno e mezzo che tutto è bloccato dal punto di vista politico, è un anno e mezzo che si critica, noi abbiamo deciso di agire. La discussione sulla necessità dei referendum è stata avviata i primi di maggio. Abbiamo portato avanti dialoghi e incontri con le parti sociali e poi abbiamo deciso di continuare, di provare fino alla fine a presentare questi referendum nonostante il tempo stringa”.
Secondo il dettato costituzionale, infatti, il termine ultimo per presentare una richiesta di referendum è il 30 settembre di ogni anno. E le firme da raccogliere, sempre in base a quanto previsto dalla Costituzione sono molte: 500 mila.
“Abbiamo organizzato banchetti in tutta Italia, sappiamo che il tempo stringe e le firme da raccogliere sono tante, ma non abbiamo voluto perdere tempo. Se riusciremo a raccogliere il supporto necessario, già l’anno prossimo si potrebbero votare questi referendum, se avessimo aspettato, invece, sicuramente si sarebbe finiti a votare nel 2017, una data troppo lontana per delle leggi che a noi risultano veramente inaccettabili”, prosegue.
Otto referendum abrogativi che prendono di mira riforma elettorale, Jobs act, Sblocca Italia e le grandi opere, riforma della scuola. I primi due quesiti riguardano la legge elettorale, il cosiddetto Italicum, che entrerà in vigore nel 2016.
“Questa nuova legge elettorale si basa grandissimi collegi plurinominali dove ogni partito presenterà una propria lista in cui i capilista sono bloccati. Questo vuol dire che, visto il premio di maggioranza previsto, i partiti perdenti eleggeranno praticamente solo i capilista – ricorda Della Ventura – Questo cosa comporta? Che con un Senato non più scelto direttamente dai cittadini e una Camera composta prevalentemente da persone scelte dai partiti, la libertà di scegliere dei cittadini sarà veramente limitata. Il primo quesito che stiamo presentando chiede di eliminare i capilista bloccati e la loro possibilità di presentarsi in 10 collegi diversi, possibilità che oggi è presente nell’Italicum; il secondo quesito, invece, chiede l’abrogazione completa della nuova legge elettorale”.
I successivi 3 quesiti trattano il macro tema ‘riconversione ecologica dell’economia’. Questo è uno dei temi più sentiti in Abruzzo vista la questione della piattaforma petrolifera Ombrina mare 2 su cui sono in corso aspre battaglie sfociate anche nella clamorosa contestazione al premier, Matteo Renzi, nella sua prima visita all’Aquila.
“L’idea di base che accomuna questi quesiti è semplice: il governo continua a seguire un’idea e un modello di sviluppo superati ormai da tempo. Il nostro obiettivo è quello di abrogare alcuni commi dell’articolo 35 del ‘Decreto sviluppo’, dell’articolo 38 dello Sblocca Italia e la legge obiettivo del Governo Berlusconi – continua ancora – Con queste leggi i diversi governi hanno messo al centro dello sviluppo economico le trivellazioni e un ulteriore consumo del suolo e, rendendole opere strategiche per l’economia italiana, le hanno sottratte a procedure autorizzative ordinarie cancellando alcuni elementi di garanzia e controllo. Noi sappiamo che questo modello di sviluppo che non rispetta l’ambiente è superato da anni nel resto d’Europa, per questo pensiamo che non sia giusto che l’Italia continui su questa strada senza tener conto degli immensi danni che si possono procurare all’ambiente e alla vita di noi tutti”.
Per Della Ventura, “vista la questione di Ombrina mare, di certo l’Abruzzo è toccato da vicino dalle questioni delle trivellazioni, ma noi crediamo che non basti più guardare solo al proprio territorio. Lo stesso assessore regionale Mario Mazzocca, quando chiede un Consiglio regionale per parlare dei referendum – fa notare – si riferisce solo a quello che intende abrogare l’articolo 35 del Decreto sviluppo. Secondo noi questo approccio è riduttivo, dobbiamo allargare il quadro e fare squadra con tutte le altre regioni italiane che sono contrarie a questi provvedimenti governativi”.
Le riforme su lavoro e scuola sono toccate dagli ultimi 3 quesiti proposti da Possibile. “I quesiti 6 e 7 riguardano il mondo del lavoro e vanno contro il Jobs act. Con questa riforma del lavoro, infatti – prosegue la critica – il datore di lavoro può decidere di assegnare al lavoratore mansioni inferiori rispetto a quelle precedentemente svolte, senza consultarsi con il lavoratore: sarà sufficiente che siano in corso processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale. Scelte, queste, che avrebbero anche effetti diretti e indiretti sulla retribuzione”.
“Il quesito numero 7, invece, si scaglia contro le nuove norme che hanno limitato il diritto alla reintegrazione ai soli licenziamenti discriminatori, e a casi particolari di licenziamento disciplinare ingiustificato, ed è previsto un indennizzo economico proporzionale all’anzianità di servizio: una sorta di risarcimento del danno. Quello che noi ci chiediamo è: quanto vale perdere il lavoro? Basta un indennizzo? Secondo il nostro punto di vista no. Infine – continua Della Ventura – il contratto a tempo indeterminato è stato trasformato in un contratto risolvibile in ogni momento da parte del datore di lavoro solo per i neo assunti, aumentando così la discriminazione per questa categoria di lavoratori”.
Il quesito numero 8, in conclusione, si occupa della recente e tanto discussa Riforma della scuola.
“Chiediamo l’abrogazione degli articoli che danno la possibilità al preside di chiamare direttamente gli insegnanti. Molti ci hanno chiesto perché non abbiamo presentato un quesito che abrogasse direttamente tutta la riforma – prospetta Della Ventura – Non lo abbiamo fatto perché, in base a quanto dice la Costituzione, non si possono presentare referendum abrogativi su leggi tributarie”.
“Visto che la riforma sulla scuola al suo interno ha leggi tributarie volevamo evitare che il nostro quesito non venisse accolto dalla Corte costituzionale. Abbiamo deciso, perciò – conclude – di chiedere agli italiani di abrogare i commi che prevedono l’istituzione del cosiddetto preside manager. Abrogando quella figura, infatti, gran parte della riforma sulla scuola perderebbe di senso”.




