AVEZZANO – “Me lo aspettavo! Renzi ha la responsabilità di aver voluto per forza fare da solo contro tutti, dall’estrema sinistra all’estrema destra. È sbagliato perché le riforme si fanno con più dialogo, più tempo e ponderazione”.

Così il sindaco di Avezzano (L’Aquila) Giovanni Di Pangrazio, che all’indomani dell’esito referendario che ha portato alle dimissioni del premier Matteo Renzi, a differenza di tanti colleghi, a partire dal primo cittadino dell’Aquila Massimo Cialente, si dice sereno: “Non succederà niente, si va avanti come tutti i giorni, cercando di lavorare e cercando di trovare soluzioni per i cittadini che hanno bisgono di risposte”.

Ad Avezzano, dove si vota per le amministrative a primavera, la vittoria del No è stata più schiacciante che altrove: 69,33 per cento contro il 30,67 di Sì.

“In tempi non sospetti – ricorda Di Pangrazio – ho detto che il referendum era inutile e la riforma mortificava le autonomie locali, per me che sono un cultore delle autonomie, ma non mi esprimevo e lasciavo decidere i cittadini sulla base delle loro conoscenze, di certo non mi sono piaciute le passerelle sia per il Sì che per il No, avrei preferito che da Roma si spostassero nelle periferie per darci una mano a trovare soluzioni positive per noi”.

“Infatti come Comune non abbiamo organizzato proprio niente per far scegliere liberamente i cittadini senza forzature alcune”, rivendica il sindaco, fratello del presidente del Consiglio regionale Giuseppe, che invece si è dato da fare nella campagna per il Sì.

Anche rispetto ai timori di alcuni amministratori e a quanto affermato anche dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, che si è chiesto che fine facciano ora le promesse della campagna referendaria, Di Pangrazio va controcorrente: “A noi non ci è stato promesso nulla! Gli unici soldi che ci sono arrivati sono quelli per l’edilizia scolastica e li stiamo già spendendo”.

Per il sindaco è ora auspicabile un Governo politico: “Ero uno dei fautori del Governo tecnico di Mario Monti pensando che ci avrebbe dato qualcosa di più, invece sono uscite le peggiori leggi per l’Italia, anche io sono entrato come tecnico ma mi sono dovuto calare nella realtà della comunità e acquisire quella conoscenza della politica che ci vuole per amministrare”.

Al voto, secondo Di Pangrazio, si andrà “nell’autunno 2017, in modo da fare la legge elettorale”.