L’AQUILA – L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara saranno le due future province abruzzesi dopo il riordino deciso dal governo, che stamattina ha approvato in Consiglio dei ministri il decreto che ridisegna l’assetto territoriale locale dell’Italia.

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Come era facilmente prevedibile, dunque, l’esecutivo ha gettato nel cestino la proposta di azzeramento totale degli enti votata dal Consiglio regionale, più per paura di spaccare i due maggiori partiti, Pdl e Pd, che per logiche di rigore economico e ha recuperato quanto deciso dal Consiglio delle autonoie locali (Cal) che, seppur a ridottissima maggioranza, aveva indicato la strada scelta dal governo.

Nella seduta dell’Emiciclo in cui era stata assunto il provvedimento di cancellazione delle quattro province abruzzesi, da alcuni definito “pilatesco”, si era stabilito anche che se la truppa di Mario Monti non avesse tenuto conto delle indicazioni dell’aula la Regione avrebbe presentato un ricorso alla Corte costituzionale.

La scure si abbatte anche sulle giunte provinciali, che scompariranno dal gennaio 2013, mentre non più di tre consiglieri delegati dal presidente gestiranno la fase di transizione e, infine, saranno indette per novembre 2013 le elezioni per il rinnovo dei nuovi organismi.

“È un processo irreversibile” ha detto il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi.

LE REAZIONI


PD: “CHIET-PESCARA, SFIDA IMPORTANTE”

“La ‘nuova’ Provincia Chieti – Pescara è la risultante delle non scelte del centrodestra alla Regione. Potrebbe però essere l’inizio di una sfida importante da giocare per ammodernare i servizi, renderli più snelli e diffusi nel territorio per una maggiore vicinanza ed efficacia al cittadino. Basta con i campanili e prevalgano obiettività ed altruismo”. Lo afferma Camillo D’Amico, consigliere provinciale e capogruppo Pd a Chieti.

PESCARA CAPOLUOGO: ”PROTESTA DI PRIMIO INUTILE”

“Vigilia di Halloween amara per il sindaco teatino che torna a casa a mani vuote dopo lo sciopero della fame più breve della storia. Non è bastato un cartello al collo e saltare un paio di pasti a Umberto Di Primio per bypassare Pescara nel riordino delle province voluto dal governo. La nuova provincia Pescara-Chieti avrà la città adriatica come capoluogo”.

Questo il commento dell’associazione “Pescara capoluogo d’Abruzzo” al decreto di riordino delle province deciso dal governo.

“Era prevedibile che la proposta del sindaco teatino non sarebbe stata neanche presa in considerazione dal governo – scrive su Facebook il leader del movimento biancazzurro, Roberto Santuccione, non senza qualche punta di ironia – Non bastano una fascia tricolore e un cartello auto-enfatizzante né saltare un paio di pasti per ottenere l’impossibile. La maggior parte dei comuni nell’ormai ex provincia di Chieti già da tempo chiedono di avere Pescara come punto di riferimento”.

“Da oggi Pescara e il nostro movimento – conclude la nota – potranno contare su un ulteriore supporto, dopo quello dei molisani e dei marsicani già ampiamente consolidato, per la riorganizzazione dell’intera regione dopo la prossima tornata elettorale”.

DEL CORVO: ”GOVERNO HA DATO RAGIONE AL CAL”

“La soluzione votata dal Consiglio delle autonomie locali retto dal presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, è il destino delle province abruzzesi, che saranno due: L’Aquila-Teramo, Pescara-Chieti”.

Lo afferma una nota dell’ente.

“Una conferma decisiva, che attesta la valenza dei lavori del Cal Abruzzo, contro alcune previsioni – ha dichiarato il presidente Del Corvo – un risultato che ha tenuto conto dei pareri di tutti i protagonisti del territorio e che ha evidentemente trovato il pieno consenso, durante la seduta del Consiglio dei ministri”.

“Una soluzione che nasce dalle caratteristiche geografiche, economiche e sociali di due comprensori che presentano delle analogie, che unite possono fare leva sullo sviluppo e la valorizzazione della nostra terra”, conclude Del Corvo.

CATARRA: ”CONFUSIONE IN STILE GOVERNO MONTI”

“Una confusione pazzesca, in puro stile governo Monti”: è lapidario il giudizio del presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, dopo le decisioni del governo.

Catarra parla di “tecnici che nel chiuso delle loro stanze senza conoscere l’Italia nella sua essenza istituzionale, rappresentata da un’architettura territoriale di enti locali, prendono decisioni contraddittorie e con il rischio di innescare effetti paradossali”.

E conclude dicendo: “come era prevedibile non hanno affatto preso in considerazione la risoluzione del Consiglio regionale, Teramo viene accorpata all’Aquila, come è sempre stato nelle intenzioni del governo. Come ho sempre sostenuto sin dall’inizio, nessuna pregiudiziale nei confronti dei fratelli aquilani ma non c’è dubbio che con questo decreto il territorio provinciale perderà numerosi presidi istituzionali e la città di Teramo lo status di capoluogo”.

A una prima lettura e stando alle “dichiarazioni che il ministro Patroni Griffi twitta, oltre all’eliminazione delle giunte, sarebbe prevista l’indizione delle elezioni di secondo livello a novembre 2013, quando i sindaci, a pochi mesi dalla scadenza dei loro mandati, dovrebbero nominare la ‘governance’ delle nuove province”, prosegue Catarra.

Catarra nella sua nota ha proseguito affermando che “intanto, come sta accadendo alla quasi totalità delle province italiane, a prescindere da chi resta e da chi se ne va, anch’io, come molti altri presidenti hanno già fatto, nei prossimi giorni mi recherò dal prefetto di Teramo per la consegna della documentazione finanziaria dell’ente, da cui si evince il devastante impatto sui servizi di primi necessità causato della riduzione di fondi e sottrazioni di tributi. Andrò dal prefetto, come massimo rappresentante del governo, perché la nostra provincia sin da ora non è in grado di garantire nemmeno la copertura di un piano neve ed è bene che si sappia che, in caso di emergenza o di una semplice nevicata, non avremo i fondi per adempiere alle normali funzioni”.

Intanto, questa mattina il presidente Catarra, insieme all’assessore al Lavoro Eva Guardiani e agli altri tre presidenti delle province abruzzesi, ha incontrato l’assessore regionale al Lavoro Paolo Gatti per un confronto sulla bozza del nuovo Testo unico del welfare.

A questo proposito il presidente Catarra esprime la sua sostanziale convergenza con l’ipotesi illustrata dall’assessore Gatti: “sono state prese in considerazione le osservazioni avanzate dalla province, che attualmente gestiscono i centri per l’impiego e nella nuova proposta la Regione mantiene le funzioni relative alle politiche attive del lavoro e ai Cpi, ma prevede la possibilità di delegarle alle province almeno fino a quando queste saranno in essere”.

DI GIUSEPPANTONIO: “PER CHIETI GRANDE INGIUSTIZIA”

“Come purtroppo temevo Chieti esce fortemente penalizzata dal riordino delle province appena varato dal governo: subisce la più grande ingiustizia nell’ambito di questo provvedimento perché è l’unica che aveva i requisiti fissati dal governo per confermarsi tale, requisiti che di fatto sono stati cancellati quando si è trattato di decidere i nuovi assetti”.

Lo afferma il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, il quale torna ad auspicare un intervento in sede parlamentare.

“Il decreto del governo deve essere convertito in legge e mi auguro che a questo punto sia il Parlamento a fare giustizia. Per quanto riguarda la ripartizione che si è determinata, la decisione del governo ha di fatto accolto la proposta partorita dal Cal sulla quale solo il Consiglio regionale sarebbe potuto intervenire in maniera incisiva mentre, come sappiamo, ha deciso di non decidere proponendo un impraticabile azzeramento delle province”.

“A questo punto – sottolinea Di Giuseppantonio – il governo tenga conto che dovrà decidere se continuare ad assicurare la governabilità degli enti e dunque l’erogazione dei servizi ai cittadini: sia chiaro, allora, che i paventati tagli nei trasferimenti di fondi agli enti locali, rispettivamente per 500 milioni e per 1,5 milioni di euro, finiranno solo per paralizzare definitivamente qualsiasi attività e acuire a dismisura la crisi che già i territori vivono”.

PINETO VUOLE ”ABBRACCIARE” PESCARA

Pineto (Teramo) vuole abbandonare L’Aquila per abbracciare Pescara.

È questa la proposta del sindaco del centro adriatico, Luciano Monticelli, dopo la decisione del governo di accorpare le province creando i due enti L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara.

“La Regione ha la responsabilità di non aver fatto nulla per evitare questo”, attacca Monticelli.

“Come componente del Consiglio delle autonomie locali – spiega – avevo fatto due proposte per salvare la nostra provincia, quella cioè di ricorrere alla Corte costituzionale per quanto riguarda l’articolo 17 della legge 135 e quello di abolire tutte le province, nessuna esclusa, convinto che il mantenimento di una o dell’altra avrebbe scatenato soltanto un’inutile guerra di campanile”.

Le proposte del sindaco di Pineto non sono state accolte dal Cal, né tanto meno dalla Regione Abruzzo, “che – precisa Monticelli – mi duole dirlo, non ha fatto altro che lavarsi le mani lasciando scivolare la responsabilità della scelta sul governo”.

A questo punto il primo cittadino immagina una nuova opportunità.

“Ho intenzione – precisa in merito – di iniziare un nuovo percorso per accorpare il mio capoluogo a Pescara e non all’Aquila. Ne parlerò con gli altri sindaci perché si faccia qualcosa in merito. Nel frattempo rinnovo il dialogo con i cittadini: chiunque voglia può scrivere nell’apposito link del sito istituzionale del Comune di Pineto o proporre suggerimenti anche tramite la mia pagina Facebook o scrivendo all’indirizzo [email protected]“.

D’ALESSANDRO (PD): ”UNA RISATA HA SEPPELLITO LA BUFFONATA DI CHIODI”

“Una risata da Roma ha sepolto la buffonata votata dal Consiglio regionale. Una non decisone tipica di un non presidente è durata una decina di giorni. Ora il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, e il governatore Gianni Chiodi, che hanno ingannato innazitutto i teramani e poi tutti gli abruzzesi, si dimettano e vadano a casa”.

Lo afferma il capogruppo del Pd in Regione Camillo D’Alessandro.

“Ora Chiodi – riprende D’Alessandro – come farà a essere credibile nella trattativa con il governo? Gli diranno che l’Abruzzo non ha fatto nessuna proprosta, quindi arrivederci e grazie. La seconda risata se la faranno con la la seconda finzione, che spazzerà via la finta minaccia del ricorso alla Corte costituzionale”.

“Quando la Corte si pronucerà già sarà tutto fatto, deciso e chiuso. Ora gli abruzzesi – conclude D’Alessandro – sanno definitivamente di quale pasta è fatto Chiodi, il presidente al cui cospetto Ponzio Pilato era un decisionista”.

BRUCCHI: “TERAMANO MORTIFICATO”

“Se fino a oggi lo slogan era ‘Tutti a L’Aquila’ da adesso diventa ‘Tutti a Roma’”.

Così il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi (Pdl), sul decreto di riordino delle province che accorpa Teramo con L’Aquila.

“La battaglia per salvaguardare la provincia di Teramo non si ferma, anzi ora trova un ulteriore impulso – spiega – Il governo, con la decisione odierna, ha innanzitutto mortificato i territori. È grave infatti che abbia tirato dritto senza tener minimamente conto delle istanze presentate. Si tratta di una manifestazione di prepotenza che irrita perché prevarica ragioni e motivazioni addotte con determinazione e diffusa consapevolezza”.

“A questo punto, ritengo che la Regione Abruzzo, come da impegno assunto, dovrà presentare ricorso alla Corte costituzionale”, chiude Brucchi.

‘PROVINCIA DEI MARSI’: ”INDIRE REFERENDUM”  

“La deplorevole decisone del Consiglio regionale ‘di non sottoporre al governo alcuna proposta di riordino delle Province ubicate nel proprio territorio’ (come si legge al punto 1 della delibera approvata nella seduta n. 130 del 23.10.2012), porterà lo stesso governo a stabilire le modalità di riorganizzazione degli uffici territoriali dello Stato (prefetture, questure, motorizzazione civile) sulla base del nuovo assetto amministrativo e istituzionale, con un loro effettivo dimezzamento, così come già formalmente anticipato nell’ambito dello stesso Consiglio dei ministri”.

Lo afferma Attilio Santellocco del comitato territoriale “Provincia dei Marsi”.

“Il riassetto deciso dal governo, nel penalizzare fortemente le aree eccentriche della Regione, come la Marsica, la Frentania, la Val Vibrata, la Valle Peligna, che andranno incontro a inevitabili e già delineati processi di disgregazione territoriale, con pesanti ricadute nel brevissimo termine a livello economico, produttivo, sociale ed occupazionale, rappresenta uno scenario catastrofico per il futuro dell’intera Regione Abruzzo”.

“Dopo l’atto di irresponsabilità istituzionale nei confronti di tutti i cittadini abruzzesi, pur convinti della sua totale inutilità, chiediamo al Consiglio regionale, almeno per salvare la propria credibilità, di dare immediatamente seguito all’impegno che si è formalmente dato con la stessa ‘non delibera’ del 23.10.2012, che al punto 3 dà mandato al presidente della Regione Abruzzo di ‘impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale qualsiasi ipotesi di accorpamento dovesse essere decisa dal governo'”.

“Dubitando fortemente che l’eunucoidismo politico del Consiglio regionale palesatosi il 23.10.2012 consenta allo stesso di porre rimedio al proprio atto, auspichiamo che lo stesso voglia almeno accogliere, in un rigurgito di assennatezza, la proposta formulata da questo comitato territoriale di indire immediatamente un referendum per consentire ai cittadini abruzzesi di riappropriarsi del proprio destino e della propria dignità, esprimendosi liberamente e democraticamente sul proprio futuro e sul riassetto territoriale più rispondente alle proprie esigenze ed alla propria volontà”, conclude Santellocco.

PAGANO: “ORA LAVORARE PER RIORDINO SERVIZI SUL TERRITORIO”

“Con l’approvazione del decreto sul riordino delle province, ora ci attende una sfida ancora più importante: ridisegnare un Abruzzo moderno e competitivo”.

Così il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, commentando il decreto legge con il quale il governo ha attuato il riordino delle province e previsto in Abruzzo due circoscrizioni: Chieti-Pescara e L’Aquila-Teramo.

“Dopo questa riforma – sottolinea Pagano – compito delle istituzioni locali sarà quello di condividere un progetto istituzionale finalizzato a ridistribuire sul territorio servizi e opportunità di sviluppo; processo che deve essere attuato immediatamente, evitando soprattutto localismi. È questa la sfida che dobbiamo vincere per rendere l’Abruzzo moderno”.

“Colgo l’occasione – conclude Pagano – per ringraziare i quattro presidenti delle province abruzzesi che hanno dimostrato un forte e autentico attaccamento verso i loro territori, e, non per ultimo, i componenti del Consiglio delle Autonomie Locali, istituzione, che oggi rappresenta un patrimonio di notevole valore”. 

MENNA (UDC): “SONO STATO FACILE PROFETA”

“Sono stato facile profeta, e del resto non potrebbe essere diversamente in questa Regione, quando sostenevo che l’Abruzzo avendo deciso di non decidere sul numero delle Province in Consiglio regionale avrebbe causato più danni che benefici per il nostro territorio”.

Questo il commento del capogruppo dell’Udc Antonio Menna.

“Ed ecco che la frittata è stata fatta – prosegue – Invece di poterne avere tre (L’Aquila, Pescara-Teramo e Chieti) come avevo proposto, argomentando con fatti e numeri concreti, con la corretta interpretazione del decreto di riordino delle Province attraverso il lavoro della Conferenza delle autonomie locali (Cal) dell’Abruzzo, ora ce ne ritroviamo solo due”.

“Come sempre – prosegue l’esponente politico – la superficialità con la quale sono state affrontate le questioni così importanti produce risultati che sono sotto i nostri occhi. Se ci fosse stato un diverso atteggiamento della Regione Abruzzo e dal suo governatore Chiodi sono certo che la situazione di partenza sarebbe stata sicuramente diversa e il governo avrebbe tenuto conto, come ha fatto con altre regioni italiane, delle preziose indicazioni arrivate dall’attività dei Cal e delle Regioni. Ma così non è stato e ora ci troviamo con questi risultati che a essere soprattutto penalizzata è la Provincia di Chieti che aveva entrambi i requisiti: estensione del territorio e popolazione. Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, deve ora ringraziare la maggioranza di centrodestra che governa il Consiglio regionale”.

DI STEFANO (PDL): “RIORDINO SBAGLIATO NEL MODO E NELLA FORMA”

“Ritengo fin troppo frettolosa la volontà del Governo di provvedere ad approvare il Decreto sul Riordino delle province, oltretutto anche prima della discussione dei ricorsi presentati da numerose regioni e province che si dovrebbero discutere sin dalla settimana prossima”.

È il commento del senatore Pdl Fabrizio Di Stefano all’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legge di riforma, e che ha completato così il percorso di riordino avviato nel mese di luglio.

“Così facendo- prosegue il senatore – si è disavvenuto anche a un invito formale ad attendere la discussione dei ricorsi che, unitamente ad altri Senatori, avevamo indirizzato al ministro. Lo ritengo sbagliato, quindi, sia per il modo che per la forma. Nel passaggio di conversione a questo punto cercherò, raccordandomi non solo con i colleghi abruzzesi , ma anche di altre regioni, di fare fronte comune, affinché possa essere modificato, salvaguardando quelle province che hanno i requisiti per restare tali. Sto ad ogni modo valutando anche altre iniziative nel merito”.

“E, preciso fin d’ora che – conclude – qualora il governo intendesse porre l’ennesima fiducia sul provvedimento, lo stesso non troverà il mio assenso, ma credo nemmeno quello di tanti altri parlamentari”.

CONFINDUSTRIA L’AQUILA: “ORA AVANTI COMPATTI”

“Apprendiamo con grande soddisfazione la decisione presa dal Consiglio dei ministri sulla nuova organizzazione delle Province”.

Ad affermarlo è il presidente di Confindustria L’Aquila Fabio Spinosa Pingue, nel commentare la ridefinizione degli enti locali votata dal Governo che prevede due uniche Province, ovvero L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara.

“Ora – aggiunge – adeguiamoci tutti, privati, Enti e categorie, a questa risoluzione e facciamola nostra: bisogna andare compatti verso lo stesso obiettivo per perseguire il bene dell’intero Abruzzo”.

Per Spinosa Pingue “è solo il primo passo verso una Regione virtuosa, che deve diventare un ‘Unicum’ – magari anche attraverso una prossima fusione dei Comuni – e che dovrà avere una P.A. più efficiente, non autoreferenziale e autenticamente funzionale allo sviluppo del Territorio. Nel nuovo mondo anche la P.A. deve essere maledettamente virtuosa, non solo i privati, per due buoni motivi: non fa Pil e deve cessare di ragionare per compartimenti stagni”.

“Ora si remi tutti insieme nella stessa direzione – conclude Spinosa Pingue – e anche chi si era opposto, con ragionate quanto legittime ragioni, proponendo soluzioni alternative a quella decisa dal Cal e confermata dal governo, acquisisca come propria una determinazione che farà il bene dell’intera Comunità. Questo è il momento di dare grande prova di maturità, soprattutto nella ripartizione degli uffici sul territorio per la quale bisogna agire con spirito di condivisione e scevri da spinte colonizzatrici da parte di una città sull’altra”.

“Finalmente, dunque, siamo chiamati a mettere da parte gli interessi locali e a ragionare fuori da ogni forma di dannoso campanilismo. Sarebbe magistrale completare l’opera con il Collegio Unico Regionale per l’elezione dei consiglieri”.

DI PRIMIO: “CI HO MESO LA FACCIA, ORA LA POLITICA SI SVEGLI”

“Abbiamo perso il primo round, il governo ha riordinato la Regione Abruzzo tenendo conto dell’indicazione del Cal, adesso la battaglia si sposta in Parlamento. Credo di aver fatto tutto il possibile per la mia Provincia, mettendoci sempre la faccia, adesso i parlamentari abruzzesi si diano una svegliata e facciano la loro parte per difendere l’Abruzzo e il nostro territorio. Non solo è possibile sostenere la proposta delle tre Province, ma questa non può che essere la soluzione migliore, altrimenti tutti rischieremo, per adoperare una metafora popolare, di avere l’orto ma non il raccolto”.

Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, affida a queste parole la delusione per la decisione uscita fuori dal Consiglio dei ministri di oggi che ha deciso di dividere l’Abruzzo in due province, anziché in tre, come aveva chiesto il primo cittadino con la protesta di ieri davanti a palazzo Chigi.

D’altronde, il sindaco aveva riferito oggi ai giornalisti che il ministro per la Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi si era semplicemente impegnato a portare sul tavolo del Consiglio dei ministri la proposta delle tre province abruzzesi, ma non aveva preso alcun impegno circa l’accettazione o meno della proposta.

Patroni Griffi aveva detto chiaramente a Di Primio di prepararsi per il secondo round, quello in Parlamento, dove la proposta avrebbe dovuto essere difesa dai parlamentari abruzzesi che ritenevano di sostenerla.

Di qui l’appello del sindaco ai politici, al di là dei colori: “La politica abruzzese si dia una svegliata. E dico a tutti, centrodestra e centrosinistra, che in quel Consiglio regionale, l’unico che non è riuscito a mandare una proposta a Roma, hanno fatto a chi prima poteva scaricare sull’altro”.

“Ognuno – accusa Di Primio – ha pensato a mantenere una posizione che potesse essere la meno imbarazzante possibile, compreso Tonino Menna dell’Unione di centro, che ha fatto il furbo presentando la proposta delle tre province quando ormai sapeva che non poteva essere più votata”.

“Io ho fatto la mia parte – ha concluso Di Primio – e tutto quello che potevo. Ora non sta più a me fare qualcosa. Adesso si muovano i parlamentari, senza pensare né alle bandierine né ai campanili, perché ora la partita si gioca in Parlamento”. Arianna Iannotti

COME CAMBIA L’ITALIA

Perugia e Terni in Umbria, così come Modena e Reggio in Emilia Romagna o Pisa e Livorno in Toscana saranno un’unica provincia a partire dal 2014.

E così Latina e Frosinone nel Lazio, Asti e Alessandria in Piemonte o Benevento e Avellino in Campania.

La nuova mappa delle province italiane ridisegnata dal decreto del governo cancella oltre 30 amministrazioni e accorpa realtà territoriali che dovranno mettersi insieme a partire dall’anno prossimo.

La Regione che perde più province è la Toscana che ne lascia sul campo sei, mentre a Basilicata, Molise e Umbria resteranno Regioni ‘monoprovincia’.

La Lombardia passa da 12 a sette, la Calabria torna a tre, l’Emilia perde quattro province, il Piemonte tre, lo stesso numero di quelle che resteranno nel Lazio.

LA NUOVA MAPPA

PIEMONTE: Torino, Cuneo, Asti-Alessandria, Novara-Verbano-Cusio-Ossola, Biella-Vercelli

LIGURIA: Imperia-Savona, Genova, La Spezia

LOMBARDIA: Milano-Monza-Brianza, Brescia, Mantova-Cremona-Lodi, Varese-Como-Lecco, Sondrio, Bergamo, Pavia

VENETO: Verona-Rovigo, Vicenza, Padova-Treviso, Belluno, Venezia

EMILIA-ROMAGNA: Piacenza-Parma; Reggio Emilia-Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna-Forlì-Cesena-Rimini

TOSCANA: Firenze-Pistoia-Prato, Arezzo, Siena-Grosseto, Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno

MARCHE: Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata-Fermo-Ascoli Piceno

UMBRIA: Perugia-Terni

LAZIO: Roma, Viterbo-Rieti, Latina-Frosinone

ABRUZZO: L’Aquila-Teramo, Pescara-Chieti
 
MOLISE: Campobasso-Isernia

CAMPANIA: Napoli, Caserta, Benevento-Avellino, Salerno

PUGLIA: Bari, Foggia-Andria-Barletta-Trani, Taranto-Brindisi, Lecce

BASILICATA: Potenza-Matera

CALABRIA: Cosenza, Crotone-Catanzaro-Vibo Valentia, Reggio Calabria.

Le Regioni a statuto speciale non sono al momento state toccate dalla riforma, visto che ci sono sei mesi di tempo per intervenire.