TERAMO – Era l’agosto del 2010 quando la DePuy, azienda di una nota multinazionale americana, ritirò a livello mondiale le protesi d’anca messe in commercio e ritenute difettose, in quanto si scoprì che il metallo utilizzato rilasciava ioni che causavano reazioni di rigetto e lo scollamento della protesi.

A distanza di quattro anni la vicenda è oggetto anche in Abruzzo di numerose cause civili intentate da persone che si sono fatte impiantare le protesi difettose e che ora chiedono un risarcimento.

Alla procura di Teramo, in particolare, si potrebbe arrivare anche a un processo penale a seguito di un’inchiesta che ipotizza il reato di lesioni colpose a danno di un’anziana donna anche lei costretta a sottoporsi a una seconda operazione chirurgica per costituire la protesi difettosa che le ha procurato grossi problemi di salute.

Il fascicolo è ad oggi sulla scrivania del sostituto procuratore Stefano Giovagoni che ha disposto una perizia prima di decidere se procedere o meno al rinvio a giudizio

La Procura di Torino, per la stessa vicenda indaga per l’ipotesi di reato di frode in commercio. In Italia sono state oltre 1.500 le persone costrette a sostituire le protesi della DePuy.