L’AQUILA – Un presidente della Regione, alle prossime elezioni del marzo 2029, “espressione del centrodestra dell’Aquila, che ha una classe dirigente all’altezza della sfida”. Per quello che riguarda, ancor prima, le comunali della primavera prossima del capoluogo d’Abruzzo, la legittima aspirazione, per tutti i partiti, e dunque anche per la ​Lega, di proporre il candidato sindaco. Come a dire: non è L’Aquila un feudo intoccabile di Fratelli d’Italia.

Sono i due concetti forti, espressi nell’intervista ad Abruzzoweb, con estrema chiarezza, da parte del sottosegretario di Stato all’Agricoltura, il 5oenne Luigi D’Eramo, ex segretario regionale del partito del vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Nell’intervista D’Eramo da una parte mette al primo posto la compattezza e l’unione della coalizione di centrodestra, dall’altra però rivendica pari dignità tra alleati, con un messaggio rivolto in particolare a Fdi, che forte dei numeri e del peso elettorale, tende spesso e volentieri a dettare la linea, pro domo sua.

D’Eramo, giova ricordare, in questi anni è venuto spesso ai ferri corti con il presidente della Regione Marco Marsilio, di Fdi, tra le altre cose accusato di essere stato il regista del passaggio di tanti esponenti in consiglio regionale dalle file dei salviniani a quelli dei melonian​i, quando dominus del centrodestra, nella passata legislatura, era la Lega, in virtù del 27% preso alle elezioni del 2019, con dieci consiglieri eletti, che valsero quattro assessori su sei in Giunta. Poi alle regionali del 2024, il crollo al 7,4%, in linea con la forte flessione a livello nazionale del partito di Salvini, con due consiglieri eletti, Carla Mannetti e il segretario regionale che ha preso il posto di D’Eramo, Vincenzo D’Incecco, e Carla Mannetti, e la vicepresidenza della Regione, con delega all’Agricoltura, per Emanuele Imprudente. 

Ora però, assicura​ D’Eramo, i rapporti si sono rasserenati​, e infatti premette: “il governo di Marco Marsilio lo giudico molto positivamente, c’è stima e sintonia. Lo dice il fatto stesso che sia stato il primo presidente riconfermato in Abruzzo, nella storia della Regione. Dopodiché all’interno della maggioranza la Lega ricopre ruoli assolutamente strategici e continua chiaramente a lavorare per dare il massimo in termini di proposta, di operatività e di capacità di risoluzione dei problemi”.

Detto questo, in prospettiva “a me piace immaginare che alle prossime regionali possa essere L’Aquila ad esprimere il candidato presidente, intendo dire come intera coalizione di centrodestra. Credo infatti che il capoluogo di regione possa meritare questa aspirazione, avendo una grande ricchezza in termini di qualità della classe dirigente, composta da donne e uomini assolutamente all’altezza della sfida”.

Del resto per rimanere ai presidenti eletti con suffragio universale, dal 1995, unico aquilano può essere considerato Antonio Falconio, originario della vicina Navelli, dal 1995 al 2000, e dopo di lui ci sono stati il chietino Giovanni Pace, il marsicano Ottaviano Del Turco, il teramano Gianni Chiodi, il pescarese Luciano D’Alfonso, e infine Marsilio, romano, nato da genitori originari di Tocco da Casauria (Pescara). E anche andando più ancora a ritroso, dal 1970, tra i presidenti eletti dal Consiglio regionale, di aquilani non ce ne sono.

D’Eramo ha lanciato con una lettera aperta a questa testata a giugno la proposta  della Grande L’Aquila,(QUI IL LINK) -, ovvero un forte coordinamento e condivisione di politiche e strategie tra il capoluogo e i comuni del circondario, come risposta alla costituenda Grande Pescara, con la fusione, questa volta amministrativa e istituzionale tra Pescara, Montesilvano e Spoltore.

Una proposta da leggere anche come una strategia di lunga gittata, per aumentare il peso politico e il protagonismo dell’Aquila, nell’ambito della competizione con gli altri territori e città, in vista anche delle prossime elezioni regionali.

La Lega, va poi ricordato, è molto critica sulla riforma della legge elettorale a firma del presidente Marsilio, che con il collegio unico al posto dei quattro provinciali, rischia di favorire e di molto la più popolosa costa rispetto alle aree interne in termini di consiglieri eletti, quelle dell’Aquilano comprese. Il consigliere regionale aquilana Mannetti è non a caso tra le firmatarie di una lettera a Marsilio, dove seppur con toni urbani e costruttivi, si chiede un ripensamento e una sostanziale modifica della norma.

Passando alle prossime comunali dell’Aquila: non potrà correre per un terzo mandato Pierluigi Biondi di Fdi, e ci sono difficoltà dentro il suo partito a trovare una candidatura forte. Con Lega e Fi che considerano non scolpito nelle Tavole della legge che L’Aquila debba restare un feudo di Fdi. E la Lega non vuole recitare la parte della comparsa e dell’azionista di minoranza.

Lunga e articolata la premessa in materia del sottosegretario.

“Credo che il centrodestra della città dell’Aquila e complessivamente la sua classe dirigente abbiano dimostrato in questi dieci anni di avere non soltanto una grande preparazione, una grande capacità di amministrare, ma abbia fatto della compattezza e dell’unione, a beneficio della stabilità politica, uno delle principali caratteristiche positive”.

“In questi dieci anni abbiamo vinto gran parte se non tutte le competizioni elettorali che si sono succedute anche ai vari livelli – prosegue D’Eramo -. E non a caso in alcuni ambienti politici si parla esplicitamente di modello L’Aquila e si cerca di replicarlo su altre realtà, ​siamo diventati un vero e proprio punto di riferimento. Adesso chiaramente non bisognerà distrarsi, bisognerà mantenere questo metodo di lavoro per andare a individuare chi sarà la persona che dovrà prendere in mano le redini del sindaco Biondi, che ha ben governato la città dell’Aquila, e sarà una eredità abbastanza pesante”.

Alla domanda più diretta, “ma è scontato che la casella dell’Aquila deve essere ad appannaggio di Fdi? La Lega può rivendicare una candidatura a sindaco?”, questa la risposta di D’Eramo.

“Fratelli d’Italia chiaramente aspira ad individuare una persona che esca dalla propria classe dirigente ma è legittima anche la medesima aspirazione da parte degli altri partiti della coalizione”.

Va infatti considerato  che “se corrisponde alla realtà il fatto che complessivamente il centrodestra aquilano ha un’ottima classe dirigente, è di tutta evidenza che tutti i partiti che compongono la coalizione hanno al proprio interno uomini e donne che possono tranquillamente ricoprire il ruolo di candidato sindaco”.

L’importante, ribadisce però D’Eramo è evitare ogni conflitto distruttivo.

“Dovremo semplicemente continuare ad avere la serenità che ci ha sempre contraddistinto, evitando di litigare. Ma del resto in maggioranza ci siamo confrontati in tante circostanze e abbiamo sempre avuto la capacità di fare sintesi, di adottare la scelta migliore per la città”.

Allargando lo sguardo, c’è la nota dolente della crescita nei sondaggi dell’ex generale in pensione Roberto Vannacci, europarlamentare imbarcato dalla Lega, di cui è diventato anche vice di Matteo Salvini, per poi andar via fondando Futuro Nazionale. E imbarcando anche in Abruzzo molti esponenti leghisti, nome forse più clamoroso quello della oramai vicesegretario regionale, ed ex consigliere regionale Sabrina Bocchino.

“Su Bocchino non esprimo un giudizio. Io credo che ogni buon dirigente di partito debba rimanere concentrato a lavorare per la proposta politica che il suo partito porta avanti. Poi ognuno è libero di fare le scelte che vuole e chi fa scelte di abbandono e dell’intraprendere nuove strade avrà fatto le proprie riflessioni e, come si dice in gergo, i propri conti. A Sabrina Bocchino voglio bene, le auguro ogni fortuna. Noi continuiamo a fare il lavoro che abbiamo sempre fatto da dieci anni a questa parte per la Lega”.

D’Eramo liquida come false ricostruzioni, quelle relative alla spaccatura della Lega, tra il cosiddetto fronte del nord e la Lega fedele al segretario Salvini.

“La Lega è un partito nazionale, ottimamente ben guidata dal nostro leader, poi la Lega ha chiaramente una caratteristica che anche un punto di forza: è il partito dei territori, quindi è assolutamente normale che ogni eletto, ogni dirigente faccia politica per risolvere problemi e portare soluzioni ai propri rispettivi territori. Il resto sono ricostruzioni che non hanno assolutamente un fondo di verità”.

Sull’ipotesi delle elezioni Politiche anticipate ad aprile, D’Eramo infine smentisce: “il governo è concentrato a lavorare su tantissimi provvedimenti e e quindi di conseguenza vogliamo arrivare a fine mandato, al di là di quello che si possa dire nei corridoi o come ricostruzione sui giornali l’obiettivo del governo è quello di governare bene fino all’ultimo giorno”.