L’AQUILA – “L’Aquila e tutti i Comuni del circondario hanno la necessità di realizzare una città territorio, che pur tenendo assolutamente in considerazione il bisogno di mantenere le singole autonomie, possa consentire un costante lavoro di coordinamento, di pianificazione di progettualità di area vasta”.
Il sasso nello stagno lo aveva lanciato già a giugno, in una lettera aperta a questa testata, (QUI IL LINK), il sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, il 50enne Luigi D’Eramo, ex segretario regionale della Lega e deputato.
Oggi il politico originario di Poggio Picenze, comune a circa 9 chilometri dal capoluogo d’Abruzzo, illustra, nell’intervista ad AbruzzoWeb, più nel dettaglio, la sua proposta dell’Aquila capoluogo diffuso, o grande L’Aquila. Non una fusione o unione istituzionale di Comuni, a scanso di equivoci, ma comunque un coordinamento forte, permanente, con una sorta di parlamentino dei sindaci per condividere politiche territoriali, progetti e strategie.
Visione che fa tornare alla memoria la stessa fondazione della città dell’Aquila, nel 1254, per volere del re Corrado IV di Svevia, figlio di Federico II, dall’unione degli abitanti di circa settanta-novanta castelli del contado circostante.
Proposta che suona come messaggio lanciato agli alleati del centrodestra in vista delle elezioni comunali del giugno 2027, per le quali già Fdi rivendica la casella del successore del suo sindaco Pierluigi Biondi.
D’Eramo nell’intervista annuncia anche che a fine settembre si terrà sull’argomento un apposito convegno, che sarà organizzato assieme all’assessore comunale all’Urbanistica, della Lega, Francesco De Santis.
“Partiamo da una premessa – comincia D’Eramo -: alcuni anni fa, attraverso un referendum, Pescara, Montesilvano e Spoltore hanno deciso di fondersi e di dare vita ad una grande città metropolitana con tutto quello che ne consegue in termini di competitività e di crescita del territorio. Qualche settimana fa il sindaco di Montorio al Vomano, Fabio Altitonante, assieme ad altri sindaci, ha lanciato il tema della Grande Teramo, e contestualmente il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, ha lanciato quello della cosiddetta quinta provincia d’Abruzzo, non chiaramente in senso istituzionale, ma riferendosi ad un sistema territoriale, anche qui di area larga, che punti sullo sviluppo e l’innovazione tecnologica”.
E dunque, tira le fila del ragionamento D’Eramo, “anche la nostra città e il nostro territorio devono assolutamente muoversi verso un coordinamento tra i Comuni per una condivisione di obiettivi e di strategie”, appunto per non rimanere indietro.
Un capoluogo diffuso, insomma, ribadisce D’Eramo, “che metta al centro la capacità di sviluppare un modello politico che possa dare delle risposte forti per quanto riguarda ad esempio la qualità dei servizi, sulle infrastrutture, sulla pianificazione del territorio, per il continuo potenziamento del turismo, delle politiche culturali, per l’insediamento delle attività produttive”.
Uniformando anche “la qualità della vita per chi abita all’Aquila centro e che per chi abita nei territori dei comuni limitrofi alla città. Questo darebbe la possibilità di sviluppare in maniera importante un moltiplicatore economico ed occupazionale, per poter ambire a diventare protagonisti non solo a livello regionale, ma anche nazionale, europeo ed internazionale”.
C’è un passaggio nella lettera di giugno che merita una sottolineatura: “in un periodo non certo semplice, negli anni a cavallo di una guerra mondiale, mio nonno fu capace di garantire un relativo benessere economico non solo ai suoi figli e i nipoti ma anche a tante persone che vivevano nello stesso paese. Ci riuscì partendo da un prodotto di eccellenza del territorio, le mandorle, con un grande spirito di iniziativa, creando quel lavoro anche per altri”.
Spiega dunque D’Eramo, alla luce oggi anche del suo ruolo istituzionale e relativa delega governativa: “L’agricoltura anche all’Aquila e nell’Aquilano riveste un ruolo molto importante, perché il nostro territorio è ricco di tanti prodotti tipici, molti dei quali sono delle vere e proprie eccellenze inimitabili, non replicabili da nessun’altra parte, con piatti a base di questi prodotti che esaltano anch’essi la storia e la tradizione del nostro territorio. Tutto ciò va potenziato e raccontato, assieme alle bellezze naturali ed artistiche, architettoniche, paesaggistiche che rendono assolutamente L’Aquila e il suo circondario uno dei posti più belli al mondo”.
Depone a favore di questo superamento dell’arroccamento autoreferenziale intorno a torri e campanili, la nascita nel post terremoto delle aree omogenee e del tavolo di coordinamento dei sindaci del cratere, per governare in modo condiviso il processo di ricostruzione, non solo edilizia, ma anche sociale ed economica, per il quale il Comune capoluogo spesso ha assunto il ruolo di regia e coordinamento, si vedano i fondi Restart.
“L’Aquila nei secoli è sempre stata molto legata ai comuni limitrofi, ed oggi è impensabile immaginare ad esempio una politica del turismo che non sia di area larga, che tenga insieme il capoluogo, le montagne circostanti, i tanti borghi e castelli che caratterizzano il nostro territorio. E questo vale per tante altre politiche di sviluppo”.
Altro passaggio significativo della lettera di giugno: “bisogna andare oltre alla retorica della restanza, della resilienza, del diritto a rimanere”.
Spiega meglio D’Eramo: “Noi abbiamo tante possibilità e potenzialità ancora inespresse, siamo un territorio ricco di storia, di cultura, di tipicità, di prodotti agricoli, di bellezze naturalistiche, che ha tutte le carte in regola per poter sviluppare una politica che diventi la colonna portante dello sviluppo economico ed occupazionale. Del resto ci sono tantissime altre realtà in Italia che nel corso degli anni hanno puntato sulla forza dei loro territori ottenendo risultati straordinari. L’Aquila è una città ormai interamente ricostruita, così come i comuni limitrofi, ed è arrivato il tempo di iniziare a ragionare su una pianificazione che sia da guida per i prossimi decenni, per le prossime generazioni”.






