L’AQUILA – C’è anche un aquilano tra i protagonisti del complesso intervento di soccorso che, tra l’11 e 12 ottobre, ha consentito di salvare Luca Olmetto, speleologo 31enne di Codrongianos, rimasto intrappolato per circa 27 ore sotto una frana all’interno di una stretta grotta di Urzulei in Sardegna.
È Giuseppe Belligno, 46enne ingegnere e dirigente del settore Urbanistica del Comune dell’Aquila, che svolge attività di volontariato come coordinatore nazionale della Commissione Disostruzione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas).
Per questa testata è stato difficile avere informazioni per ricostruire la dinamica del salvataggio per la grande discrezione che contraddistingue un settore della solidarietà che non vuole comparite e che non cerca la vetrina, ma che si merita sul campo l’appellatitivo di “angeli salvatori”.
Per Belligno, l’operazione in Sardegna si aggiunge a una lunga esperienza maturata nel Cnsas. Nel corso degli anni ha partecipato anche agli interventi di emergenza successivi ai terremoti dell’Aquila del 2009, dell’Emilia-Romagna del 2012 e di Amatrice del 2016.
La Commissione riunisce tecnici altamente specializzati, chiamati a intervenire quando frane, crolli o passaggi particolarmente stretti impediscono il transito dei soccorritori e delle barelle. In questi scenari vengono utilizzate tecniche specifiche di disostruzione e consolidamento, compreso, quando necessario, l’impiego controllato di esplosivi per allargare i passaggi naturali e consentire l’accesso alle squadre e il recupero degli infortunati.
L’incidente si è verificato nel pomeriggio di domenica 11 ottobre, quando un improvviso cedimento di materiale roccioso e terroso ha travolto lo speleologo all’interno della cavità. La compagna, che si trovava con lui, è riuscita a raggiungere l’esterno e a lanciare l’allarme, permettendo l’immediata attivazione dei soccorsi.
I primi tentativi di intervento sono stati però complicati da un secondo cedimento, che ha compromesso ulteriormente la stabilità della grotta e costretto i soccorritori ad allontanarsi temporaneamente dall’area più pericolosa.
Per affrontare la situazione è stata quindi mobilitata la Commissione Disostruzione del Cnsas, e così è entrato in azione Giuseppe Belligno, arrivato in Sardegna nella stessa serata di domenica 11 ottobre a bordo di un elicottero dell’Aeronautica Militare decollato da Pratica di Mare.
Sul posto, gli specialisti hanno operato insieme al personale Usar (Urban search and rescue) dei Vigili del Fuoco, specializzati negli interventi di ricerca e soccorso in strutture crollate e ambienti caratterizzati da elevata instabilità.
Le attività sono iniziate con la messa in sicurezza della cavità, attraverso il consolidamento progressivo delle pareti e dei materiali instabili, così da consentire l’avanzamento delle squadre e limitare il rischio di nuovi cedimenti.
Lo scavo è proseguito senza interruzioni per tutta la notte, fino a raggiungere una profondità di circa 18 metri dall’ingresso della grotta. Gli spazi ridotti e la presenza di detriti instabili hanno reso necessario procedere con estrema cautela, alternando la rimozione del materiale agli interventi di consolidamento.
Dopo lunghe ore di lavoro, i soccorritori sono riusciti a individuare e raggiungere Luca Olmetto, ancora vivo nonostante fosse rimasto intrappolato sotto la frana per circa 27 ore. È quindi iniziata la fase più delicata, con la rimozione controllata dei detriti e la progressiva liberazione dell’infortunato, mantenendo costantemente sotto controllo la stabilità della cavità. Il coordinamento tra le diverse componenti del soccorso ha permesso di completare il recupero e di trasportare lo speleologo all’esterno, da dove è stato trasferito all’ospedale San Francesco di Nuoro.
Olmetto ha riportato un grave trauma da schiacciamento a un arto inferiore ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico conclusosi positivamente. Le informazioni diffuse dopo il salvataggio hanno riferito del ricovero in terapia intensiva, con prognosi riservata.




