VASTO – “La candidatura di Andrea Orlando alla segreteria del Partito democratico è quella che oggi garantisce più equilibrio e maggiore ragionevolezza e che può rappresentare al meglio la pluralità delle culture e delle forze costitutive del Pd, secondo la miglior tradizione dell’Ulivo”.

Lo scrive in una nota la parlamentare dem vastese Maria Amato, sostenitrice di Orlando alle prossime primarie, che ha contattato la redazione di AbruzzoWeb per replicare alle considerazioni del consigliere regionale Camillo D’Alessandro, che appoggerà, al contrario, Matteo Renzi.

“Quale migliore risposta delle parole di un gruppo di parlamentari vicino a quel noto comunista che è Enrico Letta. Anche le 1996 firme consegnate per la sua candidatura, un decimo di quelle raccolte, hanno un valore simbolico che riporta al grande lavoro plurale di idee dell’Ulivo”, scrive la Amato.

“Il buono nel passato, ma lo sguardo è al futuro, con l’idea di un partito che include, che discute e ha luoghi virtuali e reali, un partito in cui le tessere non sono solo numeri da far valere nei tempi della ‘conta’ – rimarca – ma persone con storie e idee non necessariamente appiattite sulla linea di uno, che riscopra la bellezza e il gusto di fare politica”.

Un partito, il Pd che secondo la Amato non è “né Pds né Margherita, esperienze per qualcuno, storia per altri, non solo convention, ma ascolto nelle periferie, per riprendere il contatto con quelli lasciati fuori, con quelli dimenticati. Ci vuole pazienza ad ascoltare e se si ascolta la voce non urlata di Andrea Orlando – ribadisce – raccontare sua visione e di Paese si scopre che i suoi interventi si arricchiscono via via delle parole delle persone che incontra”.

“‘Lo Stato è responsabilità comune della felicità pubblica’ non è un linguaggio da Ds, ma di uno che ama le Istituzioni e il popolo ‘il partito non è un comitato elettorale permanente, distinzione tra partito e governo, parità di genere, riaffermare la bellezza della politica che non si rassegna alla deriva proprietaria e personale’ sono principi di buon senso, di rispetto, riguardano tutti e sono, anche queste, l’abito di un partito plurale”, scrive ancora.

“Nelle mozioni congressuali ognuno cerca, e qualche volta trova il suo abito, quello di Andrea Orlando ha lo spazio delle idee, il classico che non tramonta, il vintage dei circoli e del valore delle tessere, la centralità degli ultimi e delle periferie, il guizzo creativo di felicità e bellezza, volerci sentire la naftalina è miope – conclude la Amato – Facciamo un congresso confrontandoci sul futuro, nel passato ci siamo già stati”.