L’AQUILA – Alla fine in politica vengono premiate le cose facili: sindaco dell’Aquila è diventato il primo che ha “acceso” la macchina organizzativa, il primo che ha instaurato rapporti normali tra alleati che quasi non si parlavano più, e il primo che è rimasto, questo forse il merito maggiore di Pierluigi Biondi, sempre se stesso.

L’unico passaggio a vuoto del nuovo primo cittadino, a dirla tutta, è stato all’inizio, quando Biondi era uscito allo scoperto come candidato sindaco di Casapound: un’operazione che sembrava mirare, date le dimensioni e il rifiuto di qualsiasi alleanza del movimento politico di estrema destra, solo a provare l’impresa di farlo entrare in Consiglio comunale.

Le cose sono cambiate con il lavoro di alcuni “sherpa” e l’ingresso sotto una bandiera comunque legata alla destra ma appena meno radicale, quella di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, partito capeggiato dalla sua amica personale Giorgia Meloni.

Con l’iniziativa “Benvenuto presente” si è svelato il lato civico dello schieramento biondiano, che da allora ha cominciato a lavorare sui contenuti e non ha più smesso, mentre Forza Italia e Noi con Salvini facevano a cazzotti sul tormentone sondaggio o primarie, con i candidati Guido Liris e Luigi D’Eramo messi alternativamente sul tavolo e nessun nome capace di unire.

La quadra si è trovata, su Biondi, appena dopo la vittoria alle primarie di Americo Di Benedetto, ritenuto elettoralmente più debole.

Uno dopo l’altro i pezzi sono finiti al loro posto, si sono allineati forzisti, salviniani e civici, solo Giancarlo Silveri ha proseguito ostinato la sua corsa in solitaria, continuando a flirtare con la coalizione salvo poi discostarsene a soli due giorni dal voto, con l’occhiolino a Di Benedetto che ora, con il senno del poi, gli costerà un posto al tavolo delle trattative in cui qualche strapuntino, forse, avrebbe potuto strappare.

La vittoria è arrivata inattesa per tutti, anche per i vincitori, inutile girarci intorno. Sono stati bravi, ma non va sottovalutata la voglia di discontinuità totale manifestata sul più bello dagli aquilani, liberi dalle pastoie del voto sui candidati consiglieri: in tal senso è una vittoria, si potrebbe azzardare, “grillina”, ovvero a spazzare via un sistema di potere decennale, quello cialentiano, che andrà sostituito con un’altra logica di comando.

Anche e soprattutto per questo, ora la pressione è tutta su Biondi, chiamato a essere non solo buon amministratore, come ha già dimostrato, seppur in uno scenario, quello di Villa Sant’Angelo, difficile ma di dimensioni molto minori, ma anche un buon politico: dovrà normalizzare la coalizione, edificarla, dare una mano a costruire i partiti e i rapporti.

L’inattesa vittoria ha colto impreparati Biondi, gli alleati e il suo staff, che hanno dovuto annullare le vacanze e che ora dovranno affrettare i tempi per scelte e strategie in una consiliatura che si annuncia decisiva per la ricostruzione post-terremoto 2009 e il rilancio sociale ed economico.

Decisioni e impegni, che sono dietro l’angolo, faranno subito capire se il centrodestra, tornato unito in extremis, ha i numeri per essere all’altezza. A partire dalla settantina di nomine da effettuare, come già raccontato da AbruzzoWeb.

Una prova di maturità da non fallire se alla coalizione preme che questa vittoria non sia solo episodica e se vuole dare il benvenuto al futuro, non solo al presente. Alberto Orsini e Berardino Santilli