L’AQUILA – Una sua intervista rilasciata a Repubblica aveva fatto tremare i polsi a più di un esponente del Pdl, in Abruzzo e a Roma, su un ipotetico trasloco tra i finiani. Intervistato direttamente sulla questione ha precisato, una volta per tutte, “Ero e rimango con Berlusconi. Sono una persona leale”.

L’onorevole azzurro Maurizio Scelli, 49 anni a dicembre, sulmonese di nascita chiarisce definitivamente la posizione all’interno del partito, anche se qualche sassolino dalla scarpa vuole comunque toglierselo.

Quella con il giornalista di Repubblica è stata una chiacchierata amichevole, – spiega Scelli – il passaggio cruciale è nel titolo: sono io ad essere stato tentato a passare in Fli, non è il sottoscritto ad avere intenzione di aderirvi.

Nessuna indecisione?

“Ma assolutamente no. Sono una persona leale, coerente.  Sono sempre stato dalla parte di Berlusconi, gli sono grato per la fiducia che mi ha dato a suo tempo e credo di averla ripagata ampiamente. 

Dall’intervista, comunque, traspariva amarezza. Si parlava di lei come di una Ferrari chiusa in garage. 

Quello è un paragone che ha fatto qualcun altro nei miei confronti, io non ho mai avuto la pretesa di paragonarmi ad una Ferrari in garage. C’è soltanto un po’ di rammarico per non poter essere utile alla causa del partito come vorrei, questo sì”.

Cosa vuol dire?

Io non ho mai fatto politica: io non ho un referente, un capo corrente, sono solo una persona che ha fatto delle cose, secondo più di una persona in maniera più che buona, che probabilmente sono entrate nella storia,  e per questo sono stato candidato. Magari auspicavo di poter fare qualcosa in più per quelle categorie di persone con le quali sono stato sempre abituato ad avere a che fare, ovvero quelle più in difficoltà.

Evidentemente non  avendo un referente, forse, sono stato un pochino messo ai margini. Ma in questo, sono sincero, non c’è alcuna vena polemica. Anzi, dirò di più: se si dovesse tornare al voto anticipato e non dovessi essere ricandidato con il Pdl non penserei assolutamente di ripropormi agli elettori con un altro schieramento, sia esso Fli o qualsiasi altro.

E cosa farebbe dopo?

Tornerei a fare l’avvocato a tempo pieno, è quella la mia professione che mi dà la forza, la serenità, grazie alla quale posso fare ciò che mi più piace senza scendere a compromessi. Ma la mia avventura in politica è iniziata con il Pdl e con esso prosegue. Se qualcuno dovesse decidere diversamente riprenderò senza problemi la mia attività di avvocato a tempo pieno.

Sui problemi nel Pdl in Abruzzo? Lei rimane, ma qualcun altro, come il neo finiano Daniele Toto, ha preso altre strade.

Ma, vede, io ho avuto esperienze in organizzazioni complesse, come l’Unitalsi prima e la Croce Rossa poi. Posso dire che in quelle esperienze è fondamentale creare una rete tra tutte le componenti.

Le frizioni e i problemi nel Pdl, probabilmente, sono legati ad una carenza sotto il profilo del coordinamento e dei rapporti. Credo che Toto le abbia provate tutte per farsi sentire, per individuare un interlocutore e immagino che non l’abbia individuato. Ha fatto una scelta diversa ma bisogna comprenderla, piuttosto bisogna lavorare perché in altre regioni d’Italia non ci siano altri che fanno la sua stessa scelta.
 

Voterà la fiducia  il 14 dicembre?

Lo ripeto: sono sempre stato una persona leale nei confronti del premier, Silvio Berlusconi. Ho difeso le sue azioni anche quando ero in Iraq e mi puntavano contro i kalashnikov. Oggi come allora ribadisco la mia lealtà, oltre che gratitudine, per la fiducia che mi ha dato. Il mio destino è legato al Pdl, non farò scelte diverse.