L’AQUILA – Guadagnando con  un torneo on-line il biglietto d’ingresso per Saint Vincent si è aggiudicato la prima tappa del People’s Poker Tour portando a casa 170 mila euro.

Dopo aver liquidato ben 489 persone il ventenne Damiano Sette, al suo secondo torneo “Texas hold’em” , ha dimostrato che la fortuna nel gioco come nella vita è sì importante, ma aiuta gli audaci.

Arrivato in Francia a proprie spese dopo aver “chiuso” il tavolo, vincendo, con un asso di quadri e un kappa di picche, Damiano rivela ad AbruzzoWeb di aver corso per 20 metri con un fiatone “clamoroso”, telefonando subito alla nonna che piangeva per la felicità.

Da un anno e mezzo è alle prese con il poker sportivo, il giovane di Pizzoli (L’Aquila) è stato a Rimini lo scorso 14 marzo, all’indomani del suo ventesimo compleanno, per ufficializzare lo sponsor che gli permetterà di diventare a tutti gli effetti un professionista.

In attesa del torneo di Malta e delle Wsop (World series of poker)  in programma il prossimo ottobre, il pokerista aquilano continua a praticare la sua più grande passione senza cadere negli eccessi di chi si sente sull’Olimpo.

Moderato anche nei festeggiamenti che si sono tenuti nel bar di Pizzoli “Cicoria” con gli amici di sempre, Damiano a qualche settimana dall’importante vincita sottolinea “pensavo che cambiasse tutto invece vivo sempre allo stesso modo, come se non fosse mutato nulla”.

Dal bankroll al “tiltaggio” passando per il “tell”, il baby pokerista spiega ai lettori i segreti per “azzardare il giusto”, evidenziando le caratteristiche sportive del poker.  

Quanto tempo dedichi giornalmente al poker on-line?

Gioco tutti i giorni, salvo se ci sia qualcosa di più importante da fare, come per esempio andare a una festa. È capitato di non giocare per una settimana e non è stato un problema anzi, staccare ogni tanto non può farmi che bene. Il poker resta sempre la mia passione. Giornalmente gioco di media 8 ore, naturalmente con delle pause di 20-30 minuti.

Qual è il tuo bankroll (cifra  a disposizione per giocare)? E su quanti tavoli giochi temporaneamente?

Sinceramente preferisco non puntare tanti soldi. Di solito parto con un budget per un periodo di tempo che può variare di 500 euro. Ovviamente meno punti e meno potresti vincere, ma anche perdere. Per quanto riguarda il cash game mi cimento nello 0.25-50 notevolmente minore rispetto a quello dei professionisti che giocano 12.50-25 piccolo e grande buio. Con un bankroll come il mio certamente i livelli sono limitati. I tavoli su cui gioco contemporaneamente sono tre-quattro. 

Che tipi di tornei pratichi?

Pratico maggiormente “Sit & go”  e “Heads-up”. Poi c’è il “cash” a vari livelli da 0.50 a 1 euro. Di tanto in tanto gioco ad alcuni tornei serali come per esempio “The big-one” in cui si possono vin cere 7-8 mila euro oppure il “Super sunday” in cui si possono vincere 25 mila euro e la cui quota inziale è di 100 euro. Finora ho vinto due volte “The big one”. Poi c’è “Mezzanotte di fuoco”, con 100 euro di partenza, in cui mi sono classificato una volta primo e una secondo. Ho vinto 6-7 tornei “Five Max” da 1.500 euro di premio mettendo 25 euro di partenza. 

Preferisci i tornei dal vivo o quelli on-line?

Preferisco il “live” perché c’è confronto con gli avversari. Il torneo dal vivo ritengo sia più “gioco” e l’adrenalina durante la gara è maggiore. 

Diventerai un giocatore professionista?

Sì, il 14 marzo sono andato a Rimini per l’annuncio ufficiale. Il mio sponsor è “Dam-x”, collegato alla piattaforma Peoples’ poker, e il primo sponsor è Carmine Battimelli. Con la Dam-x gioco da un anno. Ho tutto pagato assieme alle quote iniziale dei tornei e inoltre ricevo uno “stipendio” di 500 euro al mese. A ottobre 2012 parteciperò ai World Series of Poker (Wsop)  dove il un by-in (quota inziale ndr) è di 10 mila euro.

Sei un giovane che gioca da un anno e mezzo che ha avuto la fortuna di vincere al suo secondo torneo Texas 170 mila euro. Che consiglio daresti a chi volesse intraprendere questa disciplina?

Bisogna avere innanzitutto la testa sulle spalle. Ci sono tanti squali che vanno in cerca di polletti. Quello che ho vinto l’ho messo in banca. Quando si vince non bisogna sentirsi sull’olimpo, altrimenti li rigiochi tutti e non ci vuole nulla a perderli se la sorte non è a favore. Quello sì, si chiama azzardo. 

Il lato negativo del poker è appunto l’azzardo. Qual è il confine fra la disciplina sportiva e la degenerazione nell’azzardo?

Bisogna “azzardare” il giusto e passare a certi piatti piuttosto che a altri. L’azzardo lo fa il giocatore occasionale che gioca per esempio mille euro con dei giocatori più forti di lui che hanno a disposizione dieci volte il suo budget. Un giocatore professionista deve innanzitutto essere tranquillo per evitare di cadere nel “tiltaggio”, la confusione. Occorre una resistenza mentale notevole anche se durante i tornei sono previste delle pause. A Saint Vincent ho giocato oltre 13 ore di fila, ma ero tranquillo, rilassato e allenato mentalmente e fisicamente. Ogni due ore c’erano 20 minuti di pausa e alle 19 era prevista una pausa per la cena. 

Giochi soltanto al “Texas”? 

Prima giocavo all’Italiana (con cinque carte, ndr) con amici, adesso con il boom del “Texas” gioco a questo. All’inizio puntavo con amici o nel poker on-line vincendo due volte. Ho partecipato fisicamente soltanto a due tornei: il primo è stato lo scorso settembre a Budva in Montenegro e su 350 persone sono arrivato quarto, poi è seguito quello a Saint Vincent che ho vinto eliminando 489 giocatori. 

Quali sono le componenti vincenti per chiudere un tavolo?

La fortuna è alla base di tutto. Ci sono giocatori bravissimi che non vincono perché non hanno la fortuna dalla loro. Ci vuole esperienza, studio, bravura, bisogna saper leggere il “tell” (linguaggio del corpo dell’avversario ndr). Non bisogna sottovalutare lo studio e l’analisi dei propri errori. Io seguo i consigli del mio coach Emidio Matricini e insieme rivalutiamo gli errori che commento per evitare di farli nuovamente. Bisogna restare umili e non sentirsi mai superiori a nessuno, soprattutto si può imparare da tutti, anche da una persona che gioca da poco tempo e non è un professionista. 

Hai già in mente qualcosa per ricordare per sempre l’impresa di Saint Vincent?

Sì. A breve farò un tatuaggio colorato con le carte che mi hanno fatto chiudere il tavolo: un asso di quadri e un kappa di picche!