PESCARA – Si accende la polemica sul Piano di sviluppo rurale 2014-2020, che per l’Abruzzo vale 432 milioni di euro a beneficio del settore agricolo.
Da una parte, infatti l’ex assessore regionale all’Agricoltura Mauro Febbo (Forza Italia), accusa il suo successore Dino Pepe (Partito democratico) di non aver ancora predisposto e inviato il piano a Bruxelles per il via libera, tenendo conto che i termini sono scaduti prima il 22 luglio e poi prorogati al 31 ottobre.
Pepe ribatte, però, che il Piano lo avrebbe dovuto preparare Febbo, ma sulla sua scrivania, una volta insediato, non ha trovato nulla, ed è stato suo malgrado costretto a fare una corsa contro il tempo per arrivare a chiudere la partita entro il prossimo Natale e poter assegnare i fondi a partire dall’estate prossima.
“Che fine ha fatto il Psr? – si chiede Febbo contattato da AbruzzoWeb – Io sono riuscito a ottenere 50 milioni di euro in più rispetto a quello che era stato dato alle Regioni. Ci sono 432 milioni da spendere il prima possibile. Constato, però, che i termini di presentazioni del piano a Bruxelles sono scaduti il 22 luglio, e il secondo termine ottenuto con la proroga al 31 ottobre è stato sforato. Cosa ha fatto Pepe in questi quattro mesi?”.
Sempre contattato da questo giornale, il nuovo assessore si difende e contrattacca. “Febbo stia tranquillo, siamo alle ultime battute, a giorni ci sarà l’ultima seduta del tavolo di partenariato, prima della consegna, entro Natale, ai funzionari della Comunità europea”, dichiara a questo giornale.
“La colpa del ritardo non è nostra. Purtroppo appena ci siamo insediati il Psr non era pronto, mancava quasi tutto, gli assi di intervento non erano articolati – sbotta poi – Io, una volta insediato, avrei dovuto solo prendere il documento, comprare un biglietto aereo e portarlo a Bruxelles, e invece a Bruxelles ci sono andato per chiedere una proroga dei tempi di consegna. E poi ho dovuto fare una corsa contro il tempo”.
Argomentazioni che mandano su tutte le furie Febbo. “Forse Pepe non sa che la trattativa con l’Europa per l’assegnazione dei fondi si è chiusa il 28 aprile, in piena campagna elettorale, come potevo scrivere un documento così complesso in un mese, fino a quando sono stato assessore? Anche dopo, che già non ero più assessore, sono andato, su richiesta del presidente Luciano, il 5 giugno, a chiudere la trattativa al ministero sui contributi diretti annuali al settore agricolo. Più di questo non potevo umanamente fare. Ribadisco che è Pepe ad aver perso tempo, non ha elaborato nemmeno una bozza da poter sottoporre alle organizzazioni di categoria”.
Oltre che sulle tempistiche, l’altro fronte di scontro è nel merito del Piano, sul come si vogliono utilizzare i fondi. Febbo ritiene che l’intento della Regione sia quello di utilizzare questi fondi per altre finalità che non riguardano l’agricoltura.
“Ho l’impressione – sostiene Febbo – che la nuova giunta voglia dirottare questi fondi per interventi che dovrebbero essere a carico di altre voci di bilancio, per l’artigianato e l’industria, attraverso l’asse molto ampio e interpretabile di filiera agroalimentare, e per gli interventi di dissesto idrogeologico.
Un esempio – prosegue Febbo – è la rete della banda larga finanziata da Pepe con i 25 milioni di euro residui del vecchio Psr. Siamo d’accordo che internet veloce nelle aree rurali è utilissimo anche alle aziende agricole, ma la spesa non dovrebbe essere tutta a carico del Prs, ma anche di altre voci di bilancio, bisognerebbe attingere anche ad esempio dai fondi europei Fas. Cosa che io ho fatto quando ho finanziato la realizzazione della banda larga condividendo la spesa con l’assessorato alle attività produttive, per non togliere eccessive risorse all’agricoltura”.
Accuse rimandante al mittente da Pepe.
“I beneficiari del nostro Psr saranno le imprese agricole, le partite iva, aiuteremo i primi insediamenti, il rinnovo delle strutture, e l’ampliamento fondiario. Sarà premiata la cooperazione, chi farà massa critica, le organizzazioni di produttori, così come le micro e le macro filiere. Rivendico con orgoglio l’utilizzo dei vecchi fondi per la banda larga, perché altrimenti avremmo perso quei fondi fino a quel momento inutilizzati”.
“Noi abbiamo un’idea più ampia di comparto agricolo e dunque di utilizzo dei fondi del Psr. Una famiglia di agricoltori che vive in un’area interna deve avere anche servizi adeguati, non a caso la misura è pensata per lo sviluppo rurale’ è un concetto che va oltre la semplice azienda agricola. Lo stesso Febbo – conclude Pepe – ha usato 2 milioni di fondi Psr per un bando che prevedeva l’acquisto di scuolabus nelle aree rurali. Ha fatto benissimo, concordo con questa sua impostazione, che sarà la nostra”.





