PESCARA – I pesticidi utilizzati in agricoltura inquinano anche in Abruzzo, fiumi e falde acquifere, e sono 5 le aree monitorate, con concentrazioni al di sopra dei limiti di legge.
Altre regioni dove l’agricoltura intensiva è più diffusa, stanno messe molto peggio, soratutto al Nord: Ma il punto è che nella regione verde dei Parchi troppo pochi sono i monitoraggi, e il numero di sostanze cercate nelle analisi. E allora resta il dubbio tremendo che i veleni disciolti nell’acqua sono relativamente di modesta entità, ma solo perchè nessuno li cerca.
Sono solo alcuni degli aspetti significativi che si possono desumere dal rapporto dell’Ispra, il centro studi del Ministero dell’Ambiente, sui pesticidi nelle acque nel biennio 2015 e 2016, da poco dato alle stampe.
Nelle sue pagine, fitte di tabelle, si può guardare il bicchiere mezzo pieno o anche quello mezzo vuoto relativamente all’uso e all’abuso di sostanze chimiche come i pesticidi che, concepiti per combattere organismi ritenuti dannosi, possono comportare effetti negativi per tutte le forme di vita, specie umana compresa.
Dopo oltre dieci anni di diminuzione, sono infatti tornate ad aumentare in Italia le vendite di pesticidi, che nel 2015 sono state pari a 136 mila tonnellate, comunque inferiori alle 150 mila del 2002, anno in cui si è avuto il massimo picco.
Nel 2016, in particolare,ci sono pesticidi nel 67 per cento dei punti delle acque superficiali e nel 33,5 per cento di quelle sotterranee.
Significativo al contrario il calo delle vendite dei prodotti tossici e molto tossici, che nel periodo di riferimento segnano un meno 36,7 per cento rispetto al massimo di oltre 5 mila tonnellate raggiunto in passato.
Commenta a tal proposito l’Ispra: “l’uso dei pesticidi è calato grazie all’introduzione di nuove tecnologie biologiche e alla formazione degli agricoltori”.
In questo scenario, con luci e ombre, in Abruzzo la rete di monitoraggio comprende 14 punti per le acque superficiali e 92 per quelle sotterranee. Nel 2016 sono state cercate complessivamente 52 sostanze.
Cinque sono risutati essere bacini acquiferi sotterranei che presentano sostanze sopra i limiti di legge: in provincia di Pescara, a Moscufo, nel corpo idrico della piana del Saline, in provincia di Teramo, a Tortoreto (Piana del Salinello), a Mosciano Sant’Angelo (Piana del Tordino) a Colonnella (Piana del Tronto). Infine, in provincia dell’Aquila, ad Avezzano nella Piana del Fucino, uno dei maggiori poli agricoli del centro italia.
Sono stati riscontrati pesticidi, ma questa volta al di sotto dei limiti di legge, anche, in provincia di Teramo, a Controguerra e Colonella (Piana del Tronto), e Martinsicuro (Piana del Vibrata), in provincia di Chieti a Casabordino (Piana del Sinello), in provincia di Pescara a Spoltore (Piana del fiume Pescara).
Un solo punto monitorato delle acque superficiali registra contaminazioni ma anche in questo caso dentro i limiti: si trova in provincia di Teramo ad Alba Adriatica, nel fiume Vibrata.
Le sostanze trovate sono una decina, e le più frequenti sono l ‘oxadiazon, il pendimetalin, il metolaclor, il clorpirifos, il metalaxil, e la terbutilazina-desetil.
Tutti gli altri punti di monitoraggio, 13 per le acque superficiali, e 82 per quelle sotterrane sono segnate in grigio nella cartina allegata allo studio dell’Ispra, e con misurazioni classificate come “non quatificabili”.
Meritevole di grande attenzione è però un altro dato evidenziato con forza dall’Ispra: la rete di monitoraggio non è omogenea in tutta Italia.
“Nelle acque superficiali – si legge nel rapporto – la densità media nazionale della rete è di 5,4 punti per chilometro quadrato, con valori sensibilmente più bassi in Abruzzo, Sicilia, Sardegna, Basilicata, Puglia e Provincia di Bolzano”.
E ancora: “In media vengono prelevati 7 campioni all’anno, con scostamenti in basso in Abruzzo, Marche, Molise, Valle d’Aosta, Veneto, Toscana. Vengono cercate in media 84 sostanze, con valori più bassi in Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Marche, Molise, Puglia, Sardegna.
Infine, “Nelle acque sotterranee la densità media della rete è di 12 punti/km2, con scostamenti sensibili in basso in Basilicata, Campania, Lazio, Puglia, Sardegna, e nelle province di Bolzano e Trento.
Leggendo le tabelle è evidente che in alcune Regioni la presenza dei pesticidi è molto più diffusa del dato nazionale, e rispetto all’Abruzzo, arrivando a interessare oltre il 90 per cento dei punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80 per cento dei punti in Emilia Romagna e Toscana.
Supera il 70 per cento in Lombardia e provincia di Trento.
Nelle acque sotterrane la presenza di pesticidi è particolarmente elevata in Friuli 81 per cento, in Piemonte 66 per cento e in Sicilia 60 per cento.
Ma questo accade perchè “nelle regioni dove il dato è superiore alla media, c’è stata un’ottimizzazione del monitoraggio, che è divendato più efficace e si è concentrato in modo particolare nelle aree dove è più probabile la contaminazione”.
E infatti a scorrere le tabelle si scopre che l’Abruzzo, per le acque superficiali ha una densità pari a 1,3 di punti di monitraggio rispetto al territorio, la più bassa d’Italia, seguita da Sardegna (1,4) e Basilicata (1,5). Percetuali lontanissime dal 13,4 della Lombardia, del 9,3 delle Marche e del 9 del Veneto.
Per quanto riguarda le acque sotterranee la densità dei punti di monitoraggio di Abruzzo è dell’8,5 anche qui sotto la media nazionale, e per fare un confronto in Liguria è del 37,5, nel vicino Molise del 24,9, in Umbria del 24,3.
In Abruzzo infine si cercano poi 51 sostanze, il provinca di Bolzano 177, nella provincia autonoma di Trento 104, in Toscana 114.
Conclude l’Ipsra sui questo dirimente aspetto: “L’elevata frequenza di pesticidi nelle acque in rapporto alla rete, è da attribuire al fatto che nel corso degli anni le regioni hanno migliorato l’efficacia del monitoraggio, individuando bene le aree e i corpi idrici più esposti. Per quanto riguarda le frequenze di campionamento, invece, le norme forniscono indicazioni più precise, indicando una frequenza mensile per le acque superficiali e almeno semestrale per quelle sotterranee. Riguardo, infine, alle sostanze cercate, è già stato notato che spesso non si tiene adeguatamente conto di alcune che hanno elevate capacità di contaminare le acque e, in genere, di quelle immesse in commercio in tempi recenti”.
Una tirata di orecchie anche all’Abruzzo, che dati alla mano, risulta essere poco interressato dall’inquinamento da pesticidi, che non viene viene nemmeno cercato.
Una manchevolezza non da poco: l’esposizione cronica ai pesticidi è stata collegata direttamente al cancro, al morbo di Alzheimer e a quello di Parkinson, oltre che a disturbi ormonali, dello sviluppo e la sterilità. Gli esperti avvertono che alcuni pesticidi possono persistere nell’ambiente per decenni e rappresentano una minaccia per l’intero sistema ecologico da cui dipende la produzione alimentare. L’uso eccessivo di pesticidi causa la perdita di biodiversità, distruggendo i nemici naturali dei parassiti, e riducendo il valore nutrizionale degli alimenti. L’impatto di tale uso eccessivo impone anche costi sconcertanti sulle economie nazionali in tutto il mondo.
Secondo i dati Eurostat, va infine ricordato, l’Italia impiega oltre il 40 per cento di fitofarmaci in più rispetto alla Francia, sebbene il Paese d’Oltralpe abbia il doppio delle superfici agricole.






