PESCARA – Incompatibilità dei membri del Consiglio di amministrazione, dati allarmanti nel bilancio consuntivo 2011 e gravi responsabilità nell’emergenza idrica in corso: l’associazione Codici (Centro per i diritti del cittadino) di Pescara critica e attacca, a colpi di diffide ed esposti, l’Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca), definendola un “carrozzone clientelare e un mostro succhiasoldi”.

In particolare, il segretario provinciale, Domenico Pettinari, parla di “numerosi casi di incompatibilità” e “violazioni palesi, di fronte a cui nessuno ha detto nulla: una per tutte – ha sottolineato in conferenza stampa – il presidente Ezio Di Cristoforo, coniuge del sindaco di uno dei comuni soci dell’Aca”.

“Proprio per questi motivi – ha aggiunto Pettinari – abbiamo inviato una diffida ai 64 sindaci soci, chiedendo di non prendere parte al rinnovo del consiglio, previsto il prossimo 30 luglio, di considerarlo decaduto, di non votare membri che si trovino in situazioni di incompatibilità e di adottare ogni provvedimento atto a sanzionare le violazioni che ci sono state negli anni”.

Sul fronte economico, Pettinari cita un esempio emblematico: “nel bilancio consuntivo in approvazione il 30 luglio – ha spiegato – si legge che l’azienda, nel 2012, ha 67 milioni di euro da recuperare. Se nel 2011 è riuscita a recuperare solo 4 milioni, come fara a recuperare quella cifra? È impossibile. Hanno 40 milioni di esposizione nei confronti dei fornitori e 20 milioni nei confronti degli istituti bancari”.

Su questi temi, Codici sta predisponendo un esposto da presentare alla Corte dei conti.

Per Pettinari, l’azienda ha “gravi responsabilità” anche per la crisi idrica che sta interessando l’Abruzzo, in quanto “diversi mesi fa il commissario straordinario per gli enti d’ambito aveva inviato all’Aca dei documenti contenenti suggerimenti e indicazioni per evitare situazioni di emergenza”.

“Provvedimenti – ha aggiunto Pettinari – che non sono mai stati attuati. Ci sono condotte risalenti al 1900 e in alcuni comuni del Pescarese – ha concluso il segretario di Codici – la percentuale di acqua dispersa raggiunge addirittura l’80%”.