PESCARA – L’8 ottobre presso il Museolaboratorio ex Manifattura tabacchi di Città Sant’Angelo (Pescara) ci sarà il vernissage della mostre di Piotr Hanzelewicz, artista polacco residente a Pescara dal 9 aprile 2009.
I titolo della mostra, “L’inquilino del terzo piano (azzurrino, beigeolino, grigetto”, prende spunto dal romanzo di Roland Topor da cui anche il film del 1976 di Roman Polanski dove – specifica Hanzelewicz – “un immigrato polacco affitta un appartamento a Parigi per poi ritrovarsi con un senso di straniamento e di non appartenenza, sentendosi appunto straniero in terra straniera”.
“Io sono l’inquilino del terzo piano – afferma l’artista – abito in effetti al terzo piano di una palazzina di Pescara e di qui si apre un piano biografico di cui l’intera mostra è instrisa anche se la direzione scelta è quella dell’universalità”.
“Azzurrino, beigeolino e grigetto – aggiunge Hanzelewicz – sono invece tre colori, o meglio, tre dimensioni che mi accompagnano anche se invisibili nella traduzione esistenziale della vita in arte e viceversa e in questo caso sottolineano la tripartizione degli spazi del Museolaboratorio che ospiterà l’evento e dove sono stati concepiti i lavori”.
Il protagonista della mostra, che gioca con l’arte fin dalla tenera età, fa presente che “sarà in esposizione anche un’opera segnalata lo scorso anno al premio Terna e un work in progress che mi accompagna l’artista dal 2008 realizzato in collaborazione con Sasha Prosperi de ‘Ju Tattoo’ studio dell’Aquila con disegni, sculture, installazioni site-specific, una pizzeria, un duo in concerto e tanto verde poiché nella mostra la flora è il pretesto per innescare un preciso meccanismo di lettura dove ad essere letti e messi in luce, sono elementi di geopolitica, antropologia e storia”.
“Le piante – specifica Hanzelewicz – diventano sintagmi, colte nelle loro peculiarità, piuttosto che nella loro valenza simbolica o considerate come pura forma estetica: la lettura che se ne trae non ha alcuna intenzione scientifica, è semplicemente
interessante, importante”.
Interrogato infine su quanto abbia influito il terremoto nella vita e nell’arte del giovane, Hanzelewicz afferma: “è difficile dirlo, non sono un fan del controfattuale e non so stabilire cosa sia frutto del terremoto e cosa no: molti amici artisti si sono espressi in maniera diretta sulle questioni del terremoto ma personalmente ho un approccio introspettivo; la mia esperienza del terremoto l’ho affrontata in un lavoro presentato a Palazzo Lucarini nel maggio del 2010 dove mi sono avvalso del lavoro di un altro terremotato che è Giuseppe Ungaretti e mi piace concludere con le sue parole: ‘Questo vecchio libro è un diario. L’autore non ha altra ambizione e crede che anche i grandi poeti non ne avessero altre se non quella di lasciare una sua bella biografia. Le sue poesie rappresentano dunque i suoi tormenti formali (…) Egli si è maturato uomo in mezzo ad avvenimenti straordinari ai quali non è stato mai estraneo’ “.






