CHIETI – “Elementi evidenti e univoci depongono nel senso della colpevolezza del medico, al quale deve essere imputato un atteggiamento di grave superficialità”.
Così la Corte dei conti ha condannato un medico della Asl Lanciano Vasto Chieti, ritenendolo responsabile della morte di una paziente di 62 anni. Il noto professionista dovrà pagare 32mila euro all’azienda sanitaria, che aveva già risarcito la famiglia della donna deceduta.
La sentenza è stata depositata solo da qualche settimana, ma i fatti risalgono a 8 anni fa.
La paziente arrivò al pronto soccorso dell’ospedale di Atessa nella notte del 30 ottobre del 2011 perché avvertiva un dolore fortissimo “in regione gastrica associato a vomito alimentare. Il medico di guardia – scrivono i giudici riportando il parere della commissione medico legale – effettuò chiaramente un’erronea lettura del tracciato elettrocardiografico, omettendo completamente di formulare la giusta diagnosi di infarto del miocardio in atto e determinando un inescusabile e irreparabile ritardo nell’approntamento delle adeguate terapie”.
E ancora: “Il decesso della paziente risulta causalmente correlabile alla mancata diagnosi di infarto miocardio acuto al momento dell’ingresso in pronto soccorso. L’omessa diagnosi, la mancata sorveglianza della donna mentre si trovava in Osservazione breve e i mancati trattamenti terapeutici sono da imputare alla negligente condotta del medico di turno”.
Secondo i giudici contabili, dunque, il medico ha commesso errori a catena. I figli della donna hanno citato a giudizio la Asl, davanti al tribunale di Lanciano, per chiedere un risarcimento di 473.535 mila euro. L’azienda sanitaria, acquisito il parere della Medicina legale, ha scelto la strada della transazione, così i familiari hanno accettato 160mila euro di risarcimento.



