L’AQUILA – Il Tribunale dell’Aquila, Sezione Lavoro, con la sentenza 275 del 2015, ha accolto il ricorso presentato da una ex dipendente precaria dell’Ente Parco naturale regionale Sirente Velino, riconoscendole il diritto al pagamento delle differenze retributive, oltre agli interessi legali.

Lo fa sapere l’avvocato Fabio Di Battista, del Foro di Avezzano, che l’ha assistita.

“Il rapporto lavorativo – spiega l’avvocato – era iniziato nel 2001 come lavoratrice socialmente utile (Lsu) e poi proseguito per circa 11 anni, per ultimo in forza di contratti di co.co.co. ed a progetto. Alla fine del 2012 il suo contratto a progetto era scaduto e l’Ente non le aveva confermato l’incarico”.

La dipendente, quindi, ha agito in giudizio nei confronti dell’Amministrazione al fine di accertare la natura subordinata del rapporto intercorso, con conseguente illegittimità dei contratti stipulati e chiedendo, di conseguenza, il pagamento della differenze retributive.

“Il Tribunale, dopo due anni di processo, si è pronunciato con sentenza definitiva, accertando che, a fronte dei suddetti contratti, il rapporto aveva avuto natura subordinata. Se, infatti, in generale, qualsiasi progetto deve avere per definizione, un inzio ed una fine, nei fatti – spiega Di Battista – la professionalità della lavoratrice ricorrente era stata sempre impiegata per rispondere ad una esigenza non solo generale, ma anche stabile dell’Amministrazione”.

“È una sentenza importante, che costituisce un ottimo coronamento di tutto il lavoro che è stato fatto per il riconoscimento della dignità lavorativa, giuridica ed economica della  lavoratrice, impiegata da anni nella Pa con forme contrattuali precarie, in un contesto caratterizzato da una drastica riduzione delle assunzioni rispetto alle effettive esigenze di organico”.

“L’impiego di forme contrattuali come quella di collaborazione coordinata e continuativa e quella a progetto è cresciuta negli ultimi anni in modo esponenziale, anche all’interno delle Amministrazioni pubbliche – conclude l’avvocato – Spesso, tuttavia, queste tipologie mascherano un lavoro che atipico non è, se non nella forma”.