L’AQUILA – La demolizione in corso in queste ore del “palazzo del benzinaio” all’Aquila, così chiamato perché ospitava fino al 2009 un distributore, lascerà un ospite sgradevolissimo e non così facile da rimuovere: le cisterne dell’Eni, la cui rimozione sarà compito proprio del colosso petrolchimico italiano. Che d’altronde è stato velocissimo a chiedere e ottenere il recupero della grande insegna “Agip” che finirà addirittura in un museo.

Lo conferma ad AbruzzoWeb Antonio Marini, ingegnere della Gavioli costruzioni, ditta appaltatrice dei lavori insieme alla Polisini per un importo complessivo di circa 5 milioni di euro, che spiega come i lavori di demolizione stiano procedendo “giorno e notte e anche nel fine settimana, nonostante le difficoltà dovute agli spazi stretti e ai problemi legati alla circolazione. Dovremmo completare oggi la parte di questo lotto”, precisa.

Il braccio meccanico della ruspa disintegra velocemente piani, pareti , tramezzi e mobilio rimasto nelle stanze disabitate da anni: “Non è stato portato via tutto quello che era nelle abitazioni – ammette – Specie nella parte del palazzetto più antico, che è collegata a questo edificio realizzato invece negli anni Cinquanta. I palazzi erano fortemente pericolanti, a un certo punto si tratta di assumersi la responsabilità di correre dei rischi per recuperare oggetti per i quali potrebbe non valere la pena”.

L’edificio più antico non sembra essere di particolare pregio, tanto che non risultano vincoli da parte della soprintendenza ai beni culturali anche se “faremo comunque il possibile per preservare ogni elemento che possa risultare di qualche pregio artistico e storico”, precisa l’ingegnere.

Le macerie rotolano intorno alla ruspa, si vedono pezzi delle coperture in eternit restare appesi e subito tranciati dalla pinza meccanica: un getto d’acqua continuo tiene a bada, insieme alla pioggia, le polveri che inevitabilmente si sollevano e spargono ovunque.

Con o senza mascherine sul viso, l’odore pungente dei detriti entra nel naso: il pensiero è per la pericolosità di quello che si sta respirando.

“C’è un presidio fisso della Asl e la ditta Capriotti, che si occupa della bonifica dell’amianto, ha qui un suo laboratorio operativo 24 ore su 24 – spiega ancora Marini – I pezzi di materiale pericoloso vengono portati a terra e trattati per essere poi smaltiti”.

“Esistono due tipologie di amianto: a matrice friabile, quella dei filamenti e dei rivestimenti, e a matrice compatta, quella delle canne fumarie e delle cisterne, per esempio. Per la matrice compatta, come in questo caso del palazzo del benzinaio, anche frantumando il materiale sappiamo di poter ridurre al minimo la dispersione delle particelle”, evidenzia ancora. 

“Lo smaltimento delle macerie richiederà almeno una settimana di lavoro per la cernita dei materiali, che poi saranno trasferiti nella discarica autorizzata di Teramo – assicura – Per le cisterne, poste a circa 4 metri nel sottosuolo, e che hanno ritardato i lavori di demolizione per la necessaria certificazione di gas free, non sappiamo ancora cosa troveremo. Sarà compito dell’Eni poi provvedere alla rimozione e alla bonifica della zona”, conclude.

Tra le curiosità, almeno fino a quando non sarà ricostruito il nuovo edificio, la demolizione riporterà per un breve tempo l’ingresso di corso Federico II alla condizione di inizi del Novecento, quando la zona si chiamava Piazzetta delle Acacie.

La piazzetta è contornata dal casino Ciarletta, che sovrasta piazzale Paoli, dalla Villa Comunale e dallo stabile che ospitava case, uffici e la redazione del quotidiano Il Centro, anch’esso risalente ai primi anni del secolo scorso, che sarà il prossimo a essere abbattuto.