CHIETI – È di nuovo scontro sulla realizzazione del nuovo ospedale di Chieti, che la Regione Abruzzo vuole affidare al raggruppamento temporaneo di imprese con a capo il colosso veneto Maltauro, che prevede anche la realizzazione di una vasta area destinata a 26 attività commerciali ma il mantenimento dell’attuale numero di posti letto.
Un progetto che Maltauro è stato costretto a rifare dopo che una super consulenza legale commissionata dalla Asl Lanciano-Vasto-Chieti ha detto che secondo il nuovo Codice degli appalti è preclusa la possibilità “di prevedere l’affidamento in concessione di servizi ulteriori e diversi rispetto a quelli strettamente connessi alla gestione dell’opera i cui lavori di costruzione sono oggetto del medesimo contratto di concessione”.
Tra la prima e la seconda versione, tra l’altro, la differenza di costi è di un miliardo di euro.
“Un progetto inutile, del costo complessivo di 2,3 miliardi di euro, che si basa su motivazioni insensate”, è tornato ad attaccare il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che dopo un braccio di ferro con gli uffici della azienda sanitaria ha ottenuto nei giorni scorsi copia del progetto.
Affiancato dai consiglieri comunali azzurri Maura Micomonaco, Emilano Vitale e Stefano Maurizio Costa, Febbo ha puntato l’indice contro il rischio di “perdita del 50 per cento del personale amministrato e tecnico per la chiusura degli uffici acquisti” e “l’affidamento per 30 anni al privato di numerosi servizi, tra cui la manutenzione opere edili e affini, manutenzione aree verdi, servizio energia e manutenzione tecnica impianti, lavanderia e sterilizzazione, ristorazione, pulizia e sanificazione, logistica, assistenza e manutenzione della apparecchiature medicinali, gestione laboratori di biochimica, gestione tecnica e amministrativa di radiologia e medicina nucleare”.
Il consigliere azzurro, però, “confonde i costi di realizzazione (251 milioni) con i costi di funzionamento: si tratta di cose molto diverse, come ci viene insegnato sin dai tempi delle scuole elementari”, secondo il consigliere regionale del Partito democratico Camillo D’Alessandro.
Per Febbo, “con l’affidamento trentennale di tali servizi, l’azienda sanitaria teatina sarà vincolata a uno standard attuale mentre nel lungo periodo sicuramente verranno introdotte nuove tecnologie impiantistiche, costruttive o energetiche – ha spiegato – a cui peraltro potrebbero essere legati possibili finanziamenti (per esempio europei e a fondo perduto), ma l’Asl sarà ingessata da una matassa di cavilli burocratici e normativi”.
“Oggi le centinaia di persone che sono impiegate all’interno della struttura sono regolarmente inquadrate con contratti da lavoratori dipendenti della sanità, magari con mansioni diverse, e conseguentemente percepiscono uno stipendio dignitoso – ha aggiunto Febbo – in futuro saranno rimpiazzate da altrettanti lavoratori magari di agenzie interinali e/o di cooperative a cui verranno imposti orati ridotti e/o comunque saranno sottopagati”.
“Siamo d’accordo sulla necessità di un intervento per il nosocomio teatino – ha detto Febbo – ma sicuramente non in questi termini. Abbattere e ricostruire un edificio che per circa un quarto della sua superficie presenta problemi di cemento impoverito è quanto mai assurdo. L’ho detto e lo ribadisco, ci sono altre modalità per risolvere queste problematiche ovvero intervenire con le nuove tecniche di ingegneria antisismica per puntare al miglioramento dei manufatti esistenti, pensando a un contestuale restyling e opportuna riorganizzazione logistica dell’ex ospedale San Camillo. Inoltre si potrebbe definire il completamento dei laboratori dell’ex Santissima Annunziata, con giovamento per l’economia dell’intera città”.
Nel dettaglio, tra le 26 attività commerciali, sarebbero previsti 750 metri quadrati destinati alla ristorazione, e, tra le altre cose, negozi di cosmetici, telefonica, gioielleria, calzature, alimentari e un’agenzia di viaggi.
“Un mega progetto di questa portata inoltre non affronta una delle reali necessità: i parcheggi”, aggiunge Febbo.
“La cosa più grave però riguarda i posti letto che, nonostante si stia parlando di un’opera mastodontica, resteranno invariati rispetto a quelli di cui si dispone oggi: 437 ai quali si aggiungono i 61 di day hospital e day surgery. Invariato anche il numero delle Unità operative complesse e quindi invariata l’organizzazione ospedaliera complessiva”.
“Senza contare che il nostro nosocomio è clinicizzato e di riferimenti e/o pareri dell’Università non v’è traccia alcuna nei tanti e voluminosi faldoni che contengono il project financing – aggiunge il forzista – . Appaiono quindi ridicoli gli annunci, o meglio le pseudo giustificazioni, messi in giro da qualcuno secondo il quale con questo progetto Chieti avrebbe l’unico Ospedale di II livello in Abruzzo: menzogna bella e buona, ancor di più se viene dai vertici regionali della Sanità e della stessa Asl”.
A Febbo ha replicato con una nota D’Alessandro: “Nella sua diuturna ricerca di visibilità il consigliere Mauro Febbo si occupa oggi di sanità, in particolare dell’ospedale di Chieti che, quando era assessore nei 66 lunghissimi mesi della giunta Chiodi, non si è mai peritato di menzionare nonostante sin dal 2013 si sapesse che era stato costruito con cemento impoverito. A Febbo voglio fare presente che confondere i costi di realizzazione (251 milioni) con i costi di funzionamento è come mischiare le mele con le pere: si tratta di cose molto diverse, come ci viene insegnato sin dai tempi delle scuole elementari”.
“Quanto alla classificazione dell’ospedale al II livello, non è frutto della fantasia di qualcuno ma una precisa statuizione formulata nel decreto 79, quello che disegna il riordino della rete ospedaliera abruzzese. Infine – dice D’Alessandro – è davvero fuori dal mondo la proposta di frammentare il nosocomio teatino in tre sedi (quella attuale, il San Camillo e l’ex Santissima Annunziata): è noto che la dispersione delle sedi porta ad un maggior dispendio economico. L’istruttoria è in mano alla Asl che rimetterà il proprio parere nei termini adeguati. Suggeriamo al consigliere Febbo di scegliere altri temi sui quali cercare visibilità, poiché quello della sanità lo vede confuso interprete di dati orecchiati e non approfonditi”.



