L’AQUILA – “Eviteremo che sulle carte del project finacing del nuovo ospedale di Chieti cada la povere ed entro il 30 giugno completeremo la valutazione. Poi scatterà la vera e propria gara d’appalto”.
Tira dritto e detta i tempi il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e lo fa proprio nella tana del lupo, ovvero in una tesissima commissione di Vigilanza presieduta dal consigliere Mauro Febbo di Forza Italia, il grande oppositore del contestato progetto di finanza per un nuovo ospedale di Chieti da 225 milioni di euro con 500 posti letto, proposto dalla Icm del gruppo Maltauro al posto del Santissima Annunziata, non sicuro dal punto di vista sismico.
Dopo aver avocato alla Regione la responsabilità procedurale del project, togliendola alla Asl provinciale di Chieti, D’Alfonso oggi è stato audito assieme al direttore generale, Pasquale Flacco, dopo che, in due precedenti sedute, non si era presentato.
Per prima cosa il governatore ha ribadito che, entro il prossimo 30 giugno, saranno definiti gli adempimenti connessi all’iter valutativo, come deciso ieri mattina a Pescara, nella riunione di Giunta, quando è stato nominato il nuovo responsabile unico del procedimento, il capo dipartimento Emidio Primavera.
A seguire la pratica, ha confermato, sarà una commissione mista Regione-Asl che sarà chiamata a integrare le attività già svolte ai fini della conclusione dell’iter. A quel punto si darà il via libera alla gara europea in cui la proponente Icm avrà un diritto di prelazione.
In commissione, dopo una lunga introduzione di Febbo, che ha ribadito tutte le perplessità su costi e sul percorso fin qui del project, D’Alfonso ha replicato con un intervento di circa un quarto d’ora, in cui ha stigmatizzato le critiche e illustrato gli argomenti a favore, per poi abbandonare la seduta, non prima di aver lasciato alcuni dossier, per prendere parte ad altri impegni istituzionali.
Una mossa subito contestata da Febbo, secondo il quale, il presidente “non è entrato nelle problematiche e ha abbandonato, senza permettere il contraddittorio, la commissione di Vigilanza senza dare nessuna risposta alle tante sollecitazioni pervenute in questi ultime settimane, dopo ben due riunioni mandate deserte dallo stesso”.
Anzi, per Febbo D’Alfonso continua “testardamente e inspiegabilmente ad andare avanti per la propria strada con l’unico obbiettivo di scippare il clinicizzato alla città di Chieti, visto che la conseguenza sarà una pioggia di ricorsi che renderanno l’intervento impossibile” e tutto questo “a vantaggio della sanità pescarese”, la città di D’Alfonso, ha insinuato.
Durissima anche la stilettata del consigliere del Movimento 5 stelle Sara Marcozzi, che ha definito “offensivo l’atteggiamento di D’Alfonso che ha abbandonato la seduta anzi tempo sottraendosi al dibattito, tenuto conto anche che i numeri che ha snocciolato non coincidono con quelli in nostro possesso”.
Alberto Balducci, vicecapogruppo del Pd in Consiglio regionale, ha replicato a Febbo, accusandolo di continuare “ad entrare a gamba tesa su una vicenda delicata come quella del nuovo ospedale di Chieti, e a raccattare documenti da agitare in maniera strumentale davanti a telecamere e taccuini”.
Uscito dalla commissione, intervistato da AbruzzoWeb, D’Alfonso non ha risparmiato critiche innanzitutto a chi, in Consiglio regionale e fuori di esso, “ha un atteggiamento religioso di contrarietà ideologica e quasi totemica al project financing. Io invece – ha rivendicato – ho un approccio laico, illuminista, su quello che mi offre l’ordinamento, facendo sì che prevalga in modo implacabile l’interesse pubblico”.
Di seguito il presidente ha riassunto quanto sostenuto in commissione, assicurando di avere “messo in evidenza i dati oggettivi. Il primo è che c’è una norma nazionale che consente il ricorso allo strumento del project financing – ha elencato – il secondo è che, nel caso dell’Abruzzo, nell’aprile 2014, nella legislatura passata, è stata depositata una proposta di cui noi abbiamo assunto con le nostre forze amministrative l’onere dell’istruttoria, che deve stressare tutti i numeri della proposta”.
“Il primo numero – è entrato nel merito D’Alfonso – è il costo della cittadella sanitaria, i 251 milioni del proponente saranno stressati fin dove il valore di mercato ci consentirà”. Il secondo numero è quello del costo dell’esercizio ospedaliero, dei vari servizi che, in base alla proposta oggi al vaglio di Regione e Asl, saranno gestiti direttamente da chi vincerà l’appalto, per rifarsi dell’investimento per realizzare il nuovo ospedale.
“Questi servizi costano oggi alla Asl 51 milioni di euro l’anno. Il proponente è sceso a 42 milioni, cifra che può essere abbassata ancora – ha sottolineato il governatore – Il terzo numero è quello del canone annuale di concessione, che il proponente quantifica in 11 milioni di euro l’anno: noi vogliamo che scenda significativamente, come pure la durata della convenzione, a oggi fissata in 30 anni”.
D’Alfonso ha comunque ribadito che la copertura dei costi per la Asl “rimarrà dentro i costi di gestione, e i canoni saranno minimali. Faremo un’ottima istruttoria e poi faremo la gara – ha promesso – Sarà un buon servizio reso alla collettività alla sanità dell’area metropolitana di Chieti”.
Ha poi ricordato che altre regioni hanno scelto di realizzare ospedali e altri grandi opere con lo strumento del project, “Regioni – ha ironizzato – che non hanno certo venduto l’anima al diavolo, anche perché con le procedure ordinarie ci vogliono in media 30 anni per fare un nuovo grande ospedale, con il project si ha invece certezza di celerità. Anche per questo è sbagliato demonizzarlo e seguire la logica del ‘non faccio nulla perché temo gli inganni'”.
D’Alfonso ha infine ribadito che “abbiamo coinvolto da subito l’Autorità nazionale anti-corruzione, per verificare passo passo la piena correttezza procedurale”. Proprio quell’Anac a cui la grillina Marcozzi ha già inviato una segnalazione su presunti illeciti.
Questa mattina, va infine ricordato, il parlamentare teatino Fabrizio Di Stefano, Forza Italia, ha presentato un’interrogazione al ministro della Salute Beatrice Lorenzin “per chiedere quali valutazioni e quali urgenti iniziative intende adottare per contrastare le numerose incongruenze e criticità insite sull’iter del project financing per la realizzazione del policlinico di Chieti”, visto che esso prevede “un contratto di gestione di affidamento di servizi pari a 70 milioni annui per 30 anni e richiede un investimento pubblico di 10 milioni di euro annui per 30 anni. In tutto 2 miliardi e 400 milioni di euro, un po’ troppi per un semplice ospedale”.




