CHIETI – Non si placano le polemiche a seguito dell’istruttoria aperta dall’Agenzia Nazionale anti corruzione (Anac), sull’iter del project financing del nuovo ospedale di Chieti da 500 posti e presentato dall’Icm del gruppo Maltauro, in sostituzione del vecchio e insicuro Santissima Annunziata. L’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci e il consigliere Camillo D’Alessandro fanno infatti quadrato intorno al presidente della Regione Luciano D’Alfonso, che in una precedente conferenza stampa ha messo in dubbio i contenuti di quella istruttoria, attivata da una segnalazione del consigliere regionale del Movimento 5 stelle Sara Marcozzi, in quanto in essa si chiedono lumi sull’esito della dichiarazione del pubblico interesse, che ancora non è stata effettuata dalla Asl, e sui documenti relativi all’esito della gara, che però farà seguito alla dichiarazione di pubblico interesse. Accusando dunque la Marcozzi di aver fornito informazioni lacunose all’Anac, e di aver “indotto in errore” e “raggirato” il dirigente Filippo Romano, che sta curando la pratica.
Ma a sentirsi indebitamente sotto accusa dalle parole di D’Alfonso è l’Anac stessa e, da quanto si apprende, forte è l’irritazione negli uffici romani di via Minghetti.
Nella conferenza stampa D’Alfonso aveva annunciato che “impiegheremo 30 minuti e non 30 giorni a rispondere al dirigente Anac Filippo Romano, e soddisferemo tutte le sue premure relative alla consistenza del canone del project financing del nuovo ospedale di Chieti, che sarà contenuto al massimo consentito”.
A ribadire ora la stessa linea sono Paolucci e Dalesandro, in un’infuocata conferenza stampa tenuta assieme al segretario regionale del Partito democratico, Marco Rapino, al capogruppo dei democratici in Regione, Sandro Mariani, convocata per difendere il presidente dall’opposizione “denuncista”, e “senza idee e proposte” in merito alle recenti inchieste giudiziarie che vedono coinvolto il governatore abruzzese. Ampio spazio è stato però dedicato al project finacing dell’ospedale di Chieti.
Paolucci ha infatti ribadito l’anomalia delle richieste dell’Anac, presumibilmente “male informata” da chi, la Marcozzi, non avrebbe fornito lei tutte le puntuali informazioni.
Nella lettera dell’Anac si scrive che “merita approfondimento la verifica di convenienza a ricorrere alla finanza di progetto rispetto a una ordinaria procedura di appalto con richiesta di finanziamento alla Cassa depositi e prestiti e gara pubblica con progettazione definitiva”.
Spiega però Paolucci, che è anche assessore al bilancio: “un ricorso alla Cassa depositi e prestiti è impossibile per la regione Abruzzo, la nostra capacità di indebitamento è pari allo zero”.
Ad ogni buon conto Paolucci invierà all’Anac una nota dei suoi dirigenti per confermare “con assoluta certezza, nell’attuale quadro normativo, la possibilità o meno per la Regione Abruzzo, di incrementare la capacità di indebitamento per una cifra pari a 250 milioni”, il costo del project, o anche in parte minore. Un eccesso di zelo, per Paolucci, visto che, “come dovrebbe sapere ogni consigliere – e il riferimento è alla Marcozzi – questa possibilità non ce l’abbiamo”.
Paolucci ribadisce poi, come fatto da D’Alfonso, che nella lettera dell’Anac vengono richieste documentazioni che la Regione non può ancora avere.
“L’Anac ci chiede documentazione inerente la proposta del promotore. Ma essa non esiste ancora, il promotore in questa fase è ancora proponente, visto che l’istruttoria è ancora in corso. Come tutti sanno non esiste ancora la dichiarazione di pubblica utilità che ci viene richiesta, con il quadro economico finanziario e la scheda dei rischi per la Regione, e maggior ragione non ci sono ancora i verbali di una gara, che sarà fatta eventualmente solo dopo la dichiarazione di pubblica utilità”.
Paolucci però imputa la responsabilità di tutto ciò a chi ha fornito all’Anac “informazioni non complete e non corrette”.
Inoltre Paolucci fa notare che nella lettera “mai si cita il fatto che con il project si vuole far fronte al problema annoso della vulnerabilità sismica del vecchio ospedale”.
E attaccando l’opposizione in Regione Paolucci chiede “se ha o non ha a cuore la sicurezza sismica. Voglio ricordare infatti che siamo riusciti a sgomberare i corpi C ed F del vecchio ospedale, quelli più insicuri, solo perché abbiamo aperto il palazzo del reparto cardio-chirurgico, altrimenti sarebbe stato un dramma. E ricordo anche che sono in corso verifiche anche su altri corpi dell’ospedale, che potrebbero essere non positive”.
Infine Paolucci ricorda che “per un edificio vecchio come il Santissima Annunziata l’adeguamento sismico, come proposto dalle opposizioni, è complicatissimo, anche se un ipotesi che non viene ignorata”.
Tira dunque le somme del ragionamento D’Alessandro: “A Chieti c’è un ospedale che ha gravi problemi di sicurezza sismica. Risolviamo il problema o non dobbiamo fare nulla? Vogliamo condannare Chieti ad avere per sempre un ospedale incidentato, e solo perché bisogna avere paura dei denuncisti?”
“Se per la Regione non è possibile fare un mutuo – conclude dunque D’Alessandro – non ci sono che due alternative: o non si fa il nuovo ospedale, oppure lo si fa con lo strumento del project. L’opposizione che si oppone al project dicesse allora che non vogliono il nuovo ospedale. Ma si guardano bene dal dirlo: loro fanno le denunce ed è anche singolare che all’ Anac non dicono che c’è una parte del vecchio ospedale che è insicuro”.
A contestare la ricostruzione dell’accaduto da parte di D’Alfonso, Paolucci e D’Alessandro è la Marcozzi, secondo cui “dalle segnalazioni inviate, si evince agevolmente che non si è mai parlato di gara avviata, piuttosto abbiamo informato l’Anac attraverso le delibere di giunta approvate e alcuni documenti del proponente, e abbiamo chiesto ai destinatari delle missive vagliare l’economicità, come peraltro previsto dal regolamento emanato da Anac, e la fattibilità rispetto al limiti previsti per le opere fredde, motivi ritenuti fondanti dal Rup Anac”.
Va infine chiarito che l’istruttoria aperta dall’Anac non interrompe l’iter, in giorni in cui si attende come imminente la dichiarazione di pubblico interesse da parte della Asl. Si tratta infatti solo di un’azione di vigilanza. E ulteriori decisioni, come al limite l’interruzione dell’iter, potrà essere presa solo dopo l’analisi della documentazione e audizione dei soggetti interessati. Filippo Tronca



