L’AQUILA – Lo spirito che ha animato il convegno è quello di guardare avanti andare oltre il covid una battaglia che stiamo vincendo, ma ora non dobbiamo dimenticare che ci sono altre minacce da affrontare, altri virus da combattere che non sono certo svaniti nel nulla. Basti pensare all’epatite E che incide proprio nel centro Italia compreso l’Abruzzo.  A destare preoccupazione è l’influenza aviaria. Partendo dalla considerazione che il 70% delle epidemie è causata da dall’antropozoonosi, ovvero del passaggio  dagli animali all’uomo dei virus, e questo è una importante indicazione in termini di prevenzione e contrasto”

Così nell’intervista streaming  Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila, per un bilancio del convegno “Oltre il covid-19 stato dell’arte sulle infezioni virali”, che si è tenuto in presenza ieri a L’Aquila.

Il convegno ha visto la partecipazione degli infettivologi abruzzesi, dell’Istituto Superiore di Sanità e della Università Cattolica. L’evento è stato numero chiuso, per rispettare le normative anti assembramento anti pandemia.  Tra i luminari protagonisti, Annarita Ciccaglione, componente dell’Istituto superiore di sanità e di Simona di Giambenedetto,  docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Arturo Ciccullo, infettivologo del Gemelli, solo per citarne alcuni.

Il convegno si è occupato  non solo di covid, e long covid, ma di altre infezioni, come l’Hiv, l’epatite C e l’epatite E. Affrontato anche il tema dell’antropozoonosi, quindi delle infezioni che possono passare dall’animale all’uomo, che è anche il caso del covid-19, secondo almeno le tesi più accreditate.

“Le altre patologie non dico che sono state trascurate – spiega Grimaldi – ma sicuramente sono passate un po’ in secondo piano ma hanno continuato a circolare, e quindi è stato importante, tra noi addetti lavori, fare un po’ il punto della situazione, per così dire tornare a serrare i ranghi anche su altri fronti”.

“Abbiamo concentrato l’attenzione in particolare sull’epatite E – spiega Grimaldi -, che incide   proprio nel centro Italia, in alcune zone del Lazio e dell’Abruzzo, delle Marche, oltre che in Sardegna. Si trasmette con le carni animali, di maiale e cinghiale, e può diventare potenzialmente un’epidemia, anche se finora siamo riusciti a circoscriverla. Due anni fa abbiamo effettuato uno studio in collaborazione con l’Iss e l’Istituto Spallanzani, e sono stati calcolati una trentina di casi. Le terapie che abbiamo a disposizione possono non risultare efficaci contro questa tipologia di epatite, che è dunque pericolosa”.

“L’importante è conoscere il rischio e agire sulla prevenzione – conclude Grimaldi -. Ricordiamo che non molto tempo fa era endemica nelle nostre zone la brucellosi, la febbre maltese, legata al contatto stretto con alcuni animali, e l’utilizzo di prodotti caseari. In l’Abruzzo e in  Sardegna erano diffuse le cisti da echinococco che colpivano fegato il polmone, oggi sono quasi scomparse. I rischi maggiori in futuro è quello dell’influenza aviaria che hanno origine degli allevamenti intensivi in particolare di polli”, conclude Grimaldi.

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