L’AQUILA – C’è chi la definisce “un’inutile operazione nostalgia”, chi vuole capire bene di cosa si tratta, chi chiede di recuperare i valori di riferimento di un tempo: la rinascita di Forza Italia, prima solo annunciata da Silvio Berlusconi e oggi prepotentemente affermata con l’affissione dei primi manifesti per le strade di Milano, travaglia il mondo composito degli ex di Alleanza nazionale.
In realtà in pochi digeriscono un ritorno alla bandierina tricolore che nel 1994 fece il suo esordio, cambiando la storia recente della nazione, ma la “ragion di Stato” impone prudenza e tatticismi, in attesa di definire esattamente i contorni della nuova operazione, più mediatica che politica, lanciata dall’ex premier.
Se i berlusconiani più convinti hanno subito fatto a gara a esultare di fronte all’ennesima trovata del Cav, vedi un recente articolo di AbruzzoWeb, agli esponenti del Popolo della libertà arrivati nel partito “da destra” la scelta di tornare alle origini suscita più di una perplessità.
Per il loro riferimento regionale, il vice coordinatore abruzzese e deputato del Pdl Fabrizio Di Stefano, “il problema non è il contenitore, ma le idee di cui è riempito”, senza negare che il quadro “è complesso e in continua evoluzione, in cui l’unica certezza è al centralità di Berlusconi”, che però, dopo la sentenza Mediaset, è incandidabile.
Di Stefano ritiene il Pdl un progetto ancora valido: “anche il leader dell’Unione di centro, Pier Ferdinando Casini, si è espresso sottolineando l’importanza di una grande coalizione che abbia come punto di riferimento il Partito popolare europeo, e ciò va nel segno del percorso delineato nel momento in cui scegliemmo di dar vita a un raggruppamento di centrodestra a vocazione maggioritaria”.
In ogni caso, per Di Stefano, “se restano fermi i valori di riferimento, la questione del nome è secondaria”.
Addirittura, secondo l’assessore regionale Gianfranco Giuliante, come Di Stefano con un lungo trascorso prima nel Movimento sociale e poi in An, “sono le categorie destra e sinistra a essere abbondantemente superate, se dovessi identificare un luogo dove vorrei essere è ‘altrove'”.
In generale “questo riedizione di Forza Italia si fonda su richiami molto generici e senza un quadro di insieme è una cosa che non può essere valutata”.
“Certo – conclude con la consueta ironia Giuliante – se i neo-forzisti dovranno essere belli ed eleganti partirei con l’handicap”.
Ma è l’ex parlamentare Marcello de Angelis il più diretto, e anche il meno “abbottonato”: “le operazioni nostalgia non funzionano, lo spirito del ’94 andava bene allora, non oggi, in 20 anni è cambiato tutto”.
“Non sentiremo mai nessuno parlare male della Forza Italia 2.0 da chi ha ruoli elettivi, perché non vuol correre il rischio di rimanere fuori dai giochi – sottolinea – mentre chi come me non ha incarichi può parlare tranquillamente”.
“Questa Forza Italia è Forza Silvio – aggiunge de Angelis – d’altra parte con la probabile abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, Berlusconi dice ‘i soldi li metto io, faccio ciò che voglio’, e non è secondaria la circostanza che economicamente il Pdl è una ‘bad company’ con i conti disastrati, forse anche per questo c’è la volontà di buttarlo a mare”.
“Quanto alla ‘riserva indiana’ in cui rinchiudere gli ex An – è l’analisi – non è una novità: Berlusconi lo fece anche all’epoca della fondazione della Destra di Francesco Storace, tanto sa perfettamente che dovranno necessariamente allearsi con lui per avere delle chance di entrare in Parlamento e nei vari consigli regionali”.
“Basta leggere i numeri usciti dalle urne alle ultime politiche – spiega – tutta l’area ‘di destra’ ha raccolto meno del 3%, è un dato di fatto, non ci sono i voti”.
“In questa strategia, c’è poi da tenere in conto il ruolo recitato dai cosiddetti ‘falchi’ – dice ancora de Angelis, che spingono per mollare quella che ritengono una zavorra semplicemente per ridurre i posti a tavola”.
“Se ci sarà un futuro per un partito identitario di destra – sostiene l’ex senatore ed ex deputato abruzzese – questo passerà solo dalla capacità di scrollarsi di dosso il passato, recuperare certi valori e declinarli in maniera credibili, con facce nuove”.
“In tanti dovrebbero togliersi da in mezzo i piedi, a cominciare dal sottoscritto – conclude – e chi ha avuto responsabilità di governo o di responsabilità, tra l’altro con ruoli di primissimo piano, dovrebbe farsi un esame di coscienza e riconoscere che, in 20 anni, non è stata costruita una classe dirigente degna di questo nome per il futuro del Paese, anzi, è stato distrutto quanto di buono c’era nel nostro ambiente”.





