L’AQUILA – Solo “beceri attacchi”, “si tratta di una nomina sì politica, ma che tiene conto delle mie competenze dirette nell’ambito della cultura: ho una qualifica da operatore culturale, due lauree, un master in dirigenza e un corso di perfezionamento. Il mio curriculum parla chiaro. La vicenda è oggetto di querela. Ribadisco che è la terza volta che questa parte politica, con D’Alfonso e Pietrucci in testa, fa queste uscite, a ogni mio passo”.
Sono le parole, rilasciate al quotidiano Il Centro, da Laura D’Ambrosio, che dopo giorni di roventi polemiche, che hanno innescato un caso scoppiato in Abruzzo e arrivato ad occupare le cronache nazionali, interviene in merito alla sua contestata nomina come componente del rivvonato Consiglio di amministrazione dei Musei archeologici nazionali di Chieti – Direzione regionale Musei nazionali Abruzzo.
D’Ambrosio, designata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli – insieme a Giorgio Fraccastoro, presidente della Saga, società che gestisce l’aeroporto d’Abruzzo, Michele Martinelli e Marco Giglio – era stata al centro delle cronache in quanto, in qualità di dirigente dell’Istituto comprensivo di Nereto, venne contestata dai genitori degli alunni dopo una rievocazione, “in cui agli studenti veniva imposto di cantare Faccetta nera”, la denuncia del Pd che ha parlato anche di promozione dei “bocciati” dai cittadini perché D’Ambrosio era stata candidata nelle liste di FdI per le Regionali che nel 2024 hanno portato alla storica riconferma del centrodestra guidato dal meloniano Marco Marsilio.
Una ricostruzione già smentita da Marsilio che ha parlato di “attacco squadrista” del deputato dem Luciano D’Alfonso che, in realtà, in una nota, ha rilanciato quanto denunciato in un primo momento dal consigliere regionale Pd Pierpaolo Pietrucci.
Nell’intervista al Centro D’Ambrosio sottolinea: “Non ho partecipato alla scelta. Ho saputo prima degli attacchi alla mia persona, poi della nomina, avvenuta solamente in serata”.
In merito alla vicenda “Faccetta nera” chiarisce: “Quella è solo una becera strumentalizzazione che dura da tre anni, da quando mi sono candidata alle Regionali; hanno tirato fuori una storia alla quale sono completamente estranea. Non sono stata la protagonista dell’episodio. Ero sì la dirigente dell’istituto scolastico di Sant’Omero e Nereto ma non ero a conoscenza di quanto fatto dall’insegnante. Nella loro narrazione, gli esponenti Pd fanno sembrare che sia io quella che va nelle classi a far cantare Faccetta nera”.
“A ogni mia azione, sin da quando mi sono candidata in Regione nel 2024, ottenendo un buon risultato, c’è questa eco infamante sul mio nome, oltre che infangante, e che non ha proprio fondamento: la vicenda non riguarda la mia persona in maniera diretta. Ripeto e sottolineo: ero la dirigente, non l’insegnante. C’è stato un procedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante responsabile di aver fatto intonare agli alunni Faccetta nera. Episodio che è stato affrontato e si è concluso, ma a loro piace continuare a strumentalizzare, a insinuare.
Un “accanimento evidente” per D’Ambrosio: “Tutta questa storia non sarebbe nemmeno uscita fuori se non fosse stato per la mia candidatura alle regionali, altrimenti non sarei stata oggetto di interesse per nessuno”.
In merito alla nomina: “riguarda il consiglio di amministrazione, non un profilo di dirigenza. Non sono la direttrice del museo. Ed è un incarico senza remunerazione, a titolo gratuito. E tengo a chiarire un’altra cosa. Da quando sono in politica ho dovuto rinunciare a molti incarichi remunerati, quindi ci ho pure rimesso. Sono meravigliata da tutta questa attenzione nei miei confronti”.





