L’AQUILA – Anche un aquilano ha vissuto una tragedia simile a quella del centrocampista Piermario Morosini, ma fortunatamente è ancora vivo.

Roberto Nardecchia, all’epoca arbitro della serie A di basket, deve la vita all’intevento del massaggiatore del Rimini che utilizzò subito un defibrillatore quando accusò un malore.

Nel lontano 10 febbraio 2005 Nardecchia fu colpito da arresto cardiocircolatorio poco dopo aver svolto una delle prove fisiche in programma nel raduno dei fischietti al ”Palaflaminio” di Rimini: il malore fu accusato alla conclusione del test “Shuttle”, considerato da tutti gli arbitri della palla a spicchi come uno dei più “tosti”.

Nulla faceva presagire quel malore, perché l’ex direttore di gara aquilano, all’epoca alla sua undicesima stagione di attività in serie A, è sempre stato uno dei primi nei test biennali per poter arbitrare.

Nardecchia rimase in coma per tre giorni all’ospedale di Rimini e fu operato al cuore nella città dell’Emilia Romagna, poi a Milano, seguito dal medico dell’Armani Jeans Basket e altre due volte a Pescara dal cardiologo Leonardo Paloscia, che sabato scorso è stato uno dei primi soccoritori di Morosini.

Nardecchia non ha mai dimenticato la sua fortuna e ha cominciato a condividere la sua triste avventura per informare tutti dell’importanza del defibrillatore.

”Me lo hanno chiesto i medici – dice Nardecchia – e non me lo sono fatto ripetere due volte. Continuo a essere testimonial in vari congressi e appuntamenti sulle malattie del cuore, soprattutto quelli dedicati agli sportivi”.

”Da allora – aggiunge Nardecchia – festeggio due compleanni: quello della mia nascita (domenica scorsa tra l’altro ha spento le sue prime 50 candeline, ndr), e quello del tragico episodio”.

Dopo quello che è accaduto per Nardecchia sarebbe consigliabile avere una vita tranquilla e fare molta attenzione agli sforzi, e invece “Bob” continua con il tran tran quotidiano quasi come se non fosse successo nulla.

Oltre a essere impiegato della prefettura dell’Aquila, è responsabile della Scuola minibasket insieme al fratello Paolo, dove svolge l’attività di istruttore, ha l’incombenza di trovare fondi per la costruzione del “Palangeli”, una struttura sportiva. Inoltre è impegnato nella Commissione nazionale arbitri come responsabile dei miniarbitri, una nomina voluta dal presidente della Federbasket Dino Meneghin.

“Voglio dare tutto me stesso per gli altri – conclude Nardecchia, che è stato anche un giornalista collaboratore della redazione aquilana del quotidiano Il Messaggero e della rivista sportiva L’Aquila Sport – e credo che solo chi ha rischiato di morire può capire le mie motivazioni. Sono riuscito anche a superare gli esami per arbitrare di nuovo anche se non ho più diretto una gara”.