L’AQUILA – “Mio marito insieme ad altri colleghi vigili del fuoco ha rischiato di morire nell’incendio del Monte Serra”.

Sono ore molto difficili per Francesca De Amicis, giovane aquilana di Tempera sposata con un vigile del fuoco di Pisa, Michele Morelli, conosciuto nell’estate del 2009 durante l’emergenza sisma in Abruzzo, impegnato nelle operazioni per spegnere l’incendio che si è sviluppato sul Monte Serra e che ha causato settecento sfollati tra Calci e Vico.

Morelli ha prestato servizio, tra l’altro, oltre che per il terremoto del 2009 in Abruzzo, per quello del 2012 in Emilia-Romagna.

La Regione Toscana ha dichiarato lo stato di emergenza per una situazione davvero drammatica, come provato dalle parole di del comandante dei vigili del fuoco di Pisa, Ugo D’Anna, “Abbiamo rischiato di perdere due squadre nello spegnimento di un grosso incendio in un bosco”.

“Sono arrivati per primi quindi non avevano idea di cosa li aspettasse. Sono saliti per la strada di montagna e son rimasti bloccati per quaranta minuti circondati dall’incendio”, racconta su Facebook la De Amicis, figlia del molto conosciuto attivista politico aquilano Alfonso.

“Mio marito è un vigile del fuoco – ha spiegato la De Amicis – ed è di turno da ieri sera. Stanno operando sull’incendio che sta devastando Calci. Questa mattina durante la videochiamata su WhatsApp mi ha mostrato gli occhi rossi pieni di fumo e mi ha raccontato della difficoltà a respirare. Molto probabilmente sarà di turno fino a stasera alle otto per coprire il servizio della caserma.

Tutto ciò per uno stipendio che non sto neanche a dire perché poi mi salterebbero i nervi”.

“Questo – ha proseguito la giovane aquilana – per dirvi che quando applaudite ai tagli alla spesa pubblica ed al pubblico impiego, applaudite a meno vigili del fuoco e meno servizi a noi cittadini. Meno medici, meno insegnanti, eccetera. Con la storia di quattro furbetti dei cartellini ci hanno costruito una enorme bolla per giustificare tagli ingiustificabili in questi anni. Tutta una poltiglia da dare in pasto a quattro creduloni da bar che non saprebbero di cosa parlare altrimenti”.

“Detesto la retorica delle istituzioni che li appella ‘angeli del soccorso’, ‘angeli del terremoto’, ‘angeli del fango’ nelle tragedie da prima pagina salvo poi trattarli a pesci in faccia nel quotidiano ‘scordando’ misteriosamente di investire soldi per il rinnovo dei contratti e dei mezzi. Comunque sia, viva i vigili del fuoco e viva il pubblico servizio”, ha concluso. (r.s.)