L’AQUILA- “Ieri sera è avvenuto l’incredibile: una moltitudine di gente è accorsa”.

Così Paolo Giorgi, della Fraterna Tau Onlus, racconta l’iniziativa spontanea dei cittadini alla Mensa dei poveri, nata per portare “conforto e sostegno” a un gesto di accoglienza dei migranti da settimane senza un tetto, definito dall’associazione “un atto di fraternità: accogliere lo straniero”.

In una nota, Giorgi richiama un imperativo “non soltanto religioso, evangelico, ma anche umano e civile”, come “legge morale indelebile nelle coscienze dell’uomo” che, si legge, “va ben oltre le leggi civili correnti”, ritenute comunque “necessarie e importanti”.

Giorgi definisce “commovente” la risposta ricevuta intorno ai migranti accolti nei locali della Mensa e cita il ritorno di molti amici di padre Quirino Salomone: gli “Uomini della Promessa”, gli “Eccomi”, come “soleva chiamarli lui”, arrivati “con buste di abiti e di viveri” a confermare “quell’impegno morale verso i poveri. Alla serata – aggiunge – erano presenti anche rappresentanti di “varie associazioni e di partiti”, ringraziati per “impegno e sostegno”.

“I partiti svolgono un ruolo fondamentale per la vita quotidiana dei cittadini” e “fare politica è l’atto di carità più importante che si possa esercitare”, si legge nel testo.

Sul tema dell’immigrazione, prosegue la Fraterna Tau, “si è aperto un dibattito pubblico in città”, con posizioni “di destra” e “di sinistra” che “manifestano le loro idee e proposte”.

Da parte dell’associazione l’appello è rivolto a donne e uomini “di buona volontà” che, “a prescindere dalle appartenenze partitiche”, interrogano “le proprie coscienze”.

La nota invita infine a mantenere il confronto “nei limiti del rispetto di tutti, senza offese per nessuno”: un dibattito “improntato nello spirito di contribuire pacificamente alla soluzione dei problemi posti” e non “a difesa di proprie posizioni strumentali”.

In chiusura un richiamo all’identità cittadina: “Confidiamo, per quanto possibile, nel buon senso dei cittadini di una città che sa amare e sa perdonare”, fino alla domanda finale: “La città del Perdono? Della Pace? Ci crediamo… e ci speriamo”.