TERAMO – Cresce ad Ascoli Piceno l’attesa per la decisione del gip del Tribunale, Carlo Calvaresi, che deve rispondere alla Procura ascolana che giovedì scorso ha chiesto l’arresto di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell’Esercito, unico indagato per l’omicidio di sua moglie, Carmela Melania Rea.
Calvaresi sta esaminando almeno da venerdì scorso la corposa documentazione dell’inchiesta sul caso, 88 pagine, per verificare se ci sono tutti i presupposti e gli elementi per attuare il mandato d’arresto o respingere la richiesta dei pm che hanno condotto l’indagine, da tre mesi ad oggi.
Da circa mezz’ora due ufficiali in borghese dei carabinieri di Ascoli sono entrati in Tribunale accompagnati da altri due colleghi.
Non è chiaro al momento se i due siano entrati nella sede degli uffici giudiziari ascolani per prelevare un decreto o un documento legato in qualche maniera al caso dell’omicidio di Melania Rea.
Salvatore Parolisi intanto è atteso di nuovo presso la Caserma Clementi di Ascoli, 235° Reggimento Piceno, intorno alle 14.30 del pomeriggio.
Qui dovrebbe restare per tutta la settimana, avendo però ora un semplice incarico amministativo e non piu’ di istruttore di reclute femminili.
Parolisi, intanto, ha ritirato nella caserma dei Ris di Roma l’auto che gli era stata sequestrata, e con questa sta viaggiando verso Ascoli, dove riprenderà servizio.
È stato accompagnato a Tor di Quinto, a Roma, da un parente, ed è ripartito da solo per Ascoli.
L’auto gli era stata sequestrata alcune settimane fa, per consentire ai carabinieri del Ris di svolgere alcuni accertamenti, in particolare sul portabagagli.
I difensori del caporalmaggiore dell’esercito hanno lasciato intendere che non sono state trovate tracce che possano costituire prove a carico del loro assistito.
Intanto questa mattina il legale della famiglia Rea, l’avvocato Mauro Gionni, ha depositato istanza per la desecretazione della perizia medico legale.
È piuttosto vario il quadro delle possibili scelte del gip Carlo Calvaresi, al quale la Procura di Ascoli Piceno ha chiesto l’arresto di Salvatore Parolisi, unico indagato per l’omicidio della moglie Melania Rea.
Ma tutte le scelte puntano in una direzione, la trasmissione dell’intero fascicolo al gip di Teramo.
I risultati dell’autopsia sul cadavere della ventinovenne di Somma Vesuviana hanno infatti ormai definitivamente fissato come luogo del delitto il Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, in territorio abruzzese.
Se Calvaresi decidesse di accogliere la richiesta dei pm, potrebbe contestualmente dichiarare la propria non competenza territoriale e inviare gli atti a Teramo.
Comunque vadano le cose, sempre in caso di arresto, il gip ascolano deve procedere immediatamente con l’interrogatorio di garanzia o comunque entro un termine di cinque giorni.
In quella sede, se emergessero nuovi elementi o se il magistrato arrivasse a un diverso convincimento, potrebbe addirittura revocare la misura cautelare.
Ma rimarrebbe sempre in piedi la trasmissione dell’intero fascicolo al gip abruzzese.
Trasmissione ancora più immediata se Calvaresi, al lavoro sui voluminosi faldoni del caso Rea da vari giorni, decidesse di non accogliere la richiesta dei pm ascolani.
Quanto al gip di Teramo, dovrebbe in pratica ripartire da capo, come se la richiesta di arresto fosse arrivata a lui: esame delle carte, accoglimento o rigetto dell’istanza e, nel caso, nuovo interrogatorio di garanzia nel giro di 20 giorni dalla trasmissione degli atti.
Impossibile un supplemento di indagine, che si usa solo in caso di richiesta di archiviazione da parte della Procura.
Insomma è un quadro talmente fluido che fa ipotizzare, in via più che altro teorica, anche la possibilità di applicare misure cautelari diverse: arresti domiciliari, obbligo di firma, obbligo di residenza e così via.
COMANDANTE CARABINIERI: “NESSUN INTERROGATORIO OGGI PER PAROLISI”
“Non è previsto alcun interrogatorio di Salvatore Parolisi, come qualcuno ha detto oggi”, queste le parole del comandante provinciale del carabinieri Alessandro Patrizio.
“Il militare – aggiunge il comandante – è stato sentito già ampiamente sia prima, come persona non indagata che dopo, come indagato e con l’assistenza dei legali, ora però la palla passa a lui perchè nell’ultimo interrogatorio in tribunale ad Ascoli, davanti ai magistrati si è avvalso della facoltà di non rispondere, non confermando la sua versione dei fatti e non fornendo una versione alternativa: Parolisi ci deve ancora dire la sua verità su quanto accaduto”.
Il caporalmaggiore è tornato in servizio questo pomeriggio presso la caserma Clementi di Ascoli, dove lavorava prima come istruttore ed ora è assegnato a mansione amministrative.






