CHIETI – Appena qualche giorno prima dell’evacuazione del centro commerciale Megalò di Chieti per il rischio di esondazione, l’Autorità dei bacini di rilievo regionale dell’Abruzzo e del bacino interregionale del fiume Sangro, con una lettera rimasta senza risposta del segretario generale, Michele Colistro, al presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha annullato il parere autorizzativo espresso un anno prima dalla precedente gestione dell’Autorità.

Una decisione presa in quanto per Colistro le opere realizzate a difesa del centro commerciale “non garantiscono la sicurezza in caso di inondazione”, proprio come accaduto ieri.

Intanto la riapertura del centro commerciale, che era fissata per giovedì, avverrà invece domani, come stabilito da un’ordinanza del sindaco teatino, Umberto Di Primio.

Nell’annunciare la riapertura, sul rischio esondazione si esprime con una nota anche la direzione commerciale del centro: “La violenza delle precipitazioni temporalesche ha certamente messo a dura prova la nostra struttura ma, d’altro canto, è da registrare come positiva la perfetta tenuta dell’argine che costeggia l’area antistante il Fiume Pescara e che copre, per la sua intera lunghezza, il parcheggio del nostro centro commerciale”.

Ma il parere dell’Autorità, che dice tutt’altro, è destinato a far discutere e a porre le basi per altri provvedimenti restrittivi.

Il nuovo segretario ha infatti previsto il rischio idrogeologico che minaccia il centro commerciale, il più grande della regione, e, riformando il precedente parere dell’Autorità, ha lanciato l’allerta, già espressa in più lettere inviate a vari referenti istituzionali.

L’ultima di queste, datata 27 novembre, era indirizzata al governatore Chiodi, ad alcuni componenti della sua Giunta, Angelo Di Paolo, Mauro Febbo e Gianfranco Giuliante, e ai direttori dei settori Lavori pubblici, Pierluigi Caputi, e Affari della presidenza, Antonio Sorgi, nonché ad altre strutture regionali competenti.

Nella missiva Colistro rileva che la costruzione dell’argine posto a protezione di Megalò è stato realizzato solo per un tratto, di circa un chilometro, lasciando “indifesa agli eventi di piena” l’area; segnala inoltre che mancava il collaudo sismico dell’opera e che in seguito ad alcune verifiche, c’è un “grado di sicurezza non adeguato”.

Inoltre, sottolinea che “l’argine è stato realizzato in assenza delle necessarie autorizzazioni in ambito tecnico-amministrativo” e su terreni “di proprietà demaniale di pertinenza idraulica senza la preventiva acquisizione della concessione”.

Secondo il parere del segretario dell’Autorità, l’argine messo in opera dalla Sirecc, la società di Imola (Bologna) che ha realizzato i lavori, “presenta criticità funzionali sia dal punto di vista idraulico che geotecnico”.

Tutte osservazioni frutto delle indagini effettuate da un ingegnere idraulico incaricato dalla stessa Autorità di bacino che hanno evidenziato come l’intera area in oggetto, in casi di eventi di piena eccezionali, come quello che si è verificata ieri, “non è nelle condizioni di sicurezza dal rischio di inondazione”.

Segnalazioni finite sulle scrivanie di politici e tecnici in ruoli di vertice della Regione che sono state in larga parte ignorate, fino all’ordinanza di sgombero del Megalò disposta dal sindaco Di Primio.

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