ROMA – Test con prelievo di sangue capillare, telemedicina, somministrazione dei vaccini e non solo. Sono le prestazioni che le farmacie in via sperimentale già possono erogare, in qualità di ‘Farmacie dei servizi’, ma che da oggi saranno garantite in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale in convenzione con il Servizio sanitario nazionale (Ssn).

A renderlo possibile è l’Accordo che aggiorna, dopo ben 26 anni, la normativa che regola il rapporto tra le farmacie e il Ssn, firmato ieri dalla Conferenza Stato-Regioni.

Ma sul documento si è immediatamente scatenata la polemica, con medici e biologi che contestano la possibilità di effettuare esami clinici in farmacia, a partire dai prelievi di sangue, sottolineandone la non piena attendibilità e paventando un calo della qualità del servizio per i cittadini.

L’accordo – che riguarda circa 19mila farmacie private e 1.700 pubbliche – è stato definito un grande passo avanti dal presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, per il quale l’obiettivo è garantire una maggiore accessibilità ai servizi nei territori.

La Convenzione, infatti, regola non solo le modalità di erogazione dei farmaci, la disponibilità dei farmaci essenziali, gli orari di apertura delle farmacie, ma anche tutti i servizi, dai test con prelievo di sangue capillare alle prestazioni di telemedicina, alla somministrazione dei vaccini. Grazie alla nuova Convenzione, inoltre, i servizi in farmacia saranno erogati e disciplinati in maniera uniforme, anche utilizzando locali esterni, per consentire ai cittadini un accesso equo sull’intero territorio.

Un passo importante perché “si rafforza l’assistenza di prossimità”, secondo il presidente di Federfarma Marco Cossolo, che giudica “ingiustificata” la reazione di alcune sigle del settore sanitario. E per Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (Fofi), si riconosce così la centralità dei farmacisti. Ma la polemica è immediata e riguarda, in primis, la possibilità di effettuare in farmacia gli esami del sangue, anche se la Fofi ha precisato che la Federazione sta lavorando alla predisposizione di linee guida per l’esecuzione dei test ematico capillari. Non è questa una garanzia sufficiente, affermano i biologi, che si dicono “pronti alle barricate”.

Il punto, spiega Vincenzo D’Anna, presidente della Federazione Ordini Biologi (Fnob), è che “siamo allibiti di fronte alla possibilità che i farmacisti possano firmare referti di esami di prima istanza, suggerendo che le attrezzature in farmacia sarebbero simili a quelle nei laboratori di analisi. Non esiste alcuna norma che consenta ai farmacisti di firmare referti diagnostici”.

Non solo: in farmacia si possono fare esami su sangue capillare (dal polpastrello) ma non su sangue venoso, ma ai fini della diagnosi “la differenza tra esami su sangue venoso e capillare è molto significativa”, avverte D’Anna.

Sulla stessa linea Gennaro Lamberti, presidente di Federlab Italia. Si tratta, afferma, di “garantire al paziente la correttezza e l’assoluta affidabilità di un processo diagnostico che ha regole precise”.

Ad esprimere “forte preoccupazione” è anche il maggiore sindacato dei medici ospedalieri, l’Anaao Assomed.

Secondo il segretario, Pierino Di Silverio, “l’accordo compromette la tutela della qualità e l’attendibilità dei servizi, cui si aggiunge la grave invasione di competenze di medici e altri professionisti”.

“Non possiamo accettare – spiega – che la refertazione degli esami venga delegata al farmacista per gli esami eseguiti in farmacia su sangue capillare senza prevedere il rispetto di tutti i requisiti previsti per i servizi di medicina di laboratorio accreditati”. Altro aspetto sono, poi, le possibili ricadute medico-legali.

“Inaccettabile”, rileva, è pure il presupposto che “gli esami eseguiti con apparecchiature semplificate siano in grado di garantire il minimo obbligatorio livello di qualità che è ovviamente garantito dalle strutture di laboratorio”.

Infine, precisa Di Silverio, “va chiarito che queste misure non rappresentano in alcun modo un antidoto alle liste d’attesa, fenomeno che non riguarda la diagnostica di laboratorio dove l’offerta è adeguata e distribuita sul territorio”.